RANDOM: “VIVO LA MUSICA CON SPENSIERATEZZA E LIBERTÀ”

Reduce dalla settimana sanremese, abbiamo incontrato Emanuele Caso, in arte Random, per parlare dell’esperienza appena conclusa e del brano Torno a te che ha scelto di portare in gara

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“Torno a te” racconta la tua prima storia d’amore, che ricordo conservi?

«Tanti momenti belli, perchè con questa persona c’è stato tutto, dal primo bacio alla prima volta. Però, ricordo anche una grande amarezza che oramai non c’è più, perchè è passato tanto tempo e il sentimento si è spento del tutto. Io sono stato tradito, una cosa che non auguro a nessuno, soprattutto alla prima esperienza, ma senza questo episodio io non sarei qui. La vita è fatta di alti e bassi, bisogna saper prendere il buono da tutte le situazioni».

Quindi, in sostanza, la tua è una canzone da ascoltare abbracciando l’attuale fidanzata o ripensando alla propria ex?

«Direi ricordando la propria ex. Sarebbe perfetto il momento in cui la storia sta per finire, ma non è ancora chiara la situazione. Tipo “ci stiamo lasciando ma ancora ti amo”. Ecco, un po’ quella fase lì, in cui non sai se andrà avanti o meno».

Secondo te, qual è la più bella canzone d’amore che sia mai stata scritta? 

«”A te” di Jovanotti, perchè racconta dell’amore più puro e incondizionato che esista sulla faccia della terra, quello per la propria compagna e la propria famiglia. Perchè le persone vuoi o non vuoi ti deludono, la fortuna sta nel trovare onestà nel proprio partner».

Hai mai dedicato una canzone d’amore?

«Assolutamente sì, ho dedicato un pezzo di Rocco Hunt che si intitolata “Tutto resta”, alla mia prima e unica ragazza. Anche brani miei in realtà, come “Ritornerai” e “Ritornerai 2”, ma tanti altri che non sono ancora usciti e magari in futuro usciranno, ma sotto copertura, perchè non voglio darle la soddisfazione di pensarci ancora, ecco (sorride, ndr)».

Il cast di Sanremo si è diviso in due fazioni, chi ha dichiarato di aver patito l’assenza del pubblico in sala e chi ha raccontato di essersi sentito a proprio agio, forse anche più tranquillo. Tu da che parte ti collochi?

«Nella seconda parte, mi sono sentito molto a mio agio, potevo concentrarmi sull’esibizione, chiudere gli occhi e non pensare a niente, se non alla performance. Comunque sia non si è trattato di un concerto, abbiamo cantato per soli tre minuti. Poi, diciamoci la verità, quello di Sanremo non è il classico pubblico dei sogni per un giovane come me, troppe teste coronate (sorride, ndr)».

In questi mesi hai preso di lezioni di canto, consiglieresti anche ai tuoi coetanei di perfezionare la tecnica oppure, al giorno d’oggi, pensi che questo aspetto non sia più così importante?

«No no, è assolutamente fondamentale, almeno se si vuole cantare nella vita. Se vuoi eccellere devi studiare, punto. Chi sostiene il contrario non lo capisco, a me personalmente è servito moltissimo. Non avrei mai potuto cantare un pezzo come “Torno a te” se non avessi studiato con la mia vocal coach, una persona straordinaria che mi ha fatto amare ancora di più questo lavoro. Oltre all’impostazione vocale, mi ha aiutato molto nella postura, nel capire cosa comunicare e, soprattutto, a vedere la mia voce e decidere dove farla andare».

Adesso che hai indossato gli abiti eleganti da cantautore, hai intenzione di alternarli in futuro anche con l’abbigliamento un po’ più casual da rapper?

«Sì, sono uno che varia molto, è bello che le due cose si incontrino secondo me. Con “Torno a te” ho indossato i panni del cantautore, mentre nella cover di “Ragazzo fortunato” ho mostrato un altro lato di me. E’ proprio così che mi piace vivere la musica, con spensieratezza e libertà».

In meno di due anni la tua vita è completamente cambiata, hai mai avvertito la sensazione di aver bruciato in qualche modo le tappe o comunque il timore che qualcosa ti possa sfuggire di mano da un momento all’altro? 

«L’ho avuta all’inizio, quando siamo passati da zero a cento nel giro di pochissimo tempo. Con “Chiasso” abbiamo fatto un baccano incredibile, non ero da solo, perchè nello stesso momento anche il mio manager stava entrando in quel mondo, quindi è stata una sorpresa per tutti noi. Però, ti giuro, non ho pensato neanche per un attimo che potesse finire presto questa cosa, magari altri sì, ma non io. E’ tanto tempo che mi do da fare per realizzare questo mio sogno. Bruciare le tappe può essere un’arma a doppio taglio, l’importante è restare con i piedi per terra e non montarsi mai la testa».

So che sei molto credente, in questo la fede ti ha aiutato a mantenere un certo equilibrio?

«Prego quotidianamente, a Sanremo l’ho fatto anche due volte al giorno, perchè mi aiuta tantissimo a rimanere concentrato, a ricordarmi chi sono e dove voglio arrivare. Il mio obiettivo è provare a salvare giovani che come me, a volte, si sentono persi e non trovano uno scopo nella loro vita, buttandosi di conseguenza in strade e scelte sbagliate. Anche io stavo per perdermi, Dio mi ha preso in tempo, attraverso la musica mi ha dato la forza di lasciar perdere tutto quello che non mi faceva bene, responsabilizzandomi tanto».

Pensi di aver raggiunto il giusto compromesso tra chi sei e chi vorresti essere?

«Assolutamente sì, sono soddisfatto di quello che sto facendo, però, essendo molto ambizioso non mi accontento di certo. E’ bello apprezzare ciò che abbiamo, ma voglio comunque puntare in alto, sento di poterlo fare, di avere della musica forte in cantiere e di poter contribuire a cambiare ulteriormente le regole».

© foto di Antonio Ragni

Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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