LA RAPPRESENTANTE DI LISTA: “OGNUNO HA IL SUO INFINITO”

Loro si definiscono una “queer pop band” ma anche un “collettivo artistico”. Sono nati nel 2011 e dieci anni dopo hanno portato la loro musica sul palco del Festival di Sanremo. La Rappresentante di Lista presenta il suo nuovo album dal titolo “MY MAMMA”.

Finalmente La Rappresentante di Lista! Ragazzi come vi sentite e che sensazioni avete dopo questo Sanremo?

Veronica: <<Guarda ci sono delle cose che ancora devo capire, perché mi sento dentro un vortice che ancora non mi ha mollato del tutto. Sai sei fuori da quella che è casa tua e poi sei sempre li concentrata a raccontare quest’esperienza. Siamo ancora elettrizzati.>>

Voi avete già partecipato al Festival lo scorso anno come ospiti in duetto con Rancore e Dardust. Quest’anno essere protagonisti tra i Big, in un’edizione cosi anomala, ha portato molta pressione?

Dario: <<Si assolutamente si, l’anno scorso era tutta un’altra storia ed era un Sanremo più vicino a quelli che ci avevano sempre raccontato. Poi quest’anno eravamo in prima linea con una canzone scritta da noi e con un disco che sarebbe uscito di li a breve. Nella scorsa edizione abbiamo ricevuto informazioni che poi abbiamo digerito attraverso il lavoro che abbiamo fatto in studio nel corso dell’anno. La cosa per noi più forte è avere avuto la possibilità di far ascoltare 10 anni di Rappresentante di Lista ad un pubblico più ampio.>>

Dietro ad “Amare”, vostro brano in gara al festival, c’è la produzione di un genio artistico come Dardust. Che cosa, il suo talento, ha dato in più al vostro pezzo?

Dario: <<Sicuramente ha permesso ad “Amare” di esplodere musicalmente.>>

Veronica: <<Ciò che ci ha regalato e che fa parte del suo modo di produrre, è questo lavorare alle canzoni come se fossero le scene di un film. Noi stavamo cercando questa esplosività e Dardust l’ha saputa tradurre al meglio. Poi come noi si è messo al servizio della canzone per capire come valorizzarla in un processo così naturale che ti fa capire la sua professionalità.>>

Il brano si chiama “Amare”. Quali sono per voi gli aspetti più interessanti dell’amore?

Dario: << E’ molto soggettiva come cosa nel senso che ognuno ha i suoi, in questa canzone ci siamo concentrati su un aspetto dell’amare che è la possibilità di affrontare le relazioni, i traumi e la voglia di riprendere tutto in mano in una certa maniera. L’amore più grande che c’è dentro “Amare” è quello verso se stessi.>>

Veronica: << Nel brano c’è la necessità di un movimento verso l’altro, della ricerca di una comunità, di una rappresentazione di noi stessi che si riconosce negli occhi degli altri. La necessità di essere capiti.

Tre aggettivi per descrivere il vostro Sanremo?

Dario: <<Colorato, visto gli outfit che abbiamo scelto, poi collettivo ed energico perché credo che l’energia sia davvero passata durante la nostra performance. Mettiamoci anche appassionato dai.>>

Andiamo sul vostro nuovo album adesso. Perché un titolo come “My Mamma”?

Veronica: << E’ un gioco che ci piace fare ed è il terzo disco dove il titolo è un pò in italiano e un pò in inglese. Per noi è più un fatto di suono che di significato o di lingua, poi mamma è una delle parole più famose che esistono. “My Mamma” è un titolo morbido, accogliente e rassicurante, noi creiamo come un cortocircuito dove ti sembra di aver capito bene ma in realtà forse c’è un dettaglio che non hai colto. Per risolvere il tranello devi ascoltare il disco o farti aiutare dalle parole che spenderemo noi per presentarlo. Ci sono sempre indovinelli nei nostri dischi.>>

Che mi dite della copertina di questo disco?

Dario: << La copertina l’ha realizzata un’artista palermitana, Manuela Di Pisa, e riprende l’opera “L’Origine del Mondo” di Courbet. Sintetizzava perfettamente quello di cui parlava il disco cioè che dentro ognuno di noi c’è un universo e quella vulva dalla quale si vede un cielo stellato rappresenta la diversità, e la possibilità di entrare dentro ciascuno di noi per esplorare quale infinito siamo.>>

Al centro dei vostri lavori ci sono sempre i temi della femminilità, il genere, il corpo e la passione. Come e perché li avete scelti? 

Veronica:<< C’è sicuramente una scelta dietro, che noi facciamo la mattina appena svegli. Diamo un colore alle nostre giornate, anche un atteggiamento con il quale affrontiamo la quotidianità.>>

Dario: <<Questi temi li abbiamo precisati piano piano col tempo durante il nostro percorso. Si crea un dialogo tra chi scrive e chi riceve le canzoni, e questo è ciò di cui volevamo parlare. Con “GoGo Diva” abbiamo messo a fuoco il tema della femminilità e delle relazioni approfondito sotto altri punti di vista. Sono tematiche che sentiamo profondamente necessarie, in “My Mamma” c’è anche quello dell’ambientalismo che abbiamo portato avanti per tutto l’anno e continueremo a farlo.>>

Vi siete rinominati “Queer Pop Band”, in inglese la parola “queer” significa strambi, trasversali. Vi sentite così anche voi?

Dario: << Ma più che altro la nostra musica, quando ci chiedevano che genere facessimo avevamo sempre difficoltà a rispondere. Amiamo la musica classica e l’opera lirica così come l’elettronica, il punk, il rock… e dentro la nostra musica ci sono influenze che vegono da tutti questi mondi. Abbiamo creato un nuovo genere prendendo spunto da quello sessuale, queer è un non definire il genere e ci interessa molto.>>

Qual’è il fil rouge che lega tutti i brani di questo disco?

Veronica:<< Allora da una parte siamo noi, con le nostre sonorità che via via, anche passando da un genere all’altro, in qualche modo si stanno definendo un pò come gusto, come stile e piccolo marchio di fabbrica che mettiamo qua e la tra le canzoni. Poi c’è il gusto per un lessico che si lega molto al corpo e alle sensazioni anche primordiali se vuoi, quelle di pancia e d’istinto. Avere anche delle parole con dei punti esclamativi alla fine, sono quasi dei motti, degli slogan. A volte invece ci sono dei punti interrogativi perché neanche noi sappiamo la soluzione, poi dei cori di questa comunità che grida insieme a noi la propria gioia, il proprio sconforto o il dolore.>>

Dario: << Musicalmente credo che anche in questo disco abbiamo optato per costruire dei mondi sonori attorno alle canzoni, la musica è quasi una scenografia, un’architettura intorno alle parole.>>

Il brano che avete realizzato con più fatica?

Dario: << Sicuramente “Alieno”, un brano che ha attraversato mille fasi però una volta concluso ne siamo rimasti pienamente soddisfatti. Abbiamo provato ad incidere la voce di Veronica più volte perché volevamo farla uscire in un modo “alieno”, ma alla fine abbiamo tenuto quella del provino. Non siamo riusciti a recuperare quella verità del primo momento.>>

Con questo album voi comunicate anche l’imprevedibilità. In cosa lo è la musica secondo voi?

Veronica:<< Sono tanti punti di vista, nei significati che gli da la gente. Tu ad esempio scrivi una canzone e sei sicuro del messaggio che arriverà o quantomeno la direzione, invece poi ti arrivano indietro delle risposte che a volte arricchiscono quello che tu hai immaginato, altre invece ti portano da tutt’altra parte, in posti che non avevi previsto. Per esempio nell’album “Bu Bu Sad” abbiamo scritto il brano “Siamo Ospiti”, che rappresentava un momento particolare della nostra vita. Vivevamo nelle case degli altri e le vite degli altri, un pò per gioco ma anche per circostanza, poi lontani da casa sempre ospiti di qualcuno. Era la nostra gavetta non potevamo permetterci gli hotel. Questa canzone nasce con questa suggestione poi ovvio che puoi dargli anche altri significati e mi ricordo che una volta una fan ci scrisse che per lei questa canzone parlava di vita dopo la morte, quindi di fantasmi e incontri che aveva avuto di notte. Questa cosa non l’avevamo per niente messa in conto. Tutte le interpretazioni delle nostre canzoni sono ben accette.>>

E’ vero che vi definite anche un “collettivo artistico”?

Dario:<< Fondamentalmente negli anni abbiamo avuto la fortuna di incontrare diversi artisti che si sono messi al servizio de La Rappresentante di Lista, non solo musicisti ma anche registi, artisti visivi e designer di moda che ci hanno raccontati attraverso la loro arte. Questo ci fa capire e pensare che se al momento la nostra massima rappresentazione è nella musica non è detto che tra un pò non possa nascere un film, uno spettacolo teatrale o un libro.>>

Siete riusciti a fare un disco pieno di vitalità in un periodo storico difficile come quello che stiamo vivendo. Siete come una medicina.

Veronica:<< Un pò l’abbiamo fatto per disperazione, a volte si dice che quando tocchi il fondo non puoi che risalire. Poi da sempre ci piace pensare all’artista come a quella persona che ti permette di leggere la vita non in modo didascalico, ma che ti aiuta ad arrivare altrove… ad abitare un’utopia in qualche modo. E’ colui o colei che ti spinge a guardare al futuro con prospettive e speranza. Ti offre un vocabolario nuovo e delle immagini per guardare avanti, ecco noi spinti da quella necessità abbiamo cercato di gridare tutta la nostra voglia di resistere e di esistere, come dice la canzone. Quella voglia di salvarci.>>

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