MOTTA: “LE CANZONI SONO PIÙ IMPORTANTI DI CHI LE SCRIVE.”

Tre anni dopo “Vivere o Morire” torna Motta con l’album “Semplice”, dieci tracce tra cui un insolito duetto e un brano scritto con Brunori SAS.

Motta Semplice

Sono passati tre anni dalla pubblicazione di Vivere o Morire e cinque da La Fine Dei Vent’Anni, dischi premiati con la Targa Tenco.

Ora Motta torna con Semplice, un album libero, più luminoso e che mette al centro le canzoni e al quale ha lavorato con Pacifico e Taketo Gohara. Il cantautore toscano, tra gli ospiti del Concerto del Primo Maggio di Roma, sarà al Carroponte di Milano il prossimo 21 luglio e all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 10 settembre.

Motta Semplice

Intervista a Motta

Semplice”, nuovo album che assume valore già dalla copertina e dal titolo.

«Il disco nasce da un lungo processo che alla fine ha portato anche a decidere di non esserci in copertina. Ho sempre pensato che le canzoni siano più importanti di chi le scrive e volevo lanciare questo messaggio anche in copertina. Nei due album precedenti c’era il mio viso in primo piano e fare questo passo indietro per me era fondamentale. Il titolo ‘Semplice‘ è una conquista. Non un punto di partenza, ma per me un faticoso traguardo.»

Una delle particolarità del disco è legata all’idea di album. Una narrazione che si articola traccia dopo traccia, con un’apertura e una chiusura. Per te cosa rappresenta?

«L’album per me è un concetto fondamentale, perchè ho bisogno di collocare ogni canzone all’interno di un progetto più ampio. Ogni canzone ha un suo valore proprio perchè è stata messa prima o dopo un’altra. Per questo in un disco per me è importantissimo l’inizio e la fine, proprio perchè deve essere chiaro qual è il racconto. Ed è fondamentale anche quello che c’è nel mezzo. Il fatto che non tutte le persone abbiano la pazienza di ascoltare dei dischi dall’inizio alla fine non deve portare chi li fa a perderci meno tempo. È fondamentale che gli artisti continuino a fare gli album proprio come una volta.»

Con i primi due album hai conquistato il Premio Tenco, ma ascoltando “Semplice” non avverto nessuna ansia da prestazione, ma proprio la volontà di portare un messaggio libero.

«Rispetto ai miei due album precedenti c’è molta più luce. Realizzandoli mi sono divertito più che in passato.»

Ho apprezzato anche l’utilizzo degli archi. Creano una struttura stratificata e non sono mai invadenti.

«L’utilizzo degli archi e il loro effetto è conseguenza di un percorso che ho fatto con Carmine Iuvone, che si è occupato dell’arrangiamento. Sono rimasto molto colpito dal lavoro svolto su un disco di Angel Olsen, perchè c’era questa struttura di archi che era molto diversa da tante altre cose che avevo già sentito.

Il mio percorso con Carmine è iniziato quando ho fatto il tour con Les Filles De Illighadad, il trio di ragazze del Niger, e sono molto contento del risultato che si può ascoltare in ‘Semplice‘.»

Squadra che vince non si cambia! Nel disco, infatti, tornano Pacifico e Taketo Gohara.

«Ormai ci conosciamo benissimo! Per esempio con Taketo ci capiamo con uno sguardo e ora ridiamo delle litigate del passato. Il rinnovo di una collaborazione, però, implica una responsabilità maggiore e questo ci ha portato a fare di più.»

Unico feat. di “Semplice” è con tua sorella Alice. Come è nata l’idea di coinvolgerla?

«Ho sognato De Gregori che ascoltava ‘Qualcosa di Normale‘. L’ho contattato e dopo aver sentito il pezzo per davvero mi ha suggerito di completarlo con una voce femminile. Io ho pensato che l’unica donna che avrebbe potuto cantare quel pezzo era mia sorella Alice. Interpretare con lei quel testo ne ha cambiato significato. ‘Qualcosa di normale‘ è un esempio di un testo che acquisisce importanza con il tempo.»

Com’è stato lavorare con Dario Brunori?

«È stato bellissimo. Noi ci conosciamo da tanto tempo, ma non avevamo mai collaborato. Non è facile scrivere insieme a un’altra persona, ma in questo caso tutto è andato bene fin dal primo minuto. Sentivo l’urgenza di raccontare un periodo non bello e avevo bisogno di un altro punto di vista. Così è nata ‘Quando Guardiamo Una Rosa‘. È bello lavorare con lui perchè entrambi conosciamo il peso delle parole.»

Concerto del Primo Maggio e poi qualche appuntamento estivo.

«Il palco è il mio luogo preferito nel mondo. Il Concerto del Primo Maggio è una possibilità che non tutti hanno. Spero di rendermi veramente conto di quello che starò facendo in quel momento. Per l’estate stiamo cercando di organizzare un tour nonostante tutte le difficoltà, ma io sono abituato a cavarmela. Quando ero più giovane e non c’erano locali che mi facevano esibire, suonavo per la strada

Foto di Claudia Pajewski

Simone Zani
Simone Zanihttp://www.stefanofisico.it
Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo "La Festa di Don Martello".

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