Mario Biondi

MARIO BIONDI: “ACCORGIAMOCI DI CIO’ CHE ABBIAMO”

19 Condivisioni
19
0
0

Cinquanta, appena compiuti, e non sentirli. Sono gli anni di Mario Biondi, che proprio allo scadere del mezzo secolo torna alla ribalta con il nuovo album Dare

Mario Biondi Dare

Un titolo che può avere una duplice interpretazione?

«Esattamente. Ho trovato una grande sincronia tra le due parole, dall’inglese all’italiano. “Dare” è un atto di grande curiosità, coraggio e forza. Di conseguenza, si rischia di osare tanto per dare».

Un regalo, uno sfizio, un lusso che ti sei voluto concedere per festeggiare questi tuoi cinquant’anni?

«Assolutamente sì. La verità è che il disco sarebbe dovuto uscire lo scorso anno, ma il 2020 ci ha messo tutti a dura prova, così ho preferito coronare l’uscita di questo lavoro con il mio mezzo secolo».

I compleanni e le cifre tonde chiamano inevitabilmente la classica domanda sui bilanci…

«Faccio spesso bilanci, sono tendenzialmente molto autocritico, forse il peggiore detrattore di me stesso. Questo ultimo anno è stato sabbatico e riflessivo un po’ per tutti, personalmente mi ha dato l’occasione di misurarmi molto di più con i componenti della mia famiglia. Sicuramente il bilancio è positivo, malgrado io mi accorga che il dare tanto rappresenti un grande dispendio, ma fa parte della mia politica di vita».

La prosecuzione ideale di un disco è sempre la dimensione live. Covid permettendo, sono in programma due date di presentazione a Roma e Milano il prossimo marzo. Con quale spirito stai vivendo questa astinenza dai live?

«Non mi è mai capitato in trentacinque anni uno stop così lungo, ho lavorato e suonato un po’ ovunque, ma non mi sono mai fermato per più di una settimana. Di questa situazione ho cercato di farne di necessità virtù, come si suol dire, imparando e mettendo in pratica altre cose. Mi sono dedicato totalmente a questo progetto, per cercare di dare del mio meglio».

Mario Biondi Dare

Appartieni anche tu alla scuola di pensiero di chi sostiene che non si sia fatto abbastanza per tutelare i lavoratori dello spettacolo, le cosiddette maestranze?

«Credo che di critiche ne siano state mosse così tante che, qualsiasi cosa io possa dire in questo momento, potrebbe essere solo una ripetizione. Sono dispiaciuto per la nostra categoria, in modo particolare per l’indotto, per chi ha passato difficoltà nell’ultimo anno. Però, devo riportare che qualcosa è stato fatto. Sì, è vero, non abbiamo lavorato, ma in molti hanno ricevuto denaro, alimenti, anche dalla SIAE e dal NUOVO IMAIE. Non capisco perchè tendiamo sempre a lamentarci, questa cosa non fa bene».

Secondo te, quale potrebbe essere la soluzione?

«Facciamo quello che possiamo, diamoci da fare in maniera diversa. Poi, ovviamente, quando c’è bisogno di aiuto alziamo la mano e chiediamo sostegno a chi ci è vicino, ma non con la pretesa di ricevere, oppure lamentandosi di continuo. Dai periodi difficili possono nascere grandi forze, grandi propensioni, grandi ispirazioni. Provenendo dal nulla, essendo partito da zero, conosco le difficoltà e capisco bene quanto possa essere duro arrivare a fine mese, ma cerchiamo di osservare sempre il bicchiere mezzo pieno. Non voglio entrare nella mentalità del “guarda chi sta peggio di te”, però… ogni tanto, accorgiamoci di ciò che abbiamo».

Ma la stiamo imparando qualcosa da questa situazione così estrema oppure no?

«Trovo molte differenze nell’approccio delle persone, noto che c’è molta più gentilezza tra di noi, molta più propensione all’accoglienza rispetto a prima. Questa è una cosa bellissima, che dobbiamo coltivare, perchè è fondamentale accogliere le persone attorno a noi. Non dobbiamo vivere con la paura perenne di essere fregati dagli altri e dal prossimo, anche se questo è molto tipico della razza umana. Cerchiamo sempre di demolire quello che abbiamo intorno, piuttosto che entrare in armonia con ciò che ci circonda. Vedo un grande cambiamento da questo punto di vista, le persone si stanno unendo, soprattutto quelle con dei propositi sani di sviluppo sociale».

Ti potrebbe anche piacere