Rino Gateano

RINO GAETANO, OMAGGIO ALL’ULTIMA MASCHERA DELLA CANZONE D’AUTORE

A quarant’anni dalla sua prematura scomparsa, il nostro ricordo di Rino Gaetano: visionario cantastorie ha saputo stravolgere le regole e rinnovare le liriche della musica leggera italiana
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A quarant’anni dalla sua prematura scomparsa, il nostro ricordo di Rino Gaetano: visionario cantastorie ha saputo stravolgere le regole e rinnovare le liriche della musica leggera italiana

Rino Gateano

Sono trascorsi quarant’anni dalla tragica scomparsa di Rino Gaetano, morto all’età di trent’anni in seguito a un incidente stradale. La sua musica resta l’eredità più importante, apprezzata dalle generazioni successive per il suo estro contemporaneo, decisamente avanguardista per l’epoca.

Cinico e spregiudicato, come solo i poeti e i menestrelli sanno mostrarsi, nel corso della sua breve carriera è riuscito a sottolineare le contraddizioni e condannare le malignità della nostra società, senza mai puntare troppo il dito, concentrandosi su un certo tipo di narrazione ironico-allegorica.

Non ha mai preso nulla troppo sul serio, nemmeno se stesso, vivendo perennemente in bilico tra l’immagine del cantautore impegnato e il ruolo del giullare di corte. Figlio del sud, voce della gente comune, Rino Gaetano ha raccontato la vita di tutti, nessuno escluso… nemmeno il cane.

Le frasi più belle di Rino Gaetano

“Ad esempio a me piace per gioco
tirar dei calci a una zolla di terra
passarla a dei bimbi che intorno al fuoco
cantano giocano e fanno la guerra”

(Ad esempio a me piace il sud – 1974)

“Chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
chi è morto d’invidia o di gelosia
chi legge la mano, chi vende amuleti
chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere”

(Ma il cielo è sempre più blu – 1975)

“Cogli la mia sera d’aprile
scrivevo parole, faceva all’amore
lasciale almeno i ricordi
le loro mani nel chiedere e amore nel dare”

(Cogli la mia rosa d’amore – 1976)

“Mio fratello è figlio unico
perchè è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone
perché è convinto che nell’amaro benedettino
non sta il segreto della felicità
perché è convinto che anche chi non legge Freud
può vivere cent’anni”

(Mio fratello è figlio unico – 1976)

“Marce, svastiche e federali
sotto i fanali l’oscurità
e poi il ritorno in un paese diviso
nero nel viso, più rosso d’amor”

(Aida – 1977)

“Paranoia e dispersione
inerzia grigia e film d’azione
allestite anche le unioni
dalle ditte di canzoni
e tu non torni qui da me
perché non torni più da me”

(Escluso il cane – 1977)

“Ci si sente vuoti dentro il cuore
ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
spendi per opere assistenziali
per sciagure nazionali e ti guadagni l’aldilà
e puoi morire in odore di santità”

(Fabbricando case – 1978)

“Cerco gli occhi di chi parte
di chi si ferma e chi va in fretta
la sincerità nell’arte
cerco il punk in una lametta
la felicità e il dolore
nel fumo di una sigaretta”

(Cerco – 1978)

“Io scriverò perché ho vissuto anche di espedienti
perché a volte ho mostrato anche i denti
perché non potevo vivere altrimenti,
io scriverò sul mondo e sulle sue brutture
sulla mia immagine pubblica e sulle camere oscure
sul mio passato e sulle mie paure”

(Io scriverò – 1979)

“A te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te”

(Ti ti ti ti – 1980)

“Mi dicono alla radio: statti calmo, statti buono
non esser scalmanato, stai tranquillo e fatti uomo
ma io con la mia guerra voglio andare sempre avanti
e costi quel che costi la vincerò, non ci son santi”

(E io ci sto – 1980)

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