MILLE: “DISCIPLINA E LIBERTÀ SONO DUE LARGHI BINARI DENTRO I QUALI CERCO DI SPAZIARE IL PIÙ POSSIBILE.”

Lo scorso 23 marzo è uscito “I Pazzi”, nuovo singolo della cantautrice romana Mille, già componente dei Moseek.

Mille

Mille, nome d’arte di Elisa Pucci, è una cantautrice nata nella provincia di Roma, dal 2010 componente del gruppo elettronico Moseek con cui sei anni fa ha partecipato alla nona edizione di X Factor.

Si è presentata al pubblico come solista con il singolo Animali, al quale sono seguiti i brani La vita le cose, Quella di Sempre e Cucina Tipica Napoletana.

Intervista a Mille

Ciao Mille. Io partirei parlando del tuo nuovo singolo “I Pazzi” che assume significato già a partire dal titolo e dalla copertina.

«E’ vero. L’anno scorso durante il lockdown ho messo a fuoco certi sentimenti. Mi sono seduta al pianoforte dopo essermi affacciata in un cortiletto ricco di personaggi che un po’ hanno suggerito alcune immagini che ho messo nella canzone. Sono i miei vicini di casa con cui adesso condivido la vita. Siamo diventati una grande famiglia che occupa un condominio!

Nel brano ho messo anche un po’ la voglia di affrontare il concetto del tempo che passa in una maniera che mi possa essere utile. Il concetto del tempo in questo ultimo anno è un tema molto caro e non solo a me. Io cerco di viverlo in una maniera utile senza preoccuparmi del fatto che passa, ma cercando di occuparmene per capire il modo migliore per approcciarmi alla vita.

I Pazzi” è diventato l’inno di questo del piccolo mondo che si è creato all’interno di una Milano ovviamente ferma come tutto il resto d’Italia. Una situazione che in un certo senso mi ha salvata!»

Una delle caratteristiche del brano che più ho apprezzato è legata alle diverse emozioni che suscita. Un crescendo sia musicale che emotivo.

«E’ vero. Il brano ricalca esattamente i sentimenti che provavo quando mi sono messa al pianoforte a scrivere. C’è, per esempio, la voglia di sperimentare cose nuove. Le primissime bozze le ho registrate qui in casa nel mio home studio. Mi sono detta “Giochiamo!” e quel gioco lo si avverte nella produzione del pezzo.»


Nel brano io ho colto anche un approccio teatrale. Un mondo, quello del teatro, che in passato hai esplorato.

«Ho lavorato come attrice con una compagnia teatrale per due anni e ciò mi ha permesso di andare in giro in tournée e di sperimentale cosa significa stare sul palco anche dieci giorni di seguito concentrata sul personaggio. È stata una scuola che mi ha insegnato ad avere grande lucidità e godermi comunque un qualcosa che comunque fai nella stessa identica maniera sera dopo sera. Grande scuola e grandissimo divertimento.»

In effetti nel brano io ho trovato quell’idea teatrale che propone una giusta combinazione tra disciplina e libertà.

«E’ vero. Disciplina e libertà sono un connubio che cerco di salvaguardare in tutto quello che faccio. La disciplina mi permette di avere una sorta di metodo e di non mandare tutto in vacca. Però faccio ogni cosa con grande libertà. Disciplina e libertà sono due larghi binari dentro i quali cerco di spaziare il più possibile.»

Uno degli aspetti più apprezzabili della tua musica è legata alla capacità di evocare immagini. Una vocazione molto cinematografica.

«Quando scrivo cerco di riprodurre fedelmente le immagini che mi vengono in mente. Fondamentalmente mi faccio dei film in testa e cerco di narrare attraverso il pianoforte e la voce servendomi anche di quelle rappresentazioni che cerco di acchiappare mentre compongo.»

Il filo conduttore che lega le tue canzoni è la verità, anche se non mancano ironia, consapevolezza e malinconia. Esiste una formula perfetta che permette di combinare al meglio questi elementi?

«Dipende dal tipo di canzoni o dalle tragedie che sto vivendo mentre scrivo e come affronto i problemi. Io sono ironica e autoironica e questo è un mezzo che mi permette di esprimere ciò che provo. In relazione alle canzoni posso dire che non c’è una formula, ma quello che io scrivo è legato a ciò che provo.»

So che sei di origine romana, ma vivi a Milano e anche il brano “I Pazzi” è stato scritto nella città meneghina. Quanto c’è nella tua musica della metropoli nella quale oggi vivi?

«Tanto, nel senso che sono condizionata dal contesto in cui vivo e dalla cose di cui mi circondo. Di Milano amo gli odori, i profumi e il suo lato romantico. Qui a Milano ho scritto tante canzoni e queste rappresentano la mia evoluzione nella scrittura, visto che prima scrivevo principalmente in inglese. Milano per me significa scoperta.»

Simone Zani
Simone Zanihttp://www.stefanofisico.it
Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo "La Festa di Don Martello".

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