I CONSIGLI DEL BOOMER: L’EVOLUZIONE DEI SUPPORTI MUSICALI

Dal walkman al discman, mezzi e supporti oggi considerati “preistorici” che hanno rivoluzionato il modo di fruire la musica in era analogica

 Supporti Musicali

Se nel precedente appuntamento abbiamo parlato di “cosa” ascoltavamo negli anni ’80 e ’90, oggi ci concentriamo sul “come” usufruivamo della musica in questi due particolari decenni. Un’epoca in cui il massimo della tecnologia era sparare alle anatre con la pistola della Nintendo, per non parlare di quel prodigio della scienza e della tecnica rappresentato dal Tamagotchi.

La nostra era la generazione del Ctrl+Alt+Canc, stratagemma con il quale risolvevamo i problemi dei primissimi modelli di personal computer in commercio. In più, per sbloccare la PlayStation in panne bastava semplicemente soffiarci all’interno per poter tornare tranquillamente a giocare. Insomma, era tutto sorprendentemente più facile, nonostante la totale assenza di comfort digitali.

Stesso discorso per la musica, le piattaforme digitali non erano ancora nemmeno state concepite. Se volevi ascoltare la tua canzone del cuore dovevi trascorrere interminabili pomeriggi in attesa che passasse per radio, con il deejay che interveniva puntualmente sul più bello. In caso contrario, ti toccava rompere il salvadanaio ed investire i soldini della paghetta settimanale per acquistare la cassetta o il cd di turno.

Per vedere i videoclip dei nostri cantanti preferiti l’impresa era altrettanto ardua, ma per certi versi stimolante e avvincente. Non avendo YouTube a disposizione, l’unica salvezza era rappresentata dalle reti private, che trasmettevano (rigorosamente a caso) i video musicali alternandoli alle televendite dei coltelli e alle hot line, a seconda delle fasce orarie.

Storia ed evoluzione dei supporti musicali

Il viaggio comincia dal lontano 1878, quando Thomas A. Edison brevetta il primo strumento di riproduzione sonora della storia: il fonografo. Nel giro di breve tempo, dai cilindri si passa ai piatti, con l’avvento del grammofono a manovella. Nella prima metà del ‘900 il passaggio al motorino elettrico favorisce la nascita dei 78 giri, dando vita alla moderna industria del disco.

A partire dal secondo dopoguerra in poi, assistiamo alla commercializzazione del vinile a 33 e 45 giri, fino all’avvento dei nastri magnetici con l’introduzione delle bobine, delle audiocassette e degli Stereo8. Nel 1979 l’invenzione del lettore di musicassette portatile, detto walkman, cambia completamente la modalità di ascolto, la fruizione della musica diventa libera nel tempo e nello spazio.

Nel decennio successivo, l’avvento delle tecnologie digitali primordiali segna un punto di non ritorno per l’incisione e la distribuzione della musica. Il lettore laser, tramite un processore, trasforma i bit in numeri, che si traducono in suoni. E’ la nascita del compact disc, che nel giro di pochi anni diventa il supporto standard più diffuso al mondo, nonché l’ultimo prima del successivo monopolio della musica liquida.

Quali saranno le nuove frontiere della tecnologia musicale?

Se ascoltare un brano al giorno d’oggi è davvero un’operazione semplice ed immediata, c’è stato un tempo in cui non lo era affatto. Dall’avvento dell’mp3 in poi, i formati di compressione hanno dominato la scena, slegando la riproduzione della musica dai classici supporti. Il file viene scaricato, memorizzato, condiviso e visualizzato in tempo reale su qualsiasi dispositivo con estrema facilità.

Il fenomeno della pirateria è stato parzialmente fronteggiato con la diffusione dei download legali, tramite i cosiddetti digital stores (iTunes, Spotify, Amazon Music, Google Play, ecc ecc), strumenti necessari per cercare di contrastare la violazione del diritto d’autore, una piaga purtroppo sempre molto attuale. Ma quali saranno in futuro le tecnologie del terzo millennio?

Nonostante la recente e positiva riscoperta del vinile, possiamo tranquillamente ipotizzare una graduale e inevitabile scomparsa dei supporti fisici, un processo considerato ormai irreversibile. Da diverso tempo il tema dell’intelligenza artificiale divide l’opinione pubblica: c’è chi sostiene che sia utile a migliorare la nostra società e chi teme che possa manipolarla.

Per il momento, un algoritmo si limita a consigliarci quale video guardare, seleziona in successione il prossimo brano da ascoltare, propone nella home page le notizie che potrebbero interessarci, il tutto in maniera poco casuale, bensì strategica e mirata. Un processore analizza le nostre ricerche, i like e le attività che svolgiamo in rete, ci frequenta e impara a conoscerci giorno dopo giorno.

Ma cosa accadrebbe se il sistema iniziasse ad assimilare più nozioni possibili, fino ad arrivare a conoscerci più di noi stessi o, peggio ancora, a gestire ogni nostra singola volontà? E’ vero, la scienza fa passi da gigante, in mezzo secolo di storia siamo passati dal vinile al digitale, bisogna stare al passo con i tempi, ma senza perdere il contatto con la nostra realtà. 

Prepariamoci ad una società sempre più liquida, dove il confine tra quotidiano e virtuale sarà sempre più labile. La pandemia ci ha insegnato che i live in streaming possono rappresentare un’alternativa, ma non la soluzione. Nulla è come un concerto dal vivo. In futuro è ipotizzabile un’ulteriore crescita delle playlist e un netto indebolimento del concetto di album, considerato da molti già oggi obsoleto.

Difficile ipotizzare quale piega prenderà in futuro la fruizione e la divulgazione della musica. Venti o trenta anni fa non avremmo mai potuto immaginare un tale sconvolgimento, né tantomeno oggi possiamo ipotizzare cosa accadrà realmente. Tra ologrammi e realtà aumentata, l’augurio è che si possa disporre dell’intelligenza artificiale senza tralasciare la nostra sensibilità umana.

Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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