SUPERFLUUUO: “E’ UN DISCO SUONATO COME NEGLI ANNI ’70”

Un immaginario psichedelico da far invidia agli anni ’70, suonato solo con sintetizzatori analogici, drum machines e registrato su cassetta. Un disco che sembra uscire direttamente dall’universo della musica lo-fi degli anni ’80 con grafiche da cartoon, un pizzico di irriverenza e stravaganza. E’ questa la ricetta che dà vita alle nove tracce di “DISCOLO”, il nuovo album dei Superfluuuo.

Ciao ragazzi, intanto “Superfluuuo” è un nome particolare. Perché le tre U?

<<Ci piaceva la parola superfluo, poi però ti rendi conto che la parola “Super” staccato “Fluo” voleva anche dire superfluorescente. In realtà la parola arriva da “superfluo” ma abbiamo aggiunto le tre U per dare questo doppio significato.>>

Guardando la copertina del vostro nuovo album “Discolo”, mi verrebbe da pensare che c’è qualcuno appassionato di disegno e fumetti, o no?

<<Si c’è Giovanni che è uno dei tre diciamo, che è un grafico e praticamente ogni volta che scriviamo qualcosa lui subito si mette al lavoro su questo aspetto e sui disegni. Poi siamo tutti molto appassionati di cartoni animati e nei nostri testi la si ritrova un pò questa cosa, quindi lui disegna subito delle figure e dei personaggi proprio sulle canzoni. Poi magari lo capiamo solo noi ma nella copertina ci sono infatti tutti i personaggi che citiamo nelle canzoni.>>

Per fare questo vi ispirate a qualcosa o qualcuno di particolare?

<<No sono disegni totalmente inventati da me e Giovanni, perché ci mettiamo sempre insieme a lavorare sulle grafiche.>>

In un periodo storico come questo spesso è difficile fare musica ma anche promuoverla. 

<<Certo! perché poi ovviamente il grosso delle promozioni lo fai attraverso i live, portando in giro il disco e facendolo conoscere alle persone. Noi siamo anche stati sfortunati, tipo il primo pezzo che è uscito l’anno scorso è stato il 21 febbraio, giorno in cui è stato scoperto il primo paziente affetto da covid in Italia. Siamo stati subito un pò condannati questa situazione ma noi andiamo avanti lo stesso.>>

Tutto ciò che producete adesso servirà comunque per il futuro. Nel momento in cui ad esempio si potrà tornare ad esibirsi dal vivo avrete più brani da portare sul palco.

<<Guarda lo speriamo, comunque alla fine più roba fai uscire e meglio è, anche se non la si può promuovere sul momento. Noi andiamo avanti stiamo già abbozzando un pò di idee per una prossima uscita, quindi siamo sempre al lavoro.>>

L’album si chiama “Discolo”. Chi tra voi lo è più degli altri?

<<Mi viene da dire tutti e tre in realtà. Il titolo è nato a Roma mentre stavamo registrando le canzoni, Giovanni era andato a fare la spesa e appena è rientrato fa – “Oh questo disco lo chiamiamo Discolo” – perché mi aveva raccontato che un parente gli aveva tipo detto di non fare il discolo ma lui non sapeva cosa volesse dire. E’ andato a cercare e c’era scritto che lo si dice ai bambini un pò ribelli, irriverenti. Poi dentro c’è anche la parola “Disco” quindi ci è piaciuto subito e l’abbiamo scelto.>>

Questo è un progetto che per come è stato prodotto e suonato ci riporta inevitabilmente un pò agli anni ’70 e ’80. Una mossa strategica o voi sentite proprio di appartenere a quel mondo?

<<Non credo sia tanto la strategia, io ad esempio sono un malato collezionista di strumenti anni ’80. Mi piace lavorare con strumenti veri piuttosto che con i plugin o il computer, mi sono sempre piaciuti anche i sintetizzatori vecchi. Abbiamo suonato letteralmente con ciò che avevamo in casa. E’ stato aggiunto anche un registratore a cassetta sul quale abbiamo registrato, proprio per rendere il tutto ancor più particolare.>>

Tutti oggetti vintage che stanno tornando oltretutto. 

<<Eh meno male perché comunque è una cosa bella e vera soprattutto. E’ incredibile ad esempio come avviene tutto il meccanismo della registrazione sul nastro, quasi affascinante e sono felice di aver trasmesso questa passione anche agli altri due componenti del gruppo.>>

Nel brano “Sveglio” c’è la storia di questo pilota che si ritrova nel corpo di un bambino e si dimentica tutto. Forse è quello che vorremmo un pò tutti no? dimenticare tutto ciò che stiamo vivendo in questo periodo.

<<Guarda per noi è sicuramente così, sono contento che sia arrivato anche a te questo messaggio. Il tutto è nato dalla storia del Piccolo Principe che si ritrova da solo su questo pianeta in mezzo all’universo. Siamo partiti con questa idea.>>

A quale genere musicale sentite di appartenere?

<<Di base non è bellissimo auto etichettarsi, quello che ti posso dire dopo aver fatto questi pezzi è che ce ne sono tanti. Lo – Fi ma perché abbiamo utilizzato proprio strumenti lo-fi, quindi senza per forza ricercare quel suono, poi pop… un pò di punk rock perché sono canzoni anche veloci e suonate con strumenti tipo la chitarra elettrica e i bassi elettrici. Anche un pò di glam ci sta in mezzo per quanto riguarda la struttura delle canzoni. Quello che però ci interessa è che siano le persone che ascoltano questi brani a ritrovare i vari generi.>>

Che outfit mettereste al vostro disco se dovesse presentarsi ad una serata importante? 

<<Sicuramente qualche parrucca, poi colorato e gli metteremmo degli stivali da giardiniere, per farla diventare una cosa assurda.>>

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