Massimo Ranieri

“QUI E ADESSO” C’E’ SEMPRE MASSIMO RANIERI

Diciassette brani, di cui cinque inediti e dodici riletture di alcuni pezzi della primissima ora. “Qui e adesso” è il nuovo album di Massimo Ranieri, un lavoro in cui passato e presente del performer napoletano si incontrano a metà strada tra canzone popolare e canzone d’autore.
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Diciassette brani, di cui cinque inediti e dodici riletture di alcuni pezzi della primissima ora. “Qui e adesso” è il nuovo album di Massimo Ranieri, un lavoro in cui passato e presente del performer napoletano si incontrano a metà strada tra canzone popolare e canzone d’autore.

E’ uscito lo scorso 27 novembre “Qui e adesso”, il nuovo atteso lavoro discografico di Massimo Ranieri, un progetto che nasce dalla collaborazione e dall’amicizia con Gino Vannelli, cantante e compositore canadese di fama internazionale.

L’obiettivo era quello di mettere insieme brani vecchi e nuovi, rendendo onore ad alcuni pezzi rilasciati negli anni ’70 non particolarmente premiati dal tempo. Tasselli considerati minori del suo repertorio, meno conosciuti rispetto ai suoi cavalli di battaglia.

«Sono tutte canzoni che ho amato, per questo ho voluto riproporle con una nuova pennellata artistica, diciamo che non mi sento più in colpa nei loro confronti» racconta l’artista nel corso della conferenza stampa, facendo riferimento a “Quando l’amore diventa poesia”, “Via del Conservatorio”, “Ti Ruberei” e “Per una donna”.

Tra gli inediti, invece, spicca un brano composto da Charles Aznavour: «Lo considero un maestro, mi sono sempre ispirato a lui. L’ultima volta che l’ho incontrato eravamo a casa sua, mi fece sentire questa canzone e me la regalò. La diedi al mio amico Gianni Togni, che ne scrisse il testo in italiano».

Oltre a “Quando il sogno diventa inutile”, questo il titolo del pezzo, tra i nuovi brani troviamo anche “Siamo uguali”, “Un tango per me”, “La casa di mille piani” e “Una favola d’amore”, oltre all’intensa “Mia ragione” presentata sul palco dell’Ariston di Sanremo in qualità di ospite lo scorso febbraio.

A proposito del Festival, dichiara: «Lascio che siano i giovani a prendere parte alla gara, magari un giorno potrei tornarci in altre vesti. Come direttore artistico o conduttore non mi dispiacerebbe, anche se sicuramente mi verrebbe più facile presentarlo che organizzarlo».

Parlando dell’attuale scena artistica italiana, precisa: «Musicalmente sono molto curioso. Ascolto e amo i rapper e i trapper, anche se raccontano l’amore in maniera diversa rispetto a come facevamo noi, proprio perchè vivevamo in un mondo diverso. La rabbia e la disperazione dei testi di oggi mi fanno sentire molto vicino a questi ragazzi. I giovani esprimono i sentimenti in questa maniera, perchè il momento che stiamo vivendo è questo, lo era anche prima del Covid. Mi fa molto male sentire questo dolore, ma provo per loro grande ammirazione».

Tra i nomi tirati in causa, non può mancare Tiziano Ferro: «Lo considero un fratellino, è incredibile quello che sente per me. Più volte ha dichiarato di aver scelto di fare questo mestiere dopo avermi visto cantare “Perdere l’amore” a Sanremo. Tra i ragazzi che mi piacciono, mi vengono in mente anche Mahmood, Irama, Achille Lauro e Ghali. Artisti che sanno trattare le tematiche con grande coscienza».

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