MALIKA AYANE: “PER MALIFESTO HO RIPRESO A STUDIARE”

Se dopo anni di grande carriera si aspetta ancora con ansia il parere del proprio pubblico e della critica musicale sull’ultimo album realizzato, vuol dire che la passione per questo mestiere è ancora molto forte. “malifesto è il sesto album di Malika Ayane, diverso dai precedenti e accolto in maniera positiva da tutti.

Un album che è il manifesto delle tue emozioni e di diversi stati d’animo. Cosa ti è successo nell’ultimo anno artisticamente di diverso dal solito e che ha portato a questo risultato? 

<< Mi sono rimessa a studiare! Qualche anno fa mi hanno regalato una Telecaster bellissima, ho sempre il senso di inferiorità rispetto alle cose, se non puoi farle bene non le fare affatto.>>

E quindi ti sei impegnata nello studio. 

<< Ripartendo dalle jam session, proprio perché il lavoro che avevo fatto su “Domino” era un lavoro molto alla ricerca del dettaglio, del suono, dove la voce era trattata come qualunque altro suono.>>

Cosa speravi di ritrovare in questa ricerca?

<< Volevo ritrovare l’istintività in musica che però è possibile soltanto quando ti rimetti a studiare>>

Quali sono state le tracce sulle quali hai dovuto lavorare maggiormente per trovare il risultato che rispettasse la tua idea?

<< Senz’altro su “telefonami” perché mi è arrivato un testo molto efficace però abbastanza inadatto rispetto al mio modo di dire le cose. Abbiamo fatto un lavoro certosino e devo dire che Dimartino e Colapesce sono stati molto gentili a permettermi di farlo.>>

Gentili?

<<Tanti autori si sentono degli dei che se gli cambi una virgola devi litigarci, e allora in quel caso preferisco non prendere il brano, se no avrei scelto di fare l’interprete. Avevo bisogno di dire le cose nel modo giusto, mi ci sono spaccata abbastanza la testa per trovare ogni peso insieme ai produttori che hanno fatto un lavoro eccellente.>>

Quanto ci hai messo?

<< Io sono abbastanza veloce, più che altro perché non avendo neanche tanto tempo a disposizione tendo ad ottimizzare, però rispetto allo standard in cui faccio una sessione di scrittura con Pacifico, abbiamo avuto bisogno di tre, quattro sessioni e quando hai un mese per fare un disco direi che è una buona percentuale di tempo. Detto questo secondo il risultato è strepitoso.>>

<<Come sarà>> è un brano scritto con Leopari e parla di una sorta di rassegnazione. Celebri la tua maturità e le tue consapevolezze?

<< E’ un brano nato subito dopo “Mezzanotte” il cui verso di lancio del secondo corus è il mio nuovo mantra della vita ovvero – “va beh, pazienza”. E’ quell’idea di quello che non dipende da me, perché devo stressarmi per cambiare qualcosa su cui non posso far nulla? Faccio tutto quello che posso per cambiare me di fronte all’atteggiamento delle cose e tutto quello che posso migliorare lo miglioro ma dove non posso arrivare, non posso arrivare.>>

In “Mezzanotte” l’uso degli archi ricorda Sébastien Tellier, e in conferenza stampa hai parlato di quei mercati musicali di nicchia che fanno numeri grossi. Facciamo qualche nome non commerciale che apprezzi e potrebbe aver influenzato l’album e i tuoi autori.

<< Sébastien Tellier è la cosa più vicina ad una divinità per quel che mi riguarda, tutte le produzioni di Charlotte Gainsbourg quelle più recenti ma non solo perché già il lavoro che aveva fatto con gli Air o con Beck erano secondo me pazzeschi. Patrick Watson, Devendra Banhart, ma gli stessi Jazzanova con i quali ho fatto due dischi.>>

Leggi autori francesi o ti dedichi soprattutto ad una ricerca su cinema e musica?

<< Allora la mia ricerca parte da quelli che scrivono “università della strada” ma a me piace la vita, la vita vera, che è quello che più mi sta mancando in questo momento storico. Dato che sono riuscita a fare quattro giorni a Parigi a settembre, perché dovevamo finire di scrivere “senza arrossire”, il momento più alto del mio 2020 è stato poter stare seduta ad un cafè per otto ore.>>

Voglio che me la racconti bene.

<< Non mi sono mossa, dopo aver fatto una passeggiata nel quartiere risentendo il brano non mi sono mossa da li, e forse è anche per questo che quattro giorni a Parigi hanno determinato un racconto intenso sul presente, forse perché è la prima volta che mi manca proprio la vita. In quel contesto c’è una libreria a Saint Germain, strepitosa molto famosa di fronte alla Brasserie Lipp dove passano dalla letteratura ai libri fotografici. Mi sono comprata un libro su Serge Gainsbourg nella sua casa che è proprio li dietro. Rivoglio questo e senza vita non c’è nessuna possibilità, non puoi neanche avere l’immaginazione secondo me.>>

Malika Ayane, cosa ti manca di più in questo momento di Milano?

<< La vita di Milano, mi manca tantissimo il teatro che è una cosa che a Milano funziona benissimo, passeggiare mentre vedi la gente che fa la sua vita ai tavolini, le mostre e a anche qualche evento.>>

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