Domenico Modugno Nel blu dipinto di blu

VIAGGIO NELLA STORIA DELL’EUROVISION SONG CONTEST: GLI ANNI ’50

In attesa della partenza ufficiale della 65esima edizione dell’Eurovision Song Contest, ripercorriamo insieme la storia della kermesse europea: i volti e le canzoni che hanno fatto grande la manifestazione canora
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In attesa della partenza ufficiale della 65esima edizione dell’Eurovision Song Contest, ripercorriamo insieme la storia della kermesse europea: i volti e le canzoni che hanno fatto grande la manifestazione canora

Eurovision anni 50

L’Eurofestival, o come lo conosciamo oggi Eurovision Song Contest, nasce ufficialmente nel 1955 da un’idea di un italiano: Sergio Pugliese, giornalista e drammaturgo, che suggerisce la realizzazione di un concorso canoro europeo liberamente ispirato al Festival di Sanremo, kermesse che nel nostro Paese aveva già ottenuto ottimi consensi in soli cinque anni.

L’intento è quello di unire culturalmente i vari Stati d’Europa reduci dalla Seconda Guerra Mondiale, promuovendo l’utilizzo e la diffusione della neonata televisione in tutto il continente. L’intuizione viene particolarmente apprezzata dall’UER, l’associazione delle emittenti radiotelevisive pubbliche europee, al punto che viene approvata la messa in onda dell’evento a partire dall’anno successivo.

1956: il debutto

La prima edizione della manifestazione si è svolta a Lugano, il 24 maggio del 1956, e vede trionfare la Svizzera padrone di casa, con il motivo “Refrain” cantato da Lys Assia. Prendono parte alla gara soltanto sette nazioni (Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Paesi Bassi, Lussemburgo e Svizzera), con due rappresentanti per ciascuna delegazione. Per l’Italia partecipano le prime due canzoni classificate all’ultimo Festival di Sanremo, vale a dire “Aprite le finestre” della pugliese Franca Raimondi e “Amami se vuoi” della piemontese Tonina Torrielli.

1957: applausi per l’Italia

Il 3 marzo 1957 è Nunzio Gallo a presentare “Corde della mia chitarra” all’Eurofestival di Francoforte, un’edizione con dieci Paesi partecipanti, grazie all’ingresso di Austria, Danimarca e Regno Unito. Vince l’olandese Corry Brokken con la sua “Net als toen”, mentre l’Italia è sesta con il già citato cantante napoletano, diretto dal maestro Armando Trovajoli. Un’esibizione storica, che registra il più lungo applauso in sala dell’intera edizione, di ben venticinque secondi, oltre a detenere il titolo di canzone più lunga presentata nella storia del concorso, con i suoi cinque minuti e nove secondi. A partire da quest’anno, vengono introdotte tre regole ancora oggi vigenti: 1) un rappresentante per ogni delegazione; 2) ciascun Paese non può votare per il proprio rappresentante; 3) chi vince ospita l’edizione successiva.

1958: l’amara medaglia di bronzo

La terza edizione ha luogo ad Hilversum, nei Paesi Bassi. Nel regolamento viene ridotta la durata massima delle canzoni in gara a tre minuti e mezzo. Dieci nazioni presenti all’appello, tra cui registriamo l’ingresso della Svezia e la fuoriuscita del Regno Unito. A rappresentare il nostro tricolore è Domenico Modugno con la celeberrima “Nel blu dipinto di blu”, speranzoso di replicare la bella vittoria sanremese. Qualcosa va storto e la canzone si classifica al terzo posto, nonostante il grande successo che, di lì a poco, otterrà in giro per il mondo, diventando l’unico pezzo della storia dell’Eurovision a vincere un Grammy Awards. Ad aggiudicarsi il titolo è la Francia, con “Dors, mon amour” di Andrè Claveau.

1959: doppio smacco per Modugno

L’ultima edizione del decennio si svolge a Cannes, presso la stessa sede del noto Festival del Cinema. Undici Paesi partecipanti, debutta il Principato di Monaco, mentre l’Italia schiera per la seconda volta consecutiva Domenico Modugno, ormai conosciuto in tutto il mondo come Mister Volare. “Piove” è la canzone con cui ha sbancato il Casinò di Sanremo in coppia con Johnny Dorelli, ma ancora una volta l’Europa non ci premia. Nonostante la grande popolarità ottenuta dall’artista e i favori della vigilia, il cantautore di Polignano si classifica al sesto posto. Trionfano per la seconda volta i Paesi Bassi, con Teddy Scholten e la sua “Een beejtie”.

Sono anni di rodaggio e di ricostruzione, in cui si tende a difendere a spada tratta la tradizione, storcendo il naso a qualsivoglia forma di innovazione. Le intuizioni di Modugno, seppur inizialmente mal comprese, getteranno le basi per il futuro e influenzeranno l’andamento dei decenni successivi, come vedremo a partire dal prossimo episodio.

https://www.youtube.com/watch?v=s0_5tg1G5eE

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