GIAIME: “IL FILO CONDUTTORE? LA VOLONTÀ DI SPINGERSI OLTRE MANTENENDO LA SOLITA IMPRONTA RAP!”

Figlio Maschio” è il nuovo album di Giaime, 14 tracce tra cui il singolo “Quando”, pezzo dal forte sapore estivo e con un ritmo… reggaeton!

Giaime

È uscito Figlio Maschio, nuovo album di Giaime, rapper da 200 milioni di stream che anche in questo progetto mette in risalto la sua capacità di sperimentare.

Un disco in cui spiccano le collaborazioni con Chadia Rodriguez, Guè Pequeno, Jake La Furia, Nashley e Rose Villain.

L’artista incontrerà il pubblico in una serie di appuntamenti instore. Ecco il calendario.

28/05 – ore 15:00 – Milano – Mondadori, Piazza Duomo 1

01/06 – ore 16:00 – Bologna – Mondadori, Via D’Azeglio 34

03/06 – ore 16:00 – Roma – Mondadori, Via Appia Nuova 51

Intervista a Giaime

Perchè hai scelto come titolo proprio “Figlio Maschio”?

«Molto semplicemente sono io, l’unico figlio maschio dei miei genitori. Un titolo più autobiografico di questo non ci poteva essere.

Mi piaceva l’idea di parlare di me stesso senza dare al disco il mio nome come titolo. È come se ci fosse scritto: ‘Giaime, il figlio maschio sono io‘.»

Il disco si contraddistingue per un approccio sonoro molto eterogeneo. Qual è il filo conduttore?

«Il filo conduttore siamo io e i producer che hanno lavorato al disco. Ci siamo trovati a sperimentare cose diverse superando una la comfort zone. Noi facciamo musica per divertimento, anche se è il nostro lavoro.

Il filo conduttore, quindi, è la volontà di spingersi oltre, ma ovviamente mantenendo la solita impronta rap che è quello che porto avanti da sempre.»

Come mai hai scelto come singolo proprio “Quando”?

«È un brano che, grazie al ritornello, potrebbe essere efficace per allargare il pubblico. Sono un fan del reggaeton a apprezzo chi oltreoceano lo fa bene. Sony si è interessata al brano proprio per la sua semplicità. Poi nel disco è l’unica traccia reggaeton vera e propria.

L’album ha talmente tante sfaccettature che se avessimo scelto qualunque altro singolo sarebbe stato indifferente. Perchè sta al pubblico scoprire quello che si può trovare nelle varie tracce.»

Ritardo” è un pezzo che colpisce per il sound e per un ritornello fortissimo. Potrebbe essere il prossimo singolo?

«E’ una delle mie tracce preferite da tutti i punti di vista. In Italia a volte si è inquadrati in un genere soltanto e non è sempre facile farsi capire. Non so però se questo singolo incontrerà il parere unanime delle persone. Mi auguro che venga riconosciuto per quello che è. Melodicamente è uno dei pezzi che preferisco, ma prima di pensare ai prossimi singoli aspettiamo di capire come andrà il disco.»

Anche se non vincessi stavolta, il percorso è stato il migliore che abbia fatto fino ad oggi.” Hai il timore di non essere capito?

«Non mi interessa molto essere capito. Preferisco sapere che alle persone piace sentire la mia musica. A volte provo una sorta di ansia da prestazione. Vincere per me vuol dire rivoluzionare la carriera. Farle fare un passo in avanti importante.

Se dopo il disco l’asticella si sarà alzata vorrà dire che ho vinto, altrimenti no. Comunque io mi sento a posto con la coscienza perchè nel disco c’è il mio lavoro e l’ho fatto con tutte le migliori intenzioni. Quello che ho scritto è sincero.»

Mamma (scusa se)” sorprende per originalità. Qual è l’ispirazione che ti ha guidato nella composizione del brano?

«Il brano è nato perchè sono un grande fan del reggaeton e in particolare di Bad Bunny. Ho sentito il suo ultimo album e il pezzo ‘Tu no vive asì‘ che è in questo mood! Un punk rock mischiato con il rap, una sorta di crossover dei giorni nostri. L’ho trovato così interessante che ho detto… proviamoci!

Ero in studio con Shorty Shok, la mia spalla vocale durante la lavorazione del disco, e siccome lui fa proprio questo genere è calzato a pennello.

Abbiamo lavorato al provino per portarlo da Andry. Lui lo ha arricchito, lo ha migliorato e lo ha trasformato facendolo rientrare nelle mie corde. Il suo apporto è stato fondamentale. È uno dei brani più sorprendenti che mai avrei pensato di fare nella mia vita.»

Il mio pezzo preferito è “Club Hotel”. Qui dimostri di essere credibile anche in un mood più introspettivo!

«“Club Hotel” è un pezzo scritto con grande sofferenza che parte da un beat trovato su YouTube. Mi ero appena trasferito andando a vivere da solo e lì ho subito un primo disagio dovuto al cambiamento.

Ho scritto il brano e il giorno dopo Andry ci ha cucito sopra uno dei beat migliori della sua carriera. Anche per me è uno dei pezzi più belli del disco. Un classico.»

Finalmente potrai incontrare i tuoi supporter con tre date instore. Cosa ti aspetti?

«Mi aspetto un grande entusiasmo. Ho fatto date instore solo due volte, al 2013 e al 2014. È tanto che non ho un rapporto del genere con i miei fans. Loro sono sempre stati molto calorosi e immagino dopo tutto questo tempo sarà bellissimo incontrarci. L’unica cosa che mi dispiace è che i posti saranno limitati. Non saranno i classici instore in cui ci si presenta e si cerca di firmare le copie a tutti. I posti saranno solo 150. Ma dico… meglio di niente. È una grande gioia incontrare qualcuno interessato a comprare il disco.»

Cosa rappresenta per te la città di Milano?

«Sono nato per caso a Milano e mi ci sono trasferito solo nel 2006, quando avevo appena compiuto 11 anni. È come se fossi tornato a casa. È la città che mi ha permesso di fare questo mestiere e sono certo che se non mi fossi trasferito forse oggi non farei il rapper! Le devo tanto. È una città spietata, ma bella allo stesso tempo.»

Simone Zani
Simone Zanihttp://www.stefanofisico.it
Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo "La Festa di Don Martello".

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