Mia Martini

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI MIMÌ, OMAGGIO A MIA MARTINI

A ventisei anni dalla sua prematura scomparsa, il nostro ricordo a Mia Martini: una delle voci italiane più belle di sempre, anima nobile e tormentata
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A ventisei anni dalla sua prematura scomparsa, il nostro ricordo a Mia Martini: una delle voci italiane più belle di sempre, anima nobile e tormentata

Mia Martini

Ci sono artisti che non potranno mai essere dimenticati, il cui mito continua a vivere nella nostra memoria e risiedere nella dimora nei nostri ascolti. Tra questi c’è Mimì, ci piace ancora chiamarla così, per tutti conosciuta anche e soprattuto come Mia Martini. Entrambi pseudonimi, perchè in realtà il suo vero nome era Domenica Rita Adriana Bertè, ma solo all’anagrafe.

Mimì… perchè l’abbiamo sempre considerata una di noi, grintosa sul palco e fragile come chiunque nella vita di tutti i giorni. Ripercorrere la sua storia è un esercizio emotivamente importante, perché all’interno di quella che possiamo considerare una carriera musicale ci sono momenti vissuti, alcuni delicati e tormentati, altri ancora oggi avvolti nel mistero.

Il 12 maggio del 1995 lo ricordiamo come un “giorno triste”, proprio come lei stessa cantava nella prima strofa di Piccolo uomo, uno dei suoi brani di maggior successo. Protagonista indiscussa di melodie di rara bellezza, tra le sue canzoni più note, citiamo anche Minuetto, Almeno tu nell’universo, Gli uomini non cambiano, E non finisce mica il cielo, Padre davvero e molte altre ancora.

Prima che donna e artista, Mimì è stata una voce, intensa e struggente, che ha saputo ispirare e far muovere le penne dei più prestigiosi autori italiani: da Lucio Battisti a Fabrizio De Andrè, passando per Ivano Fossati, Franco Califano, Claudio Baglioni, Enzo Gragnaniello, Mogol, Giancarlo Bigazzi, Riccardo Cocciante, Vasco Rossi, Biagio Antonacci, Enrico Ruggeri, Mango, Amedeo Minghi e tanti altri.

La sua è una storia che potrebbe servire da monito per le nuove generazioni, soprattutto in quest’epoca digitale così influenzata dall’apparenza e dal chiacchiericcio. Raccontare e rammentare l’umanità di una donna vittima del pregiudizio sarebbe un segnale importante, nonché un gesto doveroso per un’anima più volte violentata da calunnie e maldicenze.

Di lei tanto si è detto e troppo si è scritto, forse il miglior modo per ricordarla è ascoltare in silenzio l’immensa eredità artistica che ci ha lasciato, partendo in primis da una canzone: Mimì sarà di Francesco De Gregori. Ventisei anni dopo non possiamo far altro che chiederle scusa per la vita che ha avuto e ringraziarla per la vita che ha dato… e non smettere mai di chiamarla Mimì.

Mimì sarà (testo)

Sarà che tutta la vita è una strada con molti tornanti
e che i cani ci girano intorno con le bocche fumanti
che se provano noia, tristezza o dolore o amore non so
sarà che un giorno si presenta l’inverno e ti piega i ginocchi
e tu ti affacci da dietro quei vetri che sono i tuoi occhi
e non vedi più niente, e più niente ti vede, e più niente ti tocca

Sarà che io col mio ago ci attacco la sera alla notte
e nella vita ne ho viste, e ne ho prese, e ne ho date di botte
che nemmeno mi fanno più male e nemmeno mi bruciano più
dentro al mio cuore di muro e metallo, dentro la mia cassaforte
dentro la mia collezione di amori con le gambe corte
ed ognuno c’ha un numero, sopra ognuno una croce
ma va bene lo stesso, e va bene così

Chiamatemi Mimì
per i miei occhi neri e i capelli e i miei neri pensieri
c’è Mimì che cammina sul ponte per mano alla figlia e che guardano giù
per la vita che ho avuto e la vita che ho dato, per i miei occhiali neri
per spiegare alla figlia che domani va meglio, che vedrai, cambierà
come passa quest’acqua di fiume che sembra che è ferma, ma hai voglia se va
come Mimì che cammina per mano alla figlia e chissà dove va

Sarà che tutta la vita è una strada e la vedi tornare
come la lacrime tornano agli occhi e ti fanno più male
e nessuno ti vede, e nessuno ti vuole per quello che sei
sarà che i cani stanotte alla porta li sento abbaiare
e sarà che sopra al tuo cuore c’è scritto “vietato passare”
il tuo amore è un segreto, il tuo cuore è un divieto
personale al completo, e va bene così

Chiamatemi Mimì, chiamatemi Mimì
per i miei occhi neri e i capelli e i miei neri pensieri
c’è Mimì che cammina sul ponte per mano alla figlia e che guardano giù
per la vita che ho avuto e la vita che ho dato, per i miei occhiali neri
per spiegare alla figlia che domani va meglio, che vedrai, cambierà
come passa quest’acqua che sembra che è ferma, ma hai voglia se va
come Mimì che cammina per mano alla figlia e chissà dove va

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