PEPPE SOKS: “LA MUSICA CAMPANA E’ SEMPRE STATA UN PASSO AVANTI”

Intervista al rapper campano Peppe Soks, alla sua seconda prova discografica con l’album Stella del sud, contenente quattordici tracce impreziosite dalle collaborazioni con Geolier, Boro Boro, Lele Blade, Franco Ricciardi, Skinny, Alfa, Rémy e Vaz Tè.

Qualche anno fa Caparezza cantava che il secondo album è sempre il più difficile, lo è stato anche per te?

«Sicuramente sì, specialmente perchè il mio primo disco mi ha dato tante soddisfazioni. L’obiettivo era quello di superare la soglia di gratificazioni di “Riparto da me”, pubblicato ormai circa un anno e mezzo fa».

Nel disco sono presenti diversi featuring, quali sono i punti di contatto tra te e ciascun ospite presente in scaletta?

«Guarda, con tutti gli ospiti presenti nell’album c’è prima di tutto un rapporto di amicizia, chi più chi meno, ci conoscevamo già in precedenza. Sono stati tutti molto disponibili, hanno partecipato a questo progetto con grande entusiasmo. Sono onorato e orgoglioso di averli avuti con me».

Durante l’ascolto viene fuori tutta la tua anima partenopea, quali sono le caratteristiche che ti rendono più orgoglioso della tua terra?

«In primis il dialetto, perchè mi piace e lo utilizzo molto nelle canzoni. Soprattutto nei pezzi d’amore credo che sia molto più carnale parlare in napoletano, anche a livello musicale si sposa benissimo con il francese per esempio, le assonanze sono molto più melodiche. Sono innamorato della Campania e di tutto il sud Italia».

La scena rap campana, negli ultimi anni, si è distinta parecchio per quanto riguarda l’hip hop, il rap. Quale pensi siano i motivi dell’ascesa di questa nuova wave?

«In realtà, a livello musicale, la Campania è sempre stata un po’ più avanti rispetto agli altri, basti pensare ai grandi artisti napoletani del passato, hanno fatto la storia e sono famosi in tutto il mondo. Per quanto riguarda l’hip hop, i Co’Sang, Clementino e Rocco Hunt sono artisti che, già da prima del fenomeno della trap, si erano imposti sulla scena rap italiana. Forse, il segreto è che noi giovani ci siamo uniti e abbiamo spinto al massimo nella stessa direzione per affermare la nostra arte».

In conclusione, considerando il nostro hashtag #WeLoveMusic, cosa ti spinge ad amare la musica? Ci sono motivazioni razionali che ti portano a fare del tuo mestiere in primis una grande passione?

«Faccio musica da quando sono molto piccolo, di conseguenza non mi ha mai abbandonato. Nei momenti più brutti è sempre rimasta al mio fianco, mi sono sempre sfogato con la musica e, specialmente negli ultimi anni, mi sta regalando molte soddisfazioni. Quando mi chiudo in studio a registrare un brano, tutto il mondo all’esterno scompare, per cui lo vivo come un rifugio. Anche ascoltare musica mi tiene compagnia e mi distrae da altre cose».

Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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