ERMAL META: “HO SCRITTO PENSANDO DI ESSERE IN PLATEA”

Con un nuovo album in arrivo e una ballad, Ermal Meta è pronto a tornare sul palco dell’Ariston. La sua “UN MILIONE DI COSE DA DIRTI” non ha nulla da perdere, consapevole com’è Meta, vincitore tre anni fa in coppia con Fabrizio Moro, di far parte di un’edizione che rimarrà nella storia.

Come definiresti il percorso che ti ha portato da “Non mi avete fatto niente” a “Un milione di cose da dirti”? 

“Che bel domandone Stefano, partiamo subito con bomba, è stato un percorso abbastanza complicato se vogliamo perché dopo “non abbiamo armi”, il disco che conteneva “Non mi avete fatto niente” sono successe cose molto belle, c’è stato un bel tour e ad un certo punto sono entrato in una sorta di pausa meditativa. Poi alla fine del 2019 ho ripreso a scrivere, avevo una grandissima voglia, avevo appena terminato lo studio nuovo ed è arrivato il lockdown. Quella pausa si è tramutata in paralisi perché non riuscivo a scrivere, l’unica canzone che ho scritto è stata “Nina e Sara”. Mi sono reso conto che tutto quello che stavo scrivendo era tutto quello che avrei voluto in quel momento, la libertà. Le canzoni le ho scritte pensando di essere in platea e non sul palco, è la prima volta che mi accade perché in genere quando scrivo un pezzo immagino subito di cantarlo dal vivo. L’unica voglia che avevo era di lasciare andare un’energia che mi arrivava da qualcun altro. E’ stato un percorso abbastanza complicato, non riuscivo tanto bene ad inquadrare quello che stessi facendo in quel momento, poi però ho capito di volermi mettere dalla parte di chi guarda e di chi ne gode.”

Com’è presentarsi a Sanremo per la prima volta con una ballad? Non è complicato portare un brano così emozionante, senza pubblico? 

“Ma sinceramente no, certo la presenza del pubblico ti aiuta però non ci pensi nemmeno alla fine perché è giusto che sia così. Credo sia molto più complicato fare una canzone energica in assenza di pubblico perché quando trasmetti energia di un certo tipo, dalla sala ti ritorna. Anche una cassa dritta e le mani che battono a tempo… è come dire “su le mani” e davanti non c’è nessuno, invece con una ballad tu non lo puoi fare capito.”

Hai dichiarato che tutte le persone intorno a te ti hanno sconsigliato di portare la cover “Caruso” di Lucio Dalla. Tu l’hai scelta per superare i tuoi limiti. Quali sono?

“Ma guarda un limite in questo caso specifico è che “Caruso” è una canzone enorme, è una canzone untouchable. Ho un pò di paura ma è normale vado a cantare “Caruso” che è un brano devastante, a parte che il testo è di una bellezza… tu pensa che la prima volta che l’ho letto, tanti anni fa, la canzone non la conoscevo per un motivo che adesso non ricordo. Mi trovai a leggerne il testo e mi commossi… dissi – “Ma che cos’è questo capolavoro, voglio sentirne la musica”. Stranamente ho letto prima il testo e poi ho sentito la canzone… ne sono rimasto stravolto e ho pensato che a questo giro l’avrei cantata. Poi devo dire che il maestro Calvetti ha fatto un bellissimo arrangiamento.”

Il nuovo album è stato concepito mettendoti nei panni di chi ti ascolta live dalla platea, mentre ha il piacere di cantare insieme a te le tue canzoni. Dal punto di vista strumentale invece, quali strumenti ti hanno ispirato di più?

A questo giro ho usato in un paio di pezzi il banjo, perché soprattutto in alcune parti arpeggiate riesce a venirne fuori in modo particolare, c’è stato l’utilizzo theremin in un paio di canzoni e poi la cosa bella, al di là dello strumento in se, è che abbiamo registrato le batterie su nastro invece di registrarle in digitale e devo dire che c’è una differenza veramente bella. Non su tutte le canzoni ma su gran parte le batterie le abbiamo registrate su nastro e penso che il prossimo disco lo farò tutto così, perché è veramente un altro film. C’è una differenza davvero incredibile.”

A Sanremo porterai una canzone d’amore, ma nel resto dell’album “Tribù Urbana” parli di storie nascoste, di fotografie, come “Gli invisibili” (ispirata ad un homeless che hai conosciuto a New York) o “Nina e Sara” (ispirata ad una tua ex fidanzata che poi si è rivelata essere gay). Perchè “Un milione di cose da dirti” è stata inserita in questo album? Perchè è la canzone d’amore proprio di “Tribù urbana”?

“È una canzone d’amore all’interno di questo quadro che è “Tribù Urbana”. C’è sempre spazio per l’amore… assolutamente, c’è e ci deve essere… altrimenti diventiamo degli automi. Alla fine è l’unica cosa che ci salva probabilmente, quindi non può mancare quello spazio.”

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