TIROMANCINO: “TUTTI ABBIAMO AVUTO BISOGNO DI CEROTTI”

Il periodo pandemico ha diviso la categoria degli artisti in tre , quelli sconsolati e inermi di fronte a tutto quello che stava accadendo , quelli che hanno osservato , e quelli che si sono buttati ancor di più nel lavoro. Federico Zampaglione , leader dei Tiromancino è tra questi. Già tra la fine del 2019 e gli inizi del 2020 stava lavorando al nuovo album , con i provini che poi hanno portato alla luce “Finché ti Va”.

Federico, hai detto che questa è una canzone <<stropicciata e senza filtri>>, figlia di notti insonni e cuori graffiati. Quali sono questi cuori graffiati che toccherà in modo particolare?

Cerotti racconta una storia al capolinea e quei momenti prima del grande distacco , un’ultima notte prima di una chiusura sofferta. E’ un pezzo che ti fa pensare a questo tipo di situazioni, io per fortuna in questo momento sono felice sentimentalmente però mi rendo conto che se mi arrivasse un pezzo così e magari mi hanno appena lasciato sicuramente mi prenderebbe un colpo. Detto questo c’è questa frase che parla dei cerotti sull’anima e anche se il pezzo è stato scritto molto prima del Lockdown ovviamente quando arriva la sera, quando arriva la notte in questo periodo si sente molto la solitudine perché siamo portati a rimanere isolati da tutto e questo sicuramente non aiuta l’anima a volare libera, è tutta un po’ incerottata, poverina in questo momento la nostra anima.

Com’è nata l’idea di lavorare a quattro mani con Gazzelle?

L’ho seguito dagli esordi dicendo <<questo ragazzo scrive delle grandi canzoni>> perché riesce ad emozionare e ad essere malinconico, arriva. Poi una sera ci siamo incontrati ad un concerto dove ci sono tanti nomi e abbiamo parlato dicendoci “sarebbe figo fare qualcosa insieme”. Qualche tempo dopo ci siamo scritti su whatsapp e ho detto “Ci vediamo e buttiamo giù qualcosa?” e da li è nata Cerotti.

Tu sei uno dei padri fondatori della musica indie e gli attestati di stima da parte del cantautorato romano sono arrivati da più parti. C’è qualche caratteristica di Gazzelle in cui ti rivedi?

Si, nel senso che come lui anche io ho sempre puntato su una sorta di malinconia che mi porto dietro che non necessariamente significa che tu debba essere una persona malinconica ventiquattro ore al giorno. La malinconia è un qualcosa che arriva, in certi momenti ti percorre, e su quella corda io ho sempre scritto tanto, ho scritto molto più sulla corda malinconica che sulla corda allegra, per dire, e quel Gazzelle anche lui è alla fine un artista abbastanza malinconico.

Nonostante il mondo musicale corra verso una fruizione dei brani e di alcuni artisti usa e getta, tu nell’arco della tua carriera hai sempre portavo avanti il tuo credo musicale. Consapevolezza dei propri mezzi o pigrizia nel cercare quello che era più di moda in quel momento?

No, passione verso la musica e quindi tutte le volte che mi capitava di ascoltare, registrare e fare canzoni che magari potevano avere anche un appeal immediato, risentendole erano diversi i dubbi nel farle uscire perché non avrebbero dato nulla lasciando poco. Mii è capitato di avere dei pezzi un po’ più facili che facevi sentire ad amici e a poche persone, li cantavano subito però non mi ci riconoscevo e li ho sempre rigorosamente cestinati . Se un brano non mi rappresenta totalmente non ha senso che esca.

Con Jason Rooney alla produzione del tuo nuovo album. In cosa pensi ti abbia aiutato e cosa pensi di averli insegnato?

Diciamo che c’è stato da subito un bellissimo scambio, ci siamo trovati. Lui in realtà è un milanese napoletano, milanese con il cuore un po’ con quel tipo di approccio romantico quasi da napoletano e quindi ricerca anche lui molto la cosa emozionale che per me è fondamentale 

Sei in montaggi del tuo film “ Morrison” Il film è tratto dal libro scritto insieme a Giacomo Gensini nel 2017 Dove tutto è a metà e Cerotti farà parte della colonna sonora. Questa scelta è avvenuta a brano concluso o mentre lo scrivevi pensavi già di inserirlo nel film?

Quando il pezzo è nato già esisteva la sceneggiatura di Morrison e c’era tutta una sequenza di immagini di carattere un po’ notturno, era più che altro un momento un po’ emotivo per tutti i personaggi, e li mi son detto “secondo me in questo contesto il pezzo ci sta benissimo” , ed è stato cosi .

Molto spesso sei a Milano, cosa ti piace di Milano ?

Quello che mi piace di Milano è che c’è nell’aria una grande voglia di fare e questo si respira, Roma è molto pigrona, è molto impigrita, e la gente sembra che faccia fatica a fare tutto in questo periodo. Il milanese è sempre più pronto ad andare a fare, a buttarsi ecco questa è una cosa bella perché soprattuto da un punto di vista creativo ovviamente c’è più fermento nell’aria. 

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