PAOLO VALLESI: “PER I MIEI TRENT’ANNI DI CARRIERA HO FATTO GOL”

“Giovane per Sempre” è il nuovo singolo di Paolo Vallesi. Il brano anticipa un nuovo progetto discografico del cantautore fiorentino che quest’anno festeggia trent’anni di carriera artistica. Nel video del brano, girato allo stadio Artemio Franchi di Firenze, c’è anche il portiere Stefano Sorrentino.

Paolo Vallesi, parto da te, dato che hai deciso di fare un video bellissimo della tua ultima canzone, “Giovane per Sempre”, come ti sei organizzato per girarlo all’Artemio Franchi e chiamare Stefano?

Vallesi: <<Allora, Stefano, ti racconterò il grande equivoco che c’è in questo video, io ad un certo punto ho detto – “vorrei fare un video con Sorrentino” – però avevo una certa idea e comunicandolo al manager ha detto – “va bene ci penso io”. Sono andato allo stadio e mi sono trovato il Sorrentino sbagliato, cercavo il regista (ridono). Chiaramente è una battuta, si scherza, la verità è che abito a 100 metri dallo stadio e quindi pensando a questo video e vedendo sempre lo stadio dal terrazzo mi son detto – “come sarebbe bello realizzare quel sogno che tutti i ragazzi che hanno toccato almeno una volta il pallone hanno… tirare un rigore ad un portiere professionista nel mio stadio”. Il sogno che tutti hanno non c’è sogno eguagliabile, allora ho tentato, nel senso, ho chiamato Stefano, dicendo – “senti, verresti a fare questa cosa?” – io mi aspettavo un – “scusami ho da fare, sono di qui, sono di la” – invece neanche mi ha fatto finire e mi ha detto – “dimmi dove e quando e lo facciamo” – ed io per questo lo ringrazio pubblicamente. Era già il mio idolo prima, adesso veramente ho i quadri attaccati alla parete perché è veramente una persona meravigliosa.>>

Sorrentino: <<Ti ringrazio, per me intanto è stato un onore, ma infatti lui ha detto la verità perché quando mi ha chiamato mi ha detto – “guarda però non so, come dirtelo” – e ho detto “ma Paolo, ci conosciamo, dov’è il problema, se si può fare si fa… dimmi ora e giorno e arrivo, tu non ti preoccupare”. Quindi ti dico, è stata una cosa spettacolare, anche perché tu devi sapere che da anni sono chiaramente il portiere della nazionale cantanti, ora che ho smesso di giocare sono due le cose o mi fanno cantare con loro o altrimenti non posso più essere il loro portiere perché ormai non possono più utilizzarmi come fuori quota nelle partite. Prima c’era il jolly e mi utilizzavano come fuori quota, adesso non giocando più devono farmi fare una canzone, ho fatto il video quindi sono arruolato.>>

Hai provato mai a cantare qualcosa Stefano? 

Sorrentino: <<No no, lasciate perdere, credetemi, mi vergogno di me stesso, non riesco.>> 

Vallesi: <<Te la sta vendendo così, poi va beh una cover e attacca a cantare, tanto lo so.>>

Sorrentino: <<No, veramente, non lo farò mai perché sono stonato, tantissimo, non ho neanche il ritmo.>>

Vallesi: <<Non gli basta l’autotune, gli ci vuole anche il metronomo (ridono).>> 


Prima di passare al calcio, ti faccio qualche domanda, che musica ascolti normalmente?

Sorrentino: <<Allora, io sono un po’ atipico, prima quando giocavo i classici con le cuffie prima della partita, li erano tutte quante canzoni comunque forti, canzoni capito che ti danno carica, motivazionali, poi dopo è chiaro che Paolo esce col suo nuovo brano l’ascolto e mi piace, anche Nicolò Fabi che fa parte della nazionale cantanti che ha fatto il disco un anno fa ed è venuto a suonare e cantare anche qua a Torino. Sono andato a trovarlo e ho partecipato al concerto, quindi sai mi affeziono agli amici e per me sono tutte belle le canzoni degli amici, sarò di parte però sono fatto così, poi non sapendo benissimo l’inglese, anzi, poco o niente quindi mi devo buttare solo sull’italiano.>>

Sul fatto che sei sull’italiano io lo sposo in pieno perché viva lo sponsorizzare a mio avviso gli artisti italiani dato che siamo in Italia, quindi tutta la vita, su questo assolutamente. 

Sorrentino: <<Guarda, ti dico una cosa, mia moglie tempo fa mi voleva regalare una console tipo quella da dj, perché mi dice – “tanto non ci capisci nulla, l’inglese non lo sai praticamente, ti metti la, ti chiudi in camera e fai tutte le cose peggiori che vuoi fare così sei tranquillo” – ti dico la verità, ho un po’ barcollato perché ero più si, no, si, no, non sapevo però poi ho deciso per un altro regalo.>>

Ti faccio questa promessa se vuoi, dato che oltre a fare questo, nasco come dj e a differenza vostra che siete stati a giocare al Franchi, io al Franchi ho aperto i concerti di qualche artista, che non è male, giuro che se ti arriva la console io se vuoi ti spiego tutto.

Sorrentino: <<Ma che bello, spettacolo, ti racconto questo piccolo aneddoto, qualche anno fa quando ho presentato il mio libro a Palermo, chiaramente c’era un ragazzo che è di Palermo che comunque ha la sua band, che è anche la band che a volte usa Paolo Belli quando va giù in Sicilia d’estate per fare i suoi concerti. Se non si porta tutta la band quando a volte lo invitano per determinate serate, usa la band di questo amico e io sono fissato con la batteria, beh durante la presentazione del mio libro, siccome il presentatore sapeva di questa cosa mi ha chiamato e mi ha detto – “Ti sta aspettando la, vai siediti” – e mi hanno dato le bacchette in mano, che poi mi ha regalato e che ho qua in casa. Allora piano piano mi faceva fare proprio i primi passi, però poi dopo ho iniziato a fare casino e mi hanno tolto le bacchette.>>

Paolo, secondo me questo è un invito, ti devi inventare qualcosa per fargli fare il batterista

Vallesi: <<Si sta proponendo come attore, come cantante e come batterista.>>

Sorrentino: <<Tutto, mi devo reinventare io, quindi…>> 

Vallesi: <<Lo sai cosa? Che basta sentirlo parlare Stefano e capisci la passione dell’uomo, io lo adoro anche per quello, considera che fare per esempio il portiere nella nazionale cantanti per un portiere professionista è un atto di follia perché comunque vai e ti esponi solamente a delle figuracce perché poi davanti si ritrova me o Paolo Belli o addirittura peggio senza fare i nomi. Chiaramente durante la partita ti arrivano settanta tiri, poi se perdi hai Sorrentino in porta poi la figuraccia come dire ce la fa un po’ lui, e invece lui proprio con l’entusiasmo se n’è sempre fregato di queste cose anche dal lato del suo curriculum ed è sempre sceso in campo proprio con l’entusiasmo. Abbiamo fatto un bellissimo viaggio in Palestina dove siamo stati a giocare insieme e li abbiamo anche cementato quello che eravamo da un punto di vista umano, ecco però devo dire anche nel sentirlo parlare di bacchette e di console trasmette sempre entusiasmo, quindi è un vincente, infatti il video sta andando benissimo grazie a lui.>>

Sorrentino: <<Alla grande.>> 

Quali sono i momenti chiave della vostra carriera?

Vallesi: <<Per me è semplice: il 2021 per me è il trentennale, uscirò con due album poi quello te lo dirò magari dopo, però il 2021 è il trentennale perché io ho cominciato nel 1991, allora io quando ho cominciato l’ho fatto con il Festival di Sanremo vincendo le nuove proposte dei giovani cantanti, come si chiamava quella categoria che all’epoca, trent’anni fa, era una categoria vera, non perché adesso non lo sia però se vincevi da li ti ritrovavi veramente nei primi posti nelle classifiche di vendite, erano degli anni dove Sanremo incideva molto di più nel mercato discografico e dove il mercato discografico veleggiava in mari aperti e belli che poi non ci sono più, quindi io cominciando, ho cominciato con quello li e dalla settimana dopo ero terzo in classifica, avevo venduto 180mila copie dell’album e, adesso mi scappa da ridere, se magari arriva a 180mila visualizzazioni e si gioisce anche, però ecco per me la svolta è stato esattamente salire su quel palco e cantare la prima canzone, quei tre minuti e mezzo per me rappresentano veramente il momento di svolta, il turning point come dite voi intelligenti (ride).>>

Invece Stefano? Il momento in cui c’è stato lo switch?

Sorrentino: <<Ma guarda, io giocavo in serie B a vent’anni, prima ero il secondo di Luca Bucci sempre al Torino di serie A però comunque tanto di cappello per Luca che è stato un portiere della nazionale e che è anche un amico però io ho chiaramente, calcola che a vent’anni/diciannove anni essere il secondo portiere in serie A all’improvviso vieni catapultato dall’aver giocato l’anno prima al Varese  in C1 da titolare arrivi poi dopo a trovarti a San Siro o l’Olimpico, ce capisci questi stati qui o al Franchi. All’improvviso è un po’ come vivere un sogno però io poi dopo sono sempre stato un calciatore che non importava tanto la categoria, a me piaceva giocare perchè dicevo tutta la settimana io mi alleno faccio dei sacrifici, mi preparo alla partita poi arrivo alla partita e mi deo sedere e guardare gli altri, anche se davanti a me c’era un portiere molto più forte di me però io dovevo a quel punto vado a giocare in serie B. Vado a giocare in un altra categoria però io voglio giocare perché per me il gioco del calcio p giocare, l’anno dopo purtroppo retrocediamo, faccio due anni con il Torino in serie B e passo da aver vinto la finale playoff contro il Perugia quindi riportiamo il Torino in serie A, ed era la domenica 26/27 giugno, quindi lunghissima, fu un anno incredibile poi dopo vado in vacanza, mi chiama dopo tre o quattro giorni il mio procuratore per dirmi – “tutto a posto, ho parlato con il Torino, sei il nuovo portiere del futuro, il portiere del toro” – perché poi sa che il Torino ha una storia, a ventidue anni il portiere titolare in serie A del Torino era tanto di cappello, e allora mi dicono – “quindi tutto a posto” – passano, questo era tipo il lunedì o il martedì, domenica mattina mi sveglio, accendo il telefono, il messaggio del mio procuratore – “chiamami urgentemente” – di domenica mattina ma figurati poi erano i primi di luglio, e mi dice – “ti hanno venduto al AEK di Atene, chiamami e dimmi tu cosa bisogna fare” – io lo chiamo e gli dico – “come mi hanno venduto al AEk di Atene, ma scusami, ma quattro giorni fa? Eravamo il portiere titolare del toro, il portiere del futuro, e ora mi hanno venduto? ma poi in Grecia, ma io non conosco, ce no” – parliamo con i dirigenti loro e mi invitano due giorni ad Atene, sono stato la due giorni, chiaramente sotto un punto di vista calcistico come struttura e tutto quanto erano molto più avanti di noi, e allora poi alla fine torniamo indietro in Italia dopo i due giorni e dovevano dargli la risposta entro un girono, allora poi dopo ho riflettuto un po’ su quello che ero io in quel momento, parliamoci chiari avevo vinto il campionato di serie B. Nel frattempo dalla serie A italiana neanche una mezza richiesta, e allora dico, mi davano la possibilità di giocare le coppe europee allora dico, va beh, vediamo andiamo a parlare con il tornino e capiamo perché di questa scelta, l’ex presidente del Torino, Ciminelli che non c’è più, mi dice – “guarda Stefano siamo a rischio fallimento e quindi dobbiamo cercare di vendere i pezzi più pregiati perché dobbiamo fare cassa per cercare di salvare la società” – allora io ho detto – “va ben” – poi la cosa di giocare all’estero comunque mi intrigava sempre, secondo me era un po’ presto però ho detto – “proviamoci, andiamo”. Tu pensa che intorno al 20 luglio in grosso modo ho firmato e il primo/due agosto il Torino è fallito quindi io sono andato via giusto in tempo e non ce l’anno fatta a salvare il fallimento e per me fu un’esperienza grandissima perché comunque poi dopo ho fatto la Champions, l’unico partire italiano a giocare la Champions League, l’altro era Carlo Cudicini ma era il secondo nel Chelsea, quindi ti dico quella fu la svolta perché poi dopo debuttavo nel calcio dei grandi, nel calcio che contava veramente. E quindi quella è stata la svolta, se fossi rimasto in Italia, chissà che carriera avrei fatto, non lo so, però il fatto che anche con una squadra di un campionato magari inferiore a quello italiano mi hanno dato di giocare le coppe, la coppa Uefa, la Champions, così comunque per me e per la mia carriera è stato un passo importante.>>

Faccio un ragionamento parallelo, così mi dite se può avere un senso in base agli ambiti di cui parliamo. Quello discografico e quello calcistico nel senso che il “potere” dei procuratori aiuta i giocatori a piazzarsi, il potere di una determinata etichetta, almeno ai tuoi tempi diciamo Paolo, adesso forse un pochino di meno perché le indipendenti hanno preso un po’ più potere con il discorso dello streaming, riusciva a far fare grandi cose a determinati artisti, possiamo dire che più o meno era, e forse anche in parte. E’ ancora così?

Vallesi: <<Assolutamente si in quanto sono due tipi di attività che sono un po’ sognate da tutti, se prendi un bambino ti dirà probabilmente nella vita voglio fare il calciatore o voglio fare il cantante, quella maggior  parte, per cui questo enorme desiderio porta a far si che ci sia anche una selezione enorme per poter arrivare a qualche cosa, però considerato che sono tante le persone di talento per cui secondo me chi arriva ha sempre talento però parimenti ci sono tante persone con talento che non riescono ad arrivare, nel calcio ci sono tanti calciatori che probabilmente in serie A avrebbero fatto bene, non sarebbero stati Ronaldo ma avrebbero fatto benissimo e non ci arrivano perché non hanno incontrato le persone giuste, perché non c’era l’osservatore giusto al momento giusto, non aveva le conoscenze e in musica è uguale, è vero che come hai detto te la musica indie ha riportato un po’ le cose in un modo diverso però considera ce l’offerta di musica adesso è diventata talmente ampia che si, il successo estemporaneo di una canzone lo fai però se vai a vedere anche quelli che poi dopo scollinano e vanno avanti non c’è una grande etichetta ma c’è un grande management che li porta avanti perché se no rischi di aver fatto il successo e poi dopo ti ricordi la canzone ma chi la cantava ecc.>> 

Sorrentino: <<E’ vero, io parlo da quest’altra parte ed è così, a volte avere un procuratore bravo ed importante può aiutarti in determinate situazioni, anche se è vero, ti dico che non basta avere un procuratore grand o di nome perché poi dopo se tu sei ancora troppo piccolo i non sei ancora famoso o conosciuto e prendi un procuratore grande poi ci sta che nella scala d’importanza arrivi per ultimo, quindi a volte è meglio avere un procuratore magari meno forte ma che ti cura, che ti sta dietro più nel quotidiano per avere la possibilità poi di farti crescere.>>

Vallesi: <<Mi inserisco, stai dicendo la cosa giusta che è equiparabile anche per un artista, un cantante, dove se per esempio chi organizza i live, quindi il booking di concerti se è troppo grande, se ha artisti importanti sei il ventesimo di una lista e quindi trattato da ventesimo, se sei in un’azienda più piccola ma se il primo forse lavora più per te, è esattamente la stessa cosa.>>

Tra l’altro scelte di alcuni calciatori in base a quello che dicevate, per esempio voi avete girato il video all’Artemio Franchi, ragiono sui campioni tipo Antonioni, Batistuta, gente che comunque ha voluto impegnare tutta la loro carriera nello stare in una società che forse non ambiva ad arrivare alla Champions League e a giocare il campionato. 

Vallesi: <<Occhio a come parli.>> 

Io mi ricordo, dato che un pochino seguo il calcio visto che bazzico, mi ricordo bene che Batistuta rischiò di vincere il campionato nell’anno in cui era con Edmundo in attacco e Trapattoni in panchina e si fece male all’ultima del girone di andata.

Vallesi: <<Lui si fece male, Edmundo partì per il carnevale e quello probabilmente ci tolse, perché poi Gabriel non solo era infortunato ma da li si ruppero anche un po’ i rapporti perché dice “io mi sto stroncando le gambe per la società e per i tifosi e quest’altro va al carnevale, sai cosa invece di recuperare in un mese recupero in tre” però parlando del grande Gabriel Omar Batistuda ha detto una cosa secondo me bellissima perché parlando di Vlaovic, parlavano di centrocampisti promettenti che hanno vent’anni e ha detto una cosa bellissima, sintetizzando dice così “ io ho guadagnato 12miliardi l’anno” perché si parla ancora in lire allora quindi “l’equivalente di 12milioni di euro in un anno quando avevo trent’anni, se li avessi guadagnati quando ne avevo venti forse non avreste mai sentito parlare di Batistuda” ed è una cosa secondo me molto bella e vera.>>

Sorrentino: <<E’ molto vera questa frase qua perché, guarda ti dico io l’ho vissuta un po’ sulla mia pelle, quando a volte esci fuori dal settore giovanile del Torino vincendo una coppa Italia che alla primavera del Torino mancava da trent’anni, fare il terzo in prima squadra quando ero il portiere della primavera, perché prima i portieri erano due, adesso sono tre quattro però il primo ed il terzo portiere era il portiere della primavera quindi le rose erano molto più piccole e quindi sai venivi accostato a squadre magari un po’ importanti oppure il primo contratto he io feci con il Torino, tu pensa io avevo già debuttato in serie A e feci il primo contratto importante che è nulla in confronto a volte a dei contratti che sento adesso dei ragazzi in primavera.>>

Se posso portarvi un esempio, vi porto quello che ho vissuto io come intrattenitore, nel senso come dj, io lavorando spesso e volentieri all’Hollywood di Milano, li ho visti passare tutti negli anni 2000 e due giocatori che hanno vissuto male quello che dite voi adesso, cioè l’esplosione dal nulla sono stati Adriano e Oba Oba Martins. Li ho visti proprio arrivare che non avevano niente e poi iniziare a vivere a Milano che rispetto a dove erano era Las Vegas, cioè tutto, rispetto ad altri che arrivavano già più istruiti tipo Kakà che arrivava già da  una famiglia che era programmata.

Vallesi: <<Questo è un discorso molto valido, poi nel mondo del calcio, nel mondo della musica invece non è più così perché non si parla più di contratti e di niente perché la musica è molto un fatto di visibilità e di passione ma diciamo che chi comincia adesso a fare musica non è facile, non può sperare in contratti pluri milionari anzi, insomma.>>

Il consiglio che do a tutti i giovani con cui mi sento quotidianamente visto quello che facciamo come media musicale, è di munirsi di umiltà, un ottimo ufficio stampa e un manager che abbia coscienza di quello che sta facendo. Con queste tre cose secondo me può seminare bene, in mancanza di una delle tre, poi non so, probabilmente anche nel calcio, nel senso se hai un manager intelligente che capisce esattamente che ha difronte un ragazzo di diciassette anni talentuosissimo bisogna farlo magari vivere per quella che è la sua età.

Sorrentino: <<Però sai hai capito che non è facile perché purtroppo allora, ti faccio questo esempio per farti capire, io ero come ti ho detto prima il portiere della primavera del Torino, io andavo a scuola come tutti quanti i ragazzi ok, perché tanto la primavera si allenava al pomeriggio, avevo i primi telefonini e li avevo già all’improvviso mi chiamavano alle nove del mattino, nove e mezza “alle undici e mezza pronti nel campo perché c’è bisogno di un portiere” io avevo il motorino e cosa facevo…motorino, arrivavo al campo, lo parcheggiavo un chilometro prima, cinquecento metri prima perché non si poteva andare con il motorino, lo parcheggiavo a piedi arrivavo con tutto quanto l’affanno, tu pensa che mi facevano spogliare in uno spogliatoio dove spesso non c’era ne riscaldamento ne l’acqua calda, io lo spogliatoio della prima squadra non l’ho mai visto fino a che non sono diventato un giocatore della prima squadra, ad oggi l’ultimo anno mio che è di un anno e mezzo fa che è al Chievo, a volte capitava che convocavano qualcuno della primavera e non sapevano dove metterlo, ed è capitato un paio di volte anche magari di fianco a me, io arrivavo, quindi ero capitano, quello più vecchio… io arrivo sempre abbastanza prima comunque, io arrivavo e trovavo la mia roba magari buttata in un angolo perché c’era questo ragazzo giovane con il telefonino in mano e passavo “ciao, buongiorno…” e lui (segno con la testa) “no, non ho capito, non ti ho sentito” ho detto io e allora “Ciao eh”, no allora, perdonami, potrei essere tuo padre.>>

Quanto ti girano le palle di questa roba?

Sorrentino: <<Tanto, tanto.>> 

L’impressione che ho avuto nel vedere dei giocatori che hanno vinto tanto che poi magari in queste squadre hanno avuto cicli, si sono dovuti confrontare con giovani che arrivavano e che poi magari non avevano vinto nulla, una spocchia che veramente faceva arrabbiare, mi sbaglio?

Sorrentino: <<Si si, ma guarda ti dico, io giocando tanti anni poi a volte capitava che poi facendo le vacanze sempre a giugno nello stesso periodo capitava che a volte ti incontravi con anche un collega in vari villaggi, per esempio i sono amico di tanti campioni e a volte trovi il campionissimo, il campione del mondo, il giocatore che per uscire ha bisogno tra un po’ della guardia del corpo ed invece è li tranquillo come nulla fosse come uno di noi e invece trovi quello che è un comune mortale come potevo esserlo io che se la tira come neanche fosse chissà chi, per questo quando vedevo queste cose qua. Si sta cambiando, anche proprio l’età.>>

Ed è quello che giro su Paolo Vallesi. Una settimana fa eravamo su Clubhouse ero con Masini e si stava parlando proprio della modalità degli artisti che vendono ancora il disco fisico che hanno venduto i dischi fisici, faccio l’esempio che facevi te, quando tu vendi 180mila copie fisiche e magari ti trovi davanti, con tutto il rispetto, uno sbarbato che ha fatto 5milioni di streaming, probabilmente, dovrebbe rendersi conto di chi ha davanti. Lo dico perché sono un media musicale e in questa cosa qua sono equo con tutti, ma a mio avviso bisognerebbe sapere chi si ha difronte, no?

Vallesi: <<Ti dirò è un argomento interessante che speravo tu non tirassi fuori però isto che lo fai ti rispondo anche perchè poi è vero dei 180mila però insomma la vita mi ha portato con l’album dopo, ce ho venduto un milione di copie. Allora, io ti racconto una cosa, quando sono entrato per la prima volta nello spogliatoio della nazionale cantanti dove c’era Morandi, c’era Ramazzotti, c’era Sandro Giacobbe c’era Andrea Mingardi, c’era Paolo Mengoli, c’era Gianni Bella, c’era Raf, c’era Umberto Tozzi, non li ricordo tutti, Enrico Ruggeri certo, però io quando entrai li, a parte che mi sembrava di entrare nel mondo dei sogni perché era il mio sogno perché questo era un sogno che ne conteneva due, perché la nazionale cantanti gioca a calcio ma vuol dire pure essere un cantante, quindi vuol dire pure, ce era per me anche il punto di arrivo, però un rispetto e una quasi paura delle persone che avevo di fronte che realmente ero in punta di piedi, ce mi presentavo e aspettavo che mi facessero parlare per parlare, perché un po’ per il mio modo di fare ma perché quelle persone erano persone che avevo sempre ascoltato e in qualche modo io ammiravo e seguivo e le conoscevo dal vero, questa forma, non voglio chiamarla di rispetto, però diciamo di rendersi conto dove tu sei forse è un po’ sparita, ma non è sparita nella nazionale cantanti o nelle squadre di calcio, è sparita come modo di fare nella società, poche questo discorso senza voler fare i vecchi inutilmente, è un po’ spartito come modo di fare e secondo me questo non è bellissimo perché secondo me capire dove sei e chi ti ha preceduto nel contesto in cui ti muovi è importante anche per te stesso prima di far valere di qualcosa, prima di farsi valere, prima di farsi largo è bene sempre capire i muri che stai cercando di spostare perché questo è un qualcosa che può essere utile anche a chi lo fa per capire meglio le cose, quindi questa è una cosa che si può fare da un punto di vista, si può veramente allargare su tutto questo.>>

Qual’è la Top 11 calciatori di Stefano Sorrentino e quella cantanti di Paolo Vallesi?

Sorrentino: <<Prima di partire con la mia top 11 ed è il primo nome che farò, a parte che è un amico di famiglia, che è Angelo Peruzzi, ti racconto un aneddoto, mio papà lo ha allenato ai tempi della Juventus nel ’90-’94, io sono figlio d’arte, sta di fatto che io vado a giocare contro la Lazio, lui era nella Lazio, quindi Lazio-Torino all’Olimpico, e io partita alle tre erano le due, due e dieci, ero tranquillo nello spogliatoio non giocavo, giocava Bucci, Bucci si scaldava da solo, no  voleva nessuno intorno, però ad un certo punto si sente bussare nello spogliatoio nostro “avanti, chi è?” Angelo Peruzzi apre la porta e mette la testa dentro e dice “oh testa di cazzo ma non mi vieni a salutare?” e io bianco, e dico “Angelo ma che ne so, prima della partita non mi oso” magari sai c’è chi vuole stare concentrato, chi ascolta la musica, gli faccio “no, sarei venuto dopo” “dai vieni con me che mi vado a scaldare” e lui si è scaldato nella palestra dell’Olimpico con me di fianco e mi parlava “allora papà come sta, allora mamma come sta, ma si ma allora tutto a posto “ e si scaldava nel frattempo, quindi ti dico portiere Peruzzi anche se potrei dirti altri portieri però per me Angelo è Angelo. Giochiamo col 4-3-3 e in difesa metto Cafu, Roberto Carlos, Barzagli e Thiago Silva. A centrocampo Modric, Pirlo e De Rossi, in attacco Messi, Dybala e Batistuta.>>

Vallesi: <<Io scelgo artisti che ho avuto il piacere di conoscere e con i quali mi sono interfacciato, questo me li fa apparire non solo per l’aspetto artistico ma anche umano. Partiamo con Alejandro Sanz, poi Ornella Vanoni, Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti, Gianni Morandi, Enrico Ruggeri, Nicolò Fabi poi Paolo Belli, Marco Masini. Ne ho sicuramente scordato qualcuno ma sono davvero tanti.>>

Paolo, visto che in autunno si festeggiano trent’anni di carriera, hai già pensato, con la speranza che torni la normalità, come festeggiare e come interagire e invitare Stefano a fare qualcosa di particolare?

Vallesi: <<Nel 2021 usciranno in autunno due album contemporanei e completamente diversi l’uno dall’altro, sarà un album di inediti che da un punto di vista produttivo e musicale seguirà un po’ l’onda di quello che è “Giovane per sempre” per cui una produzione di un certo tipo e canzoni di un certo tipo mentre contemporaneamente uscirà un altro album commemorativo di questi trent’anni dove canterò le mie canzoni più conosciute di questi trent’anni in duetto con amici e colleghi, alcuni dei quali li ho anche mescolati, sto cercando una canzone adatta per Stefano, vorrei legalizzare la sua posizione nella nazionale cantanti.>>

Stefano ci sono tanti opinionisti ex calciatori che lo fanno, ti faccio una domanda tecnica proprio, quanto è difficile poter giudicare un collega quando si è dall’altra parte?

Sorrentino: <<E’ difficilissimo, allora tu devi pensare che io odiavo gli ex colleghi che andavano in trasmissione una volta che smettevano di giovare e tipo “ah ma come fa quello la, non è capace” oppure “ah ma non sta stoppare la palla, e ma il portiere ma che fa” allora, io li odiavo ma anche se non parlavano di me, anche se avessero parlato di altri, li odiavo, perché io dico se fino a ieri hai fatto questo sai che comunque non è come la matematica il calcio che 2+2 fa 4, ci sono gli avversari, c’è la cosa emotiva, non stai bene fisicamente, ci sono tanti fattori che possono determinare un passaggio giusto da un passaggio sbagliato, anche se è il passaggio più facile al mondo, quindi le ho sempre odiate queste cose, quindi chiaro che quando adesso sono da quest’altra parte mi diventa difficile, ma non è che è difficile, io cerco di, allora intanto io come ha detto Paolo, quando vado in televisione cerco di divertitimi ma soprattuto cerco sempre di dire la verità perché poi dopo è vero che a volte sui social mi attaccano “ah sei contro la Juve, a sei pro toro, a sei contro il Milan, a sei contro l’inter” però io cerco di essere sincero come sono nella vita di tutti i giorni anche quando vedo che se c’era un rigore lo dico, però cerco sempre poi dopo quando si parla del singolo, del giocatore, del collega comunque di difenderlo perché credo che sia troppo facile che adesso una volta che siamo dall’atra parte massacrare chi è in campo uno perché sembra che sei invidioso due perché penso sia una mancanza di rispetto, io magari ti posso dire, ho analizzato l’eventuale errore che è stato fatto ma non mi sono mai permesso di dire e non dirò mai “ah ma il portiere del milan non può prendere quei goal la” no, perché anche il portiere del milan, che secondo me Donnarumma è e sarà uno dei portieri più forti al mondo, è un umano e può sbagliare punto, semplice.>>

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