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CAPAREZZA: “QUANDO INIZI CON IL PIEDE SBAGLIATO È FATICOSO RIPARTIRE”

Il 7 maggio è uscito il nuovo album di Caparezza Exuvia, che arriva a quasi quattro anni di distanza dal precedente Prisoner 709
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Il 7 maggio è uscito il nuovo album di Caparezza Exuvia, che arriva a quasi quattro anni di distanza dal precedente Prisoner 709

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In un mercato musicale frenetico in cui lo streaming e Spotify sono i padroni assoluti, pare una pazzia aspettare quasi quattro anni per pubblicare un nuovo album.

Caparezza dimostra ancora una volta di essere completamente avulso da certe logiche e il 7 maggio ha pubblicato l’album Exuvia, un disco che qualcuno ha addirittura immaginato potesse essere l’ultimo per l’artista pugliese.

Un album che descrive un rito di passaggio, con un filo conduttore sottile, ma che allo stesso tempo si svela dopo più ascolti. Un’iniziazione alla vita sotto una forma diversa, un viaggio espiatorio nella foresta.

Il disco, fortemente ispirato dalla sceneggiatura del film incompiuto di Federico Fellini Il viaggio di G. Mastorna, è stato anticipato dal singolo La Scelta. Il brano alla terza settimana di programmazione è balzato sul podio della classifica Earone dei pezzi più trasmessi dalle radio.

Intervista a Caparezza

Quando hai annunciato l’uscita di “Exuvia” molti hanno pensato potesse trattarsi del disco di addio. È davvero così?

«Non lo so e non dipende solo da me. Dopo l’uscita di ‘Prisoner 709‘ e quando ho iniziato a lavorare a nuovi brani, ho avuto la tentazione di chiudere questo nuovo album in un cassetto. Ma non si tratta di una decisione, ma di un percorso naturale.

Prisoner 709” parlava di prigionia, ‘Exuvia‘ di fuga e mancherebbe un terzo capitolo dedicato alla libertà. Lascio aperta una finestra senza farmi condizionare. Nel nuovo disco ci sono diversi episodi in cui descrivo la mia ricerca della meraviglia perduta e lo faccio in un modo diverso rispetto al passato. Il nuovo atteggiamento è legato al fatto che io sono diverso. Se mi aggirassi sempre in una confort zone non sarei me stesso. Per esempio in ‘Exuvia‘ ho ridotto le chitarre elettriche all’osso e ho cantato molto di più.»

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Nel brano “Campione dei Novanta” canti “A volte il traguardo comincia da un passo falso” e parli apertamente del tuo percorso come Mikimix. Perchè proprio ora?

«Fare pace e rivalutare il passato. Quale miglior pretesto di un rito di passaggio… Per molto tempo mi sono vergognato del mio percorso come Mikimix, che comprendeva anche un Festival di Sanremo che per fortuna molti hanno dimenticato.

Quando inizi un percorso musicale con il piede sbagliato è faticoso ripartire. Vivo quel periodo come un passo falso, pur essendo arrivato nel momento giusto, quando il rap italiano stava iniziando a prendere piede.

In fondo, però, quando vedo le foto di quel ragazzo di vent’anni provo molta tenerezza. Poi, se vedo l’involuzione che la musica ha avuto negli ultimi anni noto che i pezzi di Mikimix paragonati a quelli di oggi sono dei capolavori alla Bob Dylan.

Sono critico con il passato, con il presente, ma devo fare pace con il futuro. È un meccanismo necessario soprattutto perchè nel presente si sono sgretolati i punti di riferimento. Accetto il cambiamento, ma non lo giustifico. Ne prendo atto, ma in questo disco c’è molto più spaesamento rispetto al presente, perchè ho trovato valore nel passato.

Ma non voglio essere Peter Pan. Lo odio perchè è una persona che non prende mai le sue responsabilità.»

Uno dei pezzi che meritano più attenzione nel disco è “Contronatura”.

«Si dice che la natura sia un libro aperto. Sì, ma di quale autore?

La natura è bella, ma molto spesso la diamo per scontata. Una delle sue caratteristiche è proprio l’incuranza. Per questo prendersi cura della natura è un atto profondamente contro natura, anche se necessario. Vorrei che fosse chiaro che quando si lotta per proteggere la natura lo si fa per difendere l’uomo. La natura esisterà anche l’uomo quando l’uomo non ci sarà più. E’ meravigliosa e selvaggia o forse è meravigliosa perché selvaggia. Io vorrei essere migliore della natura

Uno dei brani dell’album si intitola “Eterno Paradosso”. Un pezzo dove ancora una volta parli di una dimensione molto personale.

«Tutto è un paradosso, come canto anche in ‘Contronatura‘. Per esempio io odio stare al centro dell’attenzione, eppure sono nel mondo dello spettacolo. Il più grande paradosso è che mostro nei dischi il mio lato più interiore. Ho un atteggiamento strano anche nei confronti dei social.

Mi assomigliano e vi appio magicamente quando c’è da annunciare l’uscita di un disco o di qualche progetto. Io uso i social per promuovere quello che faccio e non quello che sono. Può essere l’utilizzo più sbagliato, ma per me è l’unica strada possibile.»

Non hai paura che le tue parole non possano essere comprese?

«Non voglio passare per il rapper acculturato. Tutto quello che cito l’ho appreso per curiosità e non per ostentarlo. Ci sono rapper molto più preparati di me, ma vorrei sottolineare che il mio mondo ora non è più quello dei cartoni animati. Oggi ho altri interessi. Gran parte delle cose che so e che scrivo me le suggerisce il mondo esterno. Mi fa piacere quando qualcuno approfondisce gli argomenti di cui parlo.

L’essere travisato è un’arma che utilizzano contro di te per disinnescare il messaggio del quale ti stai facendo portavoce.

Non sempre sono stato capito. Per esempio successe con Vieni a Ballare in Puglia. In quel caso ho avuto parecchi problemi con alcuni Assessori che non digerirono il brano e invitarono i miei supporter a boicottare i concerti. Inoltre si opposero al premio che Legambiente mi assegnò proprio per quel brano!»

In questi giorni risuonano ancora le polemiche per le parole di Fedez al Concerto del Primo Maggio. Tu come la pensi?

«Conosco quel palco e la difficoltà di esporsi in prima persona. Trovo che quello che detto Fedez sia condivisibile. Non ci sono punti sui quali si può obiettare. Sono sorpreso che abbia suscitato clamore, anche perchè non ho sentito argomenti fuori di testa.

Cosa succederà ora? Niente! Si parlerà dell’intervento, ma non del contenuto.»

Nel 2022 tornerai dal vivo. Stai già immaginando lo spettacolo?

«No, non ci sto ancora pensando. So che il tour partirà nel 2022, ma sono arrivato all’uscita di ‘Exuvia‘ concentrandomi solo sul disco. Tornerò esibendomi nei teatri perchè quella è la dimensione più adatta a un album come questo. Tutto sarà al servizio delle mie parole e della mia musica. Però per ora non ci sto ancora pensando concretamente.»

Il mondo degli spettacoli dal vivo è in ginocchio. Cosa pensi del movimento “Bauli in Piazza” e di “Scena Unita”?

«Le manifestazioni di ‘Bauli in Piazza‘ sono sicuramente lecite, ma a cosa portano? Ho cominciato a sviluppare un certo disinteresse verso certi proclami. Per ‘Bauli in Piazza‘ di pone l’attenzione sul disagio di una categorie ed è più onorevole quel comportamento rispetto ai tanti artisti che si espongono semplicemente postando una foto sui social.

Ogni manifestazione ha senso di esistere, ma io preferisco concentrarmi su qualcosa di concreto.

Per esempio sono molto vicino a ‘Scena Unita‘ che aiuta chi ha bisogno con azioni solide, reali e mirate.»

Foto di Albert D’Andrea

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