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FAN ENGAGEMENT, COSA ABBIAMO DA IMPARARE DAGLI STATES

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Cosa sarebbe un cantante senza il suo fandom? Ecco come la “fan culture” sta cambiando l’industria della musica internazionale.

È proprio grazie ai suoi supporters che un cantante riesce ad acquisire successo, ad aumentare la propria visibilità ed implementare la partecipazioni ad eventi sull’onda della richiesta dei propri sostenitori. I vinili e cd venduti, gli streaming sulle piattaforme digitali, le visualizzazioni, i sold-out ai concerti. Le attese infinite fuori da uno stadio per accaparrarsi il miglior posto sotto palco… Incrociare anche solo con uno sguardo il proprio beniamino è il sogno di tutti i fans. Che ne sarebbe del successo di un artista senza la loro devozione? Eppure spesso, questo esercito di giovani, viene deriso, sottovalutato e considerato dai media solamente come “una folla delirante”, soprattutto se si tratta di ragazze. “… Quella ragazzina che va pazza per Harry Styles”, etichettata come “fangirl” viene troppo spesso inquadrata in un ambito dispregiativo e sminuente.

Complice il difficile momento che stiamo vivendo, i media, le major internazionali e i team di promozione dei più famosi cantanti, si stanno accorgendo quanto importante sia ascoltare e dare vita alle dimostrazioni dei fans a livello mondiale. Durante la pandemia gli artisti e i loro team hanno investito di grande importanza le reti di supporto dei loro ammiratori. In mancanza di concerti dal vivo sono stati organizzati show in live stream, meet and greet digitali e streaming party, tutto questo ad opera degli stessi sostenitori del cantante o nati dalla collaborazione tra loro e il team dell’artista.

A fine febbraio, un articolo pubblicato da Billboard America, analizza l’importanza dei “Superfan” (cioè gli elementi più appassionati e capaci di una fanbase) come presenza essenziale per la riuscita di campagne di promozione. Questo fenomeno ha degli eccellenti esempi anche nel recente passato: l’enorme fandom di Louis Tomlinson – ex membro degli One Direction – dominando i trend di Twitter ha permesso, ad inizio 2021, la scalata della classifica ITunes del brano “Defenceless, non singolo estratto dal suo primo album da solista uscito a gennaio 2020. Altro esempio è rappresentato dal grande appoggio del fandom di Justin Bieber, che sostenendolo fin dal 2010, recentemente ha trascinato il suo ultimo album “Justice” al primo posto, per l’ottava volta, nella classifica “Hot 200” di Billboard.

È possibile considerare questo fenomeno non tanto come marea dettata dalla moda del momento, ma come una possibilità di riconoscimento efficace per l’artista che può dar credibilità a chi lo appoggia? Se dobbiamo darci una risposta positiva, allora gli artisti e i loro team sono responsabili di creare una guida seria per i propri sostenitori trasformando una passione in una possibilità professionale. Jaime Bilotti, co-fondatrice della neonata start-up Fan to Band, si pone proprio questo obiettivo: far emergere l’aspetto professionale dei fan e delle giovani ragazze che vengono definite da alcuni media, fin dai tempi dei Beatles, come “ragazzine urlanti”. La Bilotti intravede in questi giovani, provenienti da tutto il mondo e uniti da una grande passione, il futuro dell’industria musicale, proprio grazie alle loro idee e alla loro creatività che è mirata a sostenere e promuovere i loro artisti preferiti.

Per gli States (dove questa “fan culture” è sicuramente più sviluppata rispetto all’Italia) il 2021 è e sarà l’anno dei fan. A causa dell’emergenza sanitaria mondiale è stato concesso largo spazio a tutti i sostenitori degli artisti, è stata concretizzata la loro vicinanza e la loro dedizione. Eshy Gazit, manager internazionale di Monsta X (uno dei gruppi musicali Kpop di maggior successo) si esprime così sull’argomento del fan engagement: “Non direi un fan club. Sono più come partner. È un continuo darsi l’un l’altro e ispirarsi a vicenda. Monsta X lavora duramente per ottenere le cose migliori per i fan, e i fan lavorano duramente per potenziare Monsta X. È come un cerchio“.

In sintesi bisognerebbe rivalutare il ruolo di un fan anche all’interno di una strategia professionale e non considerare quei sostenitori così dediti solo come delle semplici e affidabili miniere d’oro.

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