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SERYO: “VORREI DISTURBARE L’ASCOLTATORE, INNESCARE UNA REAZIONE”

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A tu per tu con Seryo, cantautore catanese in uscita con l’album “Nessun titolo”, disponibile per Apollo Records dallo scorso 22 gennaio. Una dichiarazione di intenti, a cominciare dalla scelta del titolo. Un lavoro che mette in evidenza uno stile ben a fuoco, un’identità chiara e molto convincente.

Hai scelto di chiamare il disco “Nessun titolo” per lasciare libera interpretazione all’ascoltatore?

«Esattamente, non ho voluto chiudere l’album all’interno di nessun cerchio di genere, non ho voluto attribuirgli alcun paletto. Dare un titolo oggi, spesso e volentieri, viene visto come un voler intraprendere una strada precisa, con poche vie d’uscita e pochissima possibilità di sperimentazione. Ho preferito lasciare l’ascoltatore libero di dare una propria visione».

Un disco che mette in evidenza uno stile ben a fuoco, un’identità chiara e molto convincente. Ci racconti i principali passaggi del processo creativo?

«Fondamentalmente sono partito da me, dalla voglia di voler comunicare e raccontare la mia vita attraverso la musica. Alla fine siamo tutti uguali, anche se in campi e in aspetti diversi, viviamo tantissime esperienze che ci cambiano, simili. Parlarne aiuta a rispondere a grida d’aiuto che, alle volte, sono difficili da pronunciare, ma che vale la pena di ascoltare».

Quali sono le caratteristiche e gli elementi che ti rendono più orgoglioso di questo lavoro?

«Uno degli elementi è il concetto di libertà, non solo dal punto di vista linguistico, ma anche la possibilità di arrangiare e condire il tutto dando importanza ad ogni piccolo suono. Essere riuscito a lavorare con cura a questo album, mi ha davvero gratificato».

A cosa si deve la scelta del tuo nome d’arte?

«Seryo è l’unione di due macro concetti, uno è la voglia di serietà e di lanciare messaggi veri, reali e utili nei confronti dell’ascoltatore, che possono stimolare una reazione. Poi c’è la lettera “y” che visivamente va a collegarsi al concetto di “servo”, perchè in effetti è come se fossi un servo della musica, un mezzo per arrivare e comunicare a più persone».

Nel 2019, prima ancora di adottare il tuo attuale pseudonimo, hai partecipato alla tredicesima edizione X Factor. Analizzandola oggi, che esperienza ha rappresentato per te? 

«Sicuramente un’esperienza forte perchè il talent è sia vetrina che tritacarne, partecipando a questo genere di format ti fai veramente le ossa. Credo che sia stata una bellissima gavetta, anche X Factor ha indubbiamente contribuito alla nascita di Seryo».

In un momento particolare come questo, quali riflessioni ti piacerebbe riuscire a trasmettere a chi ascolterà questo tuo album?

«Quello che vorrei è riuscire a disturbare l’ascoltatore, nel senso più punk del termine. Insomma, vorrei suscitare qualcosa, che sia positivo o negativo, l’importante è innescare una reazione in chi ascolta, per liberare cuore, mente e immergersi all’interno di sé stessi».

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