VIAGGIO NELLA STORIA DELL’EUROVISION SONG CONTEST: GLI ANNI ’70

In attesa della partenza ufficiale della 65esima edizione, prosegue il nostro viaggio nella storia dell’Eurovision Song Contest. Ripercorriamo insieme la storia della kermesse europea: i volti e le canzoni che hanno fatto grande la manifestazione canora

Eurovision anni 70

Dopo aver ripercorso quanto accaduto negli anni ’50 e anni ’60, prosegue la nostra retrospettiva dedicata all’Eurofestival, o come lo conosciamo oggi Eurovision Song Contest. Le prime quattordici edizioni hanno visto trionfare quattro volte la Francia, tre volte i Paesi Bassi, due volte il Lussemburgo, la Spagna, il Regno Unito e una volta la Svizzera, la Danimarca, l’Austria e l’Italia. Il nostro Paese si è aggiudicato il suo primo storico titolo nel 1964, grazie a Gigliola Cinquetti con “Non ho l’età”, una vittoria del bel canto e della melodia. Il nostro viaggio prosegue dagli anni ’70, un decennio che segnerà un ulteriore e profondo cambiamento nell’evoluzione della manifestazione.

1970: da Sanremo a Canzonissima

Dopo l’inusuale trionfo ad ex aequo dell’anno precedente, tra le quattro nazioni vincitrici viene sorteggiato il Paese che avrebbe ospitato la quindicesima edizione della kermesse, vale a dire i Paesi Bassi. La manifestazione ha luogo ad Amsterdam, con solo dodici stati partecipanti, quattro in meno del 1969. In disaccordo con il risultato e con il sistema di voto usato l’anno prima: Finlandia, Norvegia, Portogallo e Svezia decidono di disertare il concorso. L’Italia è rappresentata per la prima volta dal vincitore di Canzonissima e non da quello di Sanremo, stiamo parlando di Gianni Morandi, con “Occhi di ragazza” che si classifica soltanto all’ottavo posto. Ad aggiudicarsi il titolo è l’Irlanda con Dana e la sua “All kinds of everything”. Da segnalare l’introduzione delle cartoline di presentazione dei cantanti in gara, oltre alla presenza di lusso di un giovane Julio Iglesias in rappresentanza della Spagna, al suo debutto discografico con Gwendolyne, brano che si posizionerà al quarto posto.

1971: l’Europa nel mondo

Dopo il soggiorno olandese, l’Eurovision trasloca a Dublino. La quota dei Paesi presenti torna a diciotto partecipanti, tra cui ricordiamo il debutto di Malta. Massimo Ranieri rappresenta l’Italia con “L’amore è un attimo”, si classifica al quinto posto, mentre in prima posizione si impone il Principato di Monaco con la cantante francese Séverine e la sua “Un banc, un arbre, une rue”. La kermesse vive un bel momento di popolarità, nonostante alcuni la considerino in discesa, si registra l’interesse di mezzo mondo, con la serata finale che viene trasmessa anche negli Stati Uniti, in Africa e in Cina.

1972: l’audience alle stelle

Dopo la rinuncia del Principato di Monaco ad ospitare l’evento, il concorso si svolge in Scozia, ad Edimburgo. Per l’Italia, dopo sei anni di assenza, torna a prendere parte della kermesse la canzone premiata al Festival di Sanremo, in questo caso “I giorni dell’arcobaleno” di Nicola Di Bari, che si aggiudica il sesto posto. Sul gradino più alto del podio si afferma la cantante greca Vicky Léandros, in rappresentanza del Lussemburgo che si aggiudica il suo terzo titolo con la canzone “Après toi”. L’audience è alle stelle, si registrano ben 400 milioni di spettatori televisivi.

1973: onori di casa

L’Eurofestival torna dunque in Lussemburgo, con diciassette stati partecipanti, tra cui l’Israele, il primo Paese non europeo, ma comunque membro dell’EBU, a fare il suo debutto. A causa dell’attacco terroristico avvenuto alle Olimpiadi di Monaco nel settembre dell’anno precedente, l’organizzazione impone la massima allerta. L’Italia arruola nuovamente il vincitore di Canzonissima, ovvero Massimo Ranieri, che torna per la sua seconda e ultima volta con “Chi sarà con te”. Per lui un misero tredicesimo posto. A trionfare è il Lussemburgo padrone di casa, che raggiunge il quarto titolo, nonché il secondo consecutivo, con la canzone canzone “Tu te reconnaîtras” di Anne-Marie David.

1974: il mito degli ABBA

Dopo il rifiuto del Lussemburgo ad ospitare il concorso, il Festival si sposta a Brighton, nel Regno Unito. A dieci anni dalla vittoria, per l’Italia torna in gara Gigliola Cinquetti, fresca vincitrice di Canzonissima, che si classifica al secondo posto con “Sì”. Nulla può la nostra rappresentante contro gli ABBA, che trionfano con la celeberrima “Waterloo”, considerato ancora oggi uno dei maggiori successi di sempre dell’Eurovision. In ultima posizione, invece, si classifica il Portogallo con “E depois do adeus” di Paulo de Carvalho, canzone che rappresenterà un forte segnale per dare inizio alla “Rivoluzione dei Garofani”, che riporta la democrazia nel Paese iberico dopo ben cinquant’anni.

1975: debutto in Scandinavia

La ventesima edizione della manifestazione ha luogo a Stoccolma, in Svezia. Per l’occasione, viene inaugurato un nuovo sistema di voto che, salvo piccole modifiche, diventerà poi quello definitivo, utilizzato ancora oggi. Ogni Paese assegna un punteggio a dieci canzoni, per un massimo di dodici punti attribuiti alla propria preferita. Diciannove nazioni in gara, da segnalare l’esordio della Turchia. Per la prima volta, l’Italia è rappresentata da una coppia: Wess & Dori Ghezzi, che si classificarono al terzo posto con “Era”, canzone successivamente ripresa anche da Loredana Bertè. Vincono per la quarta volta i Paesi Bassi con la canzone “Ding-a-dong”, interpretata dal gruppo Teach-In.

1976: selezione interna

La manifestazione trasloca a L’Aia, si ritirano Svezia, Turchia e Malta, tornano in corsa Austria e Grecia. Dopo l’interruzione di Canzonissima, la Rai sceglie internamente i nostri rappresentanti, che in questo caso sono Al Bano e Romina Power con la canzone “Noi lo rivivremmo di nuovo”, intitolata anche “We’ll live it again”, che contiene per la prima volta inserti in lingua inglese. Settimo posto per i coniugi Carrisi, mentre sul gradino più alto del podio si impone per la terza volta il Regno Unito, con “Save your kisses for me” dei Brotherhood of Man.

1977: cinquina della Francia

A nove anni dalla precedente ospitata, l’Eurovision torna a Londra, questa volta in scena al centro congressi di Wembley. In questa ventiduesima edizione, viene reinserita la regola per cui tutti i partecipanti si esibiscono in madrelingua. In Italia arriva finalmente il colore, la Rai smette di trasmettere in bianco e nero. Per l’occasione viene scelta come rappresentante Mia Martini con la canzone “Libera”, che si piazza al tredicesimo posto. Cinquina della Francia, che si aggiudica nuovamente il titolo con “L’oiseau et l’enfant” della cantante Marie Myriam.

1978: dal cuore dell’Europa al Medio Oriente

Parigi ospita la manifestazione, giunta a quota venti partecipanti. Dopo qualche anno di assenza, tornano la Turchia e la Danimarca. Per l’Italia, da selezione interna, viene designato in nostra rappresentanza il quartetto dei Ricchi e Poveri, con “Questo amore”, brano che si classifica soltanto al dodicesimo posto. Vince Israele con la canzone “A-Ba-Ni-Bi” interpretata da Izhar Cohen & Alphabeta. Durante la diretta della serata, l’emittente televisiva nazionale della Giordania interrompe le trasmissioni con la proclamazione del secondo classificato, a causa delle complicate relazioni politiche con lo stato di Israele.

1979: l’ultima del decennio

La ventiquattresima edizione dell’Eurovision Song Contest ha luogo a Gerusalemme, quindi, per la prima volta non in territorio europeo. Diciannove nazioni partecipanti, la Turchia rinuncia a causa dell’opposizione di diversi paesi arabi alla presenza turca in terra d’Israele. Per motivi di sicurezza, infatti, l’organizzazione impone la massima allerta. Per l’Italia vengono scelti internamente i Matia Bazar con “Raggio di luna”, che non va oltre il quindicesimo posto. Vincono per la seconda volta consecutiva i padroni di casa, rappresentati da Gali Atari & Milk & Honey, con la canzone “Hallelujah”.

Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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