GAUDIANO: “HO DECISO DI TORNARE A VOLERMI BENE”

Non si è lasciato sopraffare dalle emozioni Gaudiano, ma le ha vissute intensamente fino in fondo. E’ lui il vincitore della categoria Nuove Proposte di Sanremo 2021, un sogno che parte da molto lontano e che passa anche da Milano

Cosa ti sta passando per la testa e per lo stomaco?

«Tutto scorre velocemente, molto in fretta ed è un bel tumulto al quale mi dovevo trovare pronto, non solo artisticamente ma anche umanamente. Mi sto lasciando trasportare dalla corrente, appena recupererò un po’ le forze mi metterò a lavorare a nuove canzoni, a tutto quello che verrà in futuro. E’ importante mantenere alta la guardia, restare sul pezzo e lavorare affinché, una volta spenti i riflettori di Sanremo, resti sotto una bella sostanza, qualcosa da poter offrire alle persone che hanno creduto in me in questa settimana, per confermare il loro apprezzamento».

Dove desideri che ti porti questa corrente?

«A stare bene con me stesso, a mettere ulteriormente a fuoco la mia identità, per ottener più serenità sotto tutti i punti di vista, affinché la musica resti la mia vita e il mio lavoro. Tutto questo cercando di mantenere un approccio sempre fresco e genuino con l’arte».

Hai più volte definito “Polvere da sparo” la canzone che non avresti mai voluto scrivere. Un brano pieno di contrasti, che parla di dolore ma anche di rinascita…

«Sì, del dualismo che c’è da sempre tra Eros e Thanatos, un quadro che può essere letto in vari modi. Sono state tantissime le persone che si sono ritrovate in modi differenti nel mio messaggio, perchè “Polvere da sparo” è una canzone che conforta e questo per me è un grandissimo risultato. Essere riuscito a trovare una chiave per parlare in maniera diretta, senza retorica, di un argomento che non è facile da digerire e che può rappresentare per molti aspetti un tabù. Non è semplice destreggiarsi nelle sfumature di un tema come questo ma, il contrasto di cui facevi riferimento, è frutto di un’importante consapevolezza, l’eredità più importante che mi ha lasciato mio padre. La felicità e la serenità prescindono dai successi e da un bel momento come questo, bisogna cercare di tenere sempre la testa alta».

Contrasti che si avvicinano molto anche al momento che stiamo vivendo, perchè la situazione pandemica non ti ha concesso di festeggiare come avresti voluto, no?

«E’ una situazione piuttosto singolare, ma affrontabile, perchè ti permette di godere del momento in maniera diversa, più a contatto con te stesso. Di solito siamo abituati a scaricare il peso di ciò che ci capita sugli altri, come valvola di sfogo. Questo periodo ci sta insegnando a vivere le cose belle in maniera più introspettiva, alzando l’asticella della nostra interiorità».

Hai sottolineato di aver legato parecchio anche con gli altri tre finalisti, la consideri una fortuna aver potuto condividere con loro un momento del genere?

«Assolutamente sì. Con Davide Shorty, Folcast e Wrongonyou siamo legatissimi, non so come sia potuto succedere, perchè parliamo di un genere di competizione che ti porta a scoprirti anche cattivo, egoista. Invece, nel nostro caso, questo non è capitato. Dipende dal momento, ma anche e soprattutto dalle persone. Ho trovato dei ragazzi buoni, sensibili e attenti a non ferire l’altro, questo non è da tutti. Noi della sezione Nuove Proposte siamo riusciti a dare un bell’esempio, soprattutto ai big un po’ più agguerriti. Sai, c’è un po’ di arroganza nell’ambito della discografia, si gioca a chi è il più forte e, forse, stiamo subendo troppo l’influenza dei vari rapper e trapper, magari presto assisteremo ai dissing anche tra cantanti di musica leggera (sorride, ndr). Alla fine, però, contano i rapporti umani, le cose più importanti e che restano al setaccio».

Le sonorità di “Polvere da sparo” sottolineano il tuo messaggio, senza appesantirlo. Pensi sia stato questo uno degli elementi di traino del pezzo?

«Non so se è stata la cosa fondamentale, forse in una canzone del genere arriva prima il testo, il contenuto, il significato. Sicuramente, però, la ritmica incalzante ha contribuito, questo è merito del lavoro fatto con Francesco Cataldo, oltre che dell’integrazione sinfonica ad opera del Maestro Valeriano Chiaravalle, che ha dato una bella spolverata di eleganza al risultato finale».

Nel brano canti “vorrei scappare a Milano”, una citazione che ti ha portato bene, no?

«Ho scritto il pezzo in un periodo di grande cambiamento personale, da quando è venuto a mancare mio padre mi sono concentrato tantissimo su me stesso. Ho perso tanti chili, riprendendo in mano le redini della mia vita, perchè per un periodo mi sono completamente annullato per lui, per la sua non autosufficienza. Così ho deciso di tornare a volermi bene, l’ho fatto per lui. Tutto questo grazie anche alla persona più importante della mia vita, che ho incontrato durante la realizzazione del musical “Once”, e che mi ha aiutato a ritrovare la parte fanciullesca che avevo dimenticato, probabilmente a causa di questi demoni che avevano cominciato a popolare la mia vita.

Un percorso che mi ha spinto a trasferirmi a Milano, la stessa città che ricordavo nelle passeggiate fatte con mio padre mentre lo accompagnavo a fare le sedute di radioterapia. Nonostante l’accostamento ad un momento così drammatico, non riesco a fare a meno di amare Milano, forse perchè come estetica è molto incline alla mia anima. Mi ritengo un meteoropatico al contrario, essendo nato d’inverno adoro le giornate grigie, il freddo e la nebbia. Milano, con il suo vento fra i tram che passano e il suo clima rigido, mi ha permesso di congelare le sensazioni più brutte e concentrarmi su me stesso. Oggi, se sono felice, lo devo a questo tipo di percorso».

Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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