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I CONSIGLI DEL BOOMER: MAL DI LIVE, PERCHÉ CI MANCANO COSÌ TANTO I CONCERTI

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Analisi sulle conseguenze socio-discografiche di questo ultimo anno senza live, la musica dal vivo può essere realmente sostituita dallo streaming?

Musica Live

Scendere a patti con il distanziamento sociale, termine che abbiamo imparato a conoscere sulla nostra pelle nel corso degli ultimi mesi. Da un anno a questa parte, la nostra quotidianità è stata letteralmente stravolta dalla pandemia, in ogni nostro piccolo gesto. Tra i vari settori colpiti, a risentirne in modo significativo è il mondo della musica live e, di conseguenza, tutta la discografia nazionale.

Da circa un ventennio, il calo delle vendite fisiche dei cd ha portato l’intera industria ad investire più sulle attività dal vivo rispetto alla produzione in studio. Se la sciagura del Covid si fosse abbattuta in un momento storico in cui si vendevano ancora supporti fisici, tipo negli anni ’80 o negli anni ’90, avrebbe causato gli stessi effetti in termini discografici? Impossibile poter rispondere a questa domanda, ma il tema merita una riflessione.

I live sempre più al centro dell’industria discografica

Un tempo le tournée erano conseguenti alla pubblicazione di un album, oggi come oggi, invece, i concerti vengono annunciati ancor prima dell’uscita di un disco, a scatola chiusa, con dei tempi di prevendita sempre più dilatati nel tempo. La dimensione live è diventata la principale forma di autosostentamento per un settore in crisi già prima della diffusione del virus.

Gli errori sono stati molteplici e seriali, fino a provocare una matassa ormai difficile da sbrogliare. La nascita di internet è stata di certo un evento epocale, una svolta, il cui potenziale non è stato forse compreso immediatamente sin dal principio. Per anni si è tentato di contrastare la pirateria rilanciando le vendite fisiche, senza sviluppare una qualche tempestiva alternativa digitale.

Per almeno un decennio il web e i social network sono stati considerati dalle etichette come dei nemici da combattere, proprio come è capitato all’inizio con i talent show, in un primo tempo snobbati e poi diventanti improvvisamente delle miniere da saccheggiare fino all’ultima pepita. Intuito il valore, si è cominciato a fare man bassa di tutto, proprio come fecero i cowboy nel selvaggio west.

Il consumismo ai tempi del monopolio digitale

L’avvento della musica liquida ha poi portato ad una svalutazione dell’intero settore, perchè comprare un disco se con 10 dieci euro puoi ascoltare illimitatamente tutto ciò che vuoi? Per possedere qualcosa di fisico, verrebbe da rispondere ai nostalgici dei bei tempi, ma rieducare il pubblico (soprattuto quello più giovane) al concetto di costo di mercato è un’impresa ardua, specie in tempi come questi.

Sia chiaro, il consumismo ha colpito praticamente tutti i settori, ma non possiamo permettere che l’arte diventi totalmente fluida. L’augurio è che questo stop forzato dei concerti abbia favorito un sentimento di mancanza più che di abitudine, due tendenze comportamentali completamente differenti, opposte tra loro. Verrebbe da chiedersi: come mai i live prima del Coronavirus funzionavano ancora? Forse perché i prezzi dei biglietti non erano mai stati svalutati, anzi, rispetto al passato erano anche in aumento.

La gente è incentivata a pagare per un bene che abbia un valore riconoscibile e riconosciuto, mentre fatica a farlo per qualcosa che può riuscire ad ottenere gratuitamente per vie traverse. Pensare ad un futuro di live esclusivamente in streaming equivarrebbe alla fine di tutto, perché comincerebbero a proporci tre spettacoli al prezzo di uno, poi un abbonamento mensile come un menù fisso in stile all’all you can eat.

L’unica alternativa in attesa di un ritorno alla normalità

Se c’è una cosa che abbiamo imparato in questo ultimo anno è che nessun concerto online potrà mai replicare le emozioni di uno spettacolo dal vivo. Lo abbiamo toccato con mano in questa situazione d’emergenza: tante iniziative, alcune anche molto riuscite, hanno provato a creare alternative valide, ma nessuna è riuscita a replicare in modo significativo quel tipo di esperienza.

Al momento non possiamo che fare di necessità virtù, utilizzare lo streaming come palliativo, con l’augurio che le vaccinazioni e l’estate ci restituiscono una definitiva ripresa, per poterci riabbracciare e tornare a condividere le nostre emozioni in presenza, perchè nessuna tecnologia potrà mai ripetere una tale magia, quell’enigmatico connubio di suoni palpabili e di suggestioni tangibili.

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