COMETE: “NAFTALINA E’ UNA CANZONE IN CERCA DI LIBERTA'”

Naftalina” è il nuovo singolo di COMETE che anticipa l’uscita dell’album e segna l’inizio di un nuovo percorso artistico per il giovane cantautore romano. La produzione è curata da Federico Nardelli e Giordano Colombo.

Il tuo nuovo singolo si chiama “Naftalina”. Com’è nato il brano e perché hai scelto questo titolo?

<<Il titolo “Naftalina” è legato a quell’odore di stantio, a questa sostanza chimica che tiene sotto controllo i vestiti nel corso del tempo. In questo titolo è racchiuso tutto il senso della canzone, qui la naftalina tiene unito e al sicuro un amore e una storia che in realtà sono finiti da tempo. Come un vecchio cappotto che ormai dovresti buttare e invece sentendo quell’odore dici – “Va beh ma è tutto ok…”. Noi siamo la naftalina della nostra storia che va male, facciamo di tutto per mettere a posto delle rotture che in realtà sono destinate a restare. Insomma è una canzone allegra (ride).>>

Quanta voglia avevi di far sentire questo pezzo?

<< Si stavo impazzendo come tutte le volte, forse un pò di più a questo giro perché era passato tanto tempo dal mio ultimo singolo “Glovo” che è uscito a ottobre. Come tante altre cose l’uscita di questo brano era stata posticipata, poi Naftalina è una canzone abbastanza lenta e ce l’ho sul groppone da tanto tempo e adesso vederla volare via è una gran bella sensazione.>>

Sono slittati tanti altri progetti oltre a questo singolo?

<< Eh si è slittato tutto, però ci siamo detti – “Ok ma quando ripartiamo si va e andiamo dritti alla meta”. Quindi adesso questo “Naftalina” anticipa l’album, poi ci sarà anche un altro singolo che verrà fuori e sono molto contento di questo perché questo è il primo passo del ritorno. Bisognava ripartire e sono felice che finalmente sia successo.>>

In questo periodo segnato dalla pandemia, nonostante tutto molti artisti sono riusciti a trovare la giusta ispirazione. E’ stato così anche per te o ci sono stati dei momenti di blocco?

<<Guarda io l’ispirazione l’ho trovata durante il primo lockdown, lì ho scritto tre quattro pezzi poi però stop, soprattutto dopo l’estate nonostante io sia uno che scrive sempre, nelle Note del mio Iphone segno sempre degli input che poi vado a riprendere per scrivere i brani. Adesso mi sta un pò pesando questa cosa, all’inizio era tutto nuovo e sentivo di avere cose da dire ma adesso stare chiusi in casa non è più una novità.>>

Comete, al centro dei tuoi brani ci sono sempre delle storie d’amore che partono dal tuo vissuto? 

<<Parto sempre dal mio vissuto, soprattutto in questo nuovo album. Come in “Naftalina” tutti abbiamo avuto una storia del genere no? E’ qualcosa che ho voluto raccontare e che potesse essere un messaggio universale. Come quando dico “ridere non è mai stato bello…”, non perché si rinnega quello che c’è stato ma per ammettere che ormai non andava. La canzone è mia ma è di tutti, questa è la forza. Anche in tutti gli altri brani ci sono delle mie storie, a volte anche tristi e queste sono molto facili da raccontare, non so perché ma è così.>>

C’è secondo me qualcosa che ti contraddistingue dagli altri artisti, ed è quello di riuscire ad entrare molto in empatia con le persone e i loro sentimenti. 

<< Sono molto contento che mi dici questo, ti ringrazio. Mi piace andare dritto al cuore della questione senza troppi giri di parole e quello che ho capito da quando ho iniziato a scrivere è che essendo un grande chiacchierone nelle mie canzoni volevo sviscerare tutte le mie paure, le mie ossessioni, le mie fragilità e spiegarle in poche parole.  Se questo arriva vuol dire che forse sono stato bravo, è quello che cercavo perché una canzone può essere bella o brutta l’importante è che quella cosa te la dica chiaramente. La storia viene raccontata per quello che è, niente di più e niente di meno. Sono molto soddisfatto e non vedo l’ora che esca questo disco, sono curioso di sapere quanto le persone ci si rivedono dentro.>>

In “Naftalina” descrivi un momento specifico che si vive in una relazione, quando sei in quella sorta di limbo tra la fine dei momenti felici e l’inizio della rottura. Tu come ti comporti in questa situazione?

<< E’ successo certo, ora sono felice e fidanzato ma è successa questa cosa. Dipende molto dalle persone che abbiamo davanti, non c’è un modo giusto o sbagliato di comportarsi. A volte passiamo del tempo con addosso questa sensazione, il sentirsi oppressi da una relazione che a vuole può rappresentare solo un momento a volte invece una vera e propria rottura. Questa è una canzone che va a cercare la libertà, che esce da quell’armadio e da quell’aereo che cito nella canzone. Se la relazione diventa una scatola chiusa che ti opprime devi spaccarla e uscire fuori, tornare a vivere e riprendere la tua risata più vera e sincera.>>

Qual’è secondo te il file rouge che lega tutti i tuoi brani?

<< Il file rouge per me è rappresentato da quella giornata in cui capisci qualcosa, tipo che ami da morire una persona. E’ l’epifania della nostra vita, quei momenti dove trovi il coraggio per fare qualcosa che cambia il tuo percorso, per stare meglio o meno peggio. In questo disco c’è tanta voglia di cambiamento e di accettazione della propria storia, per cambiamento intendo cercare di essere più sereni.>>

Mi dici qualcosa sulla copertina di questo disco?

<<Si abbiamo optato per una grafica perché di solito sono sempre state foto che poi mentre ascolti un brano, tipo su Spotify, vanno a perdersi in piccole icone. Anche i questo caso ho voluto semplificare il più possibile andando al nocciolo della questione e allora con un grande artista come Gio Pastori abbiamo creato questo collage formato da un cartoncino ritagliato con una lacrima, una stellina e un sorriso. Quella è naftalina, la risata con la lacrima, il pagliaccio, il clown che piange sotto la maschera e questo concept continueremo ad adottarlo anche per il prossimo singolo e l’album. E’ una bella linea. Vedere un’immaginetta con un logo che ti fa dire – “Ah si questa è Naftalina…” – mi piace mi inorgoglisce.>>

Tu sei partito esibendoti come artista di strada arrivando fino a X Factor. Ti eri immaginato un percorso del genere?

<< Si, mi sono immaginato pure di peggio, anzi di meglio tipo che andavo a Sanremo poi arriva Ed Sheeran e facciamo un singolo insieme giriamo per il mondo poi andiamo a Wembley… con l’immaginazione posso fare qualsiasi cosa (ride). La realtà dei fatti è che ho fatto tanto, X Factor è una di quelle cose. Sono felice di essere stato preso alla terza volta, fossi entrato prima non avrei fatto questo percorso anche perché non avevo canzoni e poi ognuno ha il suo tempo. Li ogni step l’ho vissuto ogni giorno come un regalo, mi dicevo – “Come va va…” – tu pensa, e sono serio, che manco ci dovevo andare io, ma seriamente. Stavo aiutando mio padre a fare un trasloco con quella felpa arancione che poi è diventata il mio simbolo con i cuori arancioni, poi ho raggiunto una mia amica che era la e mi hanno preso. Tutto davvero un caso.>>

C’è qualcosa di scaramantico che fai quando devi scrivere un nuovo brano?

<< Non tanto quando scrivo ma quando suono, quando suono faccio il segno della croce, come quando mi metto a tavola. Diciamo che non è proprio scaramanzia. Poi ho un oggetto e quella è la mia parte pagana, un oggetto che tengo sempre con me. Ci credo molto.>>

La tua musica rientra in questo genere che hai rinominato “Real Pop”. Quali caratteristiche deve avere una canzone real pop?

<< Ne parlo spesso di quest’affermazione che ho fatto una volta, bella sta domanda. Beh io scrivo in un modo e mi piace ci sia sempre differenza tra i vari artisti, spesso su Instagram ci sono ragazzi che suonano, scrivono e mi chiedono consigli e li cerco di portarli un pò sulla mia strada. Nel Real Pop non devi dire le cavolate ma puntare all’essenziale, non è Barocco ma Neorealismo. Se uno vuole scrivere canzoni in real pop dovrebbe buttare giù quello che sente in quel momento senza pensare ad una metafora, quello viene dopo. Prima c’è un’analisi interiore e poi butto tutto fuori, dopo ci saranno persone che hanno vissuto la stessa cosa e si ritroveranno nel brano.>>

Com’è stata l’esperienza da artista di strada?

<< Si io quando ho iniziato in strada mi vergognavo un sacco, un conto un concerto dove la gente viene apposta per te ma qui sei tu che vai da loro. Devi pensare di essere bravo e andare convinto, pensare che la gente si possa fermare per darti dei soldi. Dopo quando mi sono bloccato è stato bello perché ho avuto modo di parlare con tanta gente tra persone sconosciute e turisti. E col flusso di gente che c’è tra Roma in Via del Corso e Milano in Corso Vittorio Emanuele hai davanti a te un mercato costante, chi passa, chi ti ignora, chi ti ferma… il mercato musicale che ti passa di fronte. E’ molto interessante perché capisci come puoi fermare la gente, attrarre un certo tipo di persona, oppure quando si forma il cerchio e li hai fatto bingo, cosa ha funzionato, cosa no. Insomma impari a comunicare e questo mi ha aiutato tantissimo.>>

Tu sei di Roma ma vivi da poco a Milano. Cosa ti sei portato dietro dalla tua città?

<< Forse l’aggressività nella guida, a Milano sono tutti più tranquilli infatti mi sto ridimensionando. A Roma ti suonano sempre, a Milano sono sempre in giro in bicicletta. Parto come un guerriero quando mi metto in macchina a Roma ma a Milano poi mi rilasso.>>

Come ti trovi a Milano?

<< Molto bene, mi piace tantissimo da sempre. Si vive bene, io poi corro e faccio running e ti dico che è bello pure correre. Poi Milano è comoda perché anche quando hai più impegni prendi lo scooter e arrivi ovunque in poco tempo, Roma invece essendo enorme ce ne vuole.>>

Ci sono delle zone che ti piace particolarmente frequentare? 

<< Mi piace molto zona Paolo Sarpi, chinatown. Mio fratello aveva casa in Via Bramante e li è molto bello. Quando sei li ti sembra di vivere in una città cosmopolita, dove prima ti mangi i ravioli cinesi poi la pizza calabrese. Mi piace molto il Parco Sempione, ho già visto un bell’attico che non è male (ride), penso costi quanto ti pare, non ha valore è bellissimo.>>

Puoi anticiparci qualcosa del nuovo album in arrivo?

<< Ti dico già che non ci saranno featuring perché volevo fosse realmente il mio album, tenevo tanto a questa cosa. In questo disco andiamo a capire chi è Eugenio e perché mi chiamo Comete, Co-Me-Te perché c’è questa voglia di vivere come te sono come te, ho voglia di parlare delle goccette per dormire, di quando stai bene anche se la giornata è stata brutta perché c’è quella persona che ti fa sentire a casa anche se non sei a casa tua. Sono contento perché dopo tanto tempo questo è proprio quello che volevo dire, per me è già un successo perché c’è tutto quello che volevo dire.>>

Descrivi il tuo nuovo singolo “Naftalina” con una sola parola.

<< Claustrofobia. Parla di quei rapporti che ti fanno mancare l’aria. Io sono molto claustrofobico, puoi stare anche in un’aula magna o in uno stadio e sentirti comunque schiacciato, non serve una stanza chiusa. Lo sento molto quando una persona mi opprime, che poi ci si opprime entrambi in una relazione quando ci sono problemi che andrebbero risolti dal principio. Con questo brano diciamo che resta un memoriale per ricordare che quando ci sono queste crisi è meglio parlarne e non lasciar perdere. Altrimenti poi diventa tutto più pericoloso.>>

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