COMA COSE, NOSTRALGIA DELLE DISCOTECHE

“NOSTRALGIA” è il nuovo disco dei Coma Cose che amano descrivere come un libriccino dal linguaggio futuristico che racchiude un mondo di significati che affiorano da un passato che brucia ancora. 7 tracce, sette storie da raccontare e ascoltare nel loro modo urbano che nell’arco degli anni li fatti conoscere e apprezzare prima dal pubblico milanese e poi nel resto dello stivale.

Coma Cose, il disco è una fotografia che immortala il cambiamento di una vita sempre in viaggio. Un viaggio che nell’ultimo anno è stato bloccato, e cosa vi ha fatto scoprire di più di voi come coppia e come Francesca e Fausto 

Fausto: <<Beh di sicuro è stato un anno particola per chiunque fa il nostro lavoro perché cercare l’ispirazione nel nulla è difficile, sopratutto per chi fa il cantautore e ti cibi di quello che ti circonda, di quello che ti succede, si fa fatica. La narrativa mandata a pescare nel passato ha fatto che emergessero delle personalità distinte, con grande lavoro di sartoria per far si che le canzoni avessero un punto di vista abbastanza univoco, cercando di dare un punto di vista singolare>>

In effetti quando si pensa a voi di pensa ad una cosa <<unica>>

C: << Da quando ci siamo conosciuti abbiamo sempre lavorato insieme o comunque avuto un progetto comune quindi questa cosa ci ha portato davvero a conoscerci come le nostre tasche. 

Qui potrebbe scattare l’invidia di molte coppie che pur essendo insieme da anni..non si conoscono

C: << Ci assomigliamo anche un po’ , pur essendo due persone molto diverse alla fine è come se ci fossimo un po’ completati. Facendo un lavoro artistico con qualcuno devi davvero avere un rapporto tanto profondo, banalmente per fare la musica noi non riusciamo a farla se non con i nostri produttori perché comunque per fare un lavoro di questo tipo davvero devi avere un rapporto di amicizia.

F: << È tutto naturale per noi, è un percorso che dura da un po’ di anni, ridendo e scherzando Coma Cose c’è da quattro anni, dall’inizio, è iniziato tutto cinque>>

Quindi il progetto parte da voi ma risulta essere familiare nel vero senso del termine

F: <<Come diceva Francesca il discorso della musica e anche dei produttori va difeso, dobbiamo cercare una zona comfort perché poi si rischia di non padroneggiala, e la stessa esibizione di Sanremo è stata quel caldo-freddo. 

Caldo-freddo?

F: <<Si,da una parte magari la freddezza se vuoi di chiuderci nel nostro mondo però poi cercare che quel nostro mondo fosse talmente intenso che poi in un qualche modo arrivasse anche all’esterno>>

C: <<Comunque raccontare una canzone che parla di noi, che noi ci dedichiamo a vicenda, quindi è venuto tutto molto naturale>>

Sia nello sport che nella musica , la seconda stagione o il secondo album è sempre il più difficile perché è quello della riconderma. Cosa vi aspettate di ricevere? 

F: <<Si, vero, come diceva Caparezza << il secondo album è sempre il più difficile nelle carriera di un artista>> credo che però questo secondo album nel nostro caso coincide sia con questa annata pazza e anche con un cambiamento di linguaggio della musica e dei social. 

Una scelta precisa quella di fare un disco cosi<<corto>?

F: <<La scelta di fare un disco così corto, così intenso, dove diciamo che parla la penna, la ricerca fondamentalmente, e non parla forse magari un linguaggio prettamente discografico, i dischi oggi hanno delle logiche di mercato ovviamente, io penso sempre che siano anni bellissimi per la discografia e un po’ meno belli e molto critici per la musica.

Motivo?

F: <<Perché la quantità che è richiesta dalle mille piattaforme ahimè va a scapito della qualità, ecco noi ce ne siamo fregati di tutto questo, di quello che succede all’esterno del mondo e abbiamo cercato di fare delle canzoni che avessero un senso, quello che volevamo raccontare stava in sei canzoni basta, non per forza magari allungare il brodo.

Non pensate sia una bella cosa?

F: <<Questa è una presa di posizione che ci piacerebbe arrivasse, come dici tu, sei tracce un EP, è vero, ma perché chiamarlo EP, in realtà nel 2020/2021 più di sei sette tracce ci servono quando ascoltiamo un disco? questo è un grande punto di domanda>>

Tu come la vedi?

F: << Se io avessi avuto venti canzoni bellissime le avrei pubblicate tutte e venti, però ecco quando tu ti accorgi e dici <<va beh, ne servirebbero altre tre o quattro>> ipoteticamente per il classico disco di dieci dodici e dici <<ma se non ce le ho perché me le devo>> . Devo uscire fuori, vivere una vita per un anno almeno e poi avrò roba da raccontare, adesso non ne ho più da raccontare. Vorremmo che arrivasse la sincerità e la trasparenza che abbiamo cercato sempre di avere dal primo giorno, insomma la coerenza del nostro percorso>>

Una delle mie tracce preferite è Discoteche abbandonate. Il sound e le atmosfere ricordano un misto tra gli Eisturzende Neubauten e i Daft Punk. Improvvisamente sembra di essere catapultati in Germania negli anni 80. La nostalgia è tangibile e fa stringere il cuore. Come se fossero passati 35 anni dallultima volta che siamo entrati in una discoteca?

C: << E’ l’ultima canzone arrivata, Qua dietro casa nostra, c’è una sorta di discoteca in mezzo ad un campo che non è mai stata finita, noi pensiamo sia una discoteca, noi andiamo qui spesso a passeggiare e abbiamo trovato questo pilastro di cemento ed ho detto <<ma cos’è questa roba qua>> ,ha la forma di una discoteca, è stranissima, però hanno buttato il cemento e niente più. MaI portata a compimento, e quindi abbiamo cominciato a ripensare a quando si andava in discoteca la domenica pomeriggio.

Quali discoteche frequentavate?

C:<< Noi che arriviamo dalla zona Brescia , Bergamo andavamo al Number One, Genux, Florida, ma anche al Cocoricò di Riccione e quindi niente, abbiamo cominciato a fare un po’ di viaggi di ricordi ed è venuta fuori così quella canzone, forse anche quella che è venuta in maniera più veloce quasi, l’ultima arrivata buttata fuori proprio velocemente>>

Potrebbe essere attualissimo il tema 

Fausto: <<Infatti sembra che parli del momento attuale dove ahimè molti locali anno chiuso. Togliendoci un attimo dal discorso Covid, se ci si pensa, i locali hanno una vita comunque, il locale è un ciclo che dura cinque, sei, dieci anni se va bene, ma poi chiude ad un certo punto, è un fenomeno culturale ad un certo punto, quindi a noi interessava forse allargare lo zoom al di là di quello che è successo quest’anno e di analizzare un po’ il percorso di questi luoghi di divertimento che cambiano come cambia la società come cambia tutto.>>

il risultato dell’era digitale sempre più presente?

F: <<L’era digitale sta cancellando tutta una serie di socialità e forse anche quella della discotecona, è anche un modo quando diciamo quando eravamo liberi, non è che adesso non si è più liberi quando ci si va a divertite, però proprio il senso di questi capannoni giganteschi che ti facevano sembrare in un Disneyland del divertimento, si arrivava la pischelli e dicevi <<wow cos’è sta roba>> e ripensarci fa un effetto di autotenerezza che dici “com’ero ingenuo, mi bastava poco, uno stanzone con una cassa dritta e mi sembrava l’America>> adesso forse per i giovani è più difficile stupirsi, è difficile magari trovare dell’intrattenimento così mistico però hanno altri vantaggi, ogni generazione ha i suoi pro e i suoi contro e noi abbiamo raccontato questo spicchio di memoria>>

Che cos’è per voi Milano?

C : <<Milano per noi è un punto di svolta della nostra vita perché siamo venuti qua per cambiare qualcosa della vita che facevamo in provincia, la noia che pervade la provincia quando sei ragazzino, e venire a Milano è un po’ un opportunità, non hai scuse, puoi dire qualsiasi cosa io voglia fare qua la posso fare quindi per me ha rappresentato questo e penso anche per Fausto>>

F: << Si concordo, è una sorta di terra promessa, è un posto dove comunque c’è tanta libertà, dicamo che la libertà è ammessa, in provincia a volte se sei una minoranza, di qualsiasi tipo, di gusto, di interessi, qualsiasi cosa, magari fai più fatica invece comunque a Milano è comunque una città che ti accoglie con una certa tolleranza e aperture, poi sta a te prenderti la tua fetta di vita>>

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