IL CAIRO: “CON SCIROCCO PORTO A MILANO IL MEDITERRANEO”

Milanese dalla nascita ma da sempre con una grande nostalgia per il Sud e il Mediterraneo. E’ uscito “SCIROCCO” il primo EP del giovane IL CAIRO, un disco introspettivo, contaminato e che ha il sapore del mare.

Esordisci col tuo primo EP dal titolo “Scirocco”, come il vento. Ti chiedo dove vorresti ti portasse.

<<Bella domanda, ti dico in realtà l’ho chiamato così più che per farmi portare da qualche parte per farmi arrivare qualcosa da più a sud. Ricevere qualcosa dal Mediterraneo, da quel mondo che si affaccia sul mare restando a Milano, io poi sono uno fermo che si muove in altri modi quindi quello che mi arriva con lo Scirocco lo assorbo e poi lo metto in musica.>>

In che senso “ti muovi in altri modi”?

<<Diciamo che mi muovo più col pensiero, poi certo anch’io l’estate la passo al mare ma a livello mentale e di immaginazione io mi sposto tutto l’anno. Vivo a Milano ma mi proietto sempre in altri luoghi, scrivo della mia città ma con la testa sono sempre altrove.>>

Perché Il Cairo come nome d’arte?

<<E’ un nome nato un pò di anni fa quando purtroppo sono avvenute le prime tragedie nel Mar Mediterraneo, parlo di naufragi di migranti, e ricordo di essere rimasto segnato negativamente da questa vicenda. In camera avevo un gigantesco atlante che spesso consulto, da li mi sono messo con un righello a seguire la penisola italiana e dall’altra parte del mare c’era Il Cairo perciò mi son detto – “perché non fare questo movimento opposto? perché non andare incontro a quelle persone che noi pensiamo, in maniera superficiale, arrivino solo dalla zona de Il Cairo, del nord Africa e del Medio Oriente?”. Un viaggio all’inverso che poi si è unito alla passione per questo mondo e per l’Antico Egitto che mi ha sempre affascinato. L’insieme di tutto questo mi ha portato a scegliere il nome d’arte.>>

Perché la scelta di un tema come la malinconia al centro di “Scirocco”?

<<Ma guarda un pò perché a livello di scrittura tutti i brani dell’EP appartengono ad un periodo che ho vissuto abbastanza malinconico, sia da un punto di vista familiare che sentimentale e questo ha influito molto. Poi diciamo che è anche un pò il mio “modus vivendi” perché sono una persona che spesso nel vivere e nello scrivere canzoni sente una certa nostalgia per qualcosa che ha vissuto o che deve ancora vivere. Mi piace utilizzare il paragone dell’aria che cambia quando arriva la primavera. La senti più frizzante no? ecco vivo spesso questa sensazione, pensando che ci sia qualcosa di malinconico nell’aria, che mi porta dei ricordi. E’ come una “speranza malinconica” per quello che potrà succedere e questo mood di conseguenza è entrato nel disco.>>

Un malinconia che spesso però non sappiamo da dove arrivi ma che secondo te può essere curata con lo Scirocco che diventa come una “cura tropicale”. Ce lo puoi spiegare?

<<Partiamo dal fatto che essendo stato tanto al Sud so bene cosa significa quando arriva lo Scirocco. Tutto si ferma e c’è questo caldo atroce che non permette neanche di muoversi. Camilleri diceva che è il momento perfetto per riflettere su se stessi, perché l’unica cosa che puoi fare è pensare. Nonostante poi nel disco non ci sia un’idea di immobilismo e staticità perché alcuni brani si possono anche ballare, c’è comunque questa cura tropicale che all’improvviso ti culla con questo vento caldo e uno riflette su quello che è stato, su quello che ha vissuto e che vive. Ovviamente si prova a dare delle ipotesi per capire da dove arrivi questa malinconia, poi dare una risposta precisa è impossibile ma almeno ci si prova.>>

Quali sono gli artisti che hanno segnato il tuo background artistico? 

<<Per quanto riguarda il cantautorato italiano ho due mostri sacri che sono Dalla e Battiato, soprattutto il secondo che mi ha influenzato tanto con i suoi brani dai quali usciva l’amore incredibile per la Sicilia e il Mediterraneo. Artisti più recenti invece ti dico Colapesce e Dimartino che ascolto da molto tempo, da prima del successo sanremese. Sarà perché sono isolani e siciliani però mi ritrovo moltissimo in loro. Anche il mondo afro o afrocaraibico mi ha segnato con l’ascolto dell’afrobeat di Tony Allen oppure Mario che è un chitarrista del Mali, insomma artisti un pò distanti da noi ma che apprezzo molto. Adesso c’è un gruppo che ascolto spesso, i Khruangbin, sono texani e fanno dischi strumentali dove entra tutto il mondo sudamericano e nordafricano. Questo mi ha preso moltissimo, poi io studio anche le percussioni, salsa, samba quindi quell’influenza c’è stata.>>

Sei nato e cresciuto a Milano ma come hai detto tu ti senti di appartenere al mare e al Sud Italia. E’ stato un EP itinerante questo? Dove è stato registrato?

<<Questo è curioso perché in realtà è nato tutto a Milano, forse “San Siro” l’ho scritta altrove qualche estate fa ma in realtà stavo pensando al mio ritorno in questa città perciò è abbastanza “Milano centrico” com disco.>>

Con la tua musica passi da Milano, al nord Africa e arrivi fino in Colombia. Quali sono gli elementi che li legano?

<<Bella domanda, quello che trovo affascinante e che lega questi tre mondi è questo aspetto di vita vera senza troppe sovrastrutture. Mi vengono in mente certi porti marittimi dove la vita scorre in modo semplice, genuino, sincero e questa cosa la rivedo molto nell’Africa e nel SudAmerica. Vivo a Milano ma soffro un pò il mondo dei grattacieli e dell’avanzato, mi piacciono i quartieri più antichi dove trovi persone che vivono li da una vita. Questo è ciò che mi colpisce.>>

Qual’è l’aspetto di Milano che più ti ha segnato e che ritroviamo nei tuoi brani?

<<Allora io sono nato, cresciuto e vivo ancora in un quartiere che è vicino alla circonvallazione esterna dove passa la 90, vicino San Siro. Le zone che ho più frequentato e che preferisco sono quelle di Villapizzone e Cagnola, siamo in Viale Certosa, e poi Isola prima dell’esplosione che ha avuto diventando una delle zone più belle di Milano. Poi ci sono anche molti quartieri che trovo stimolanti dal punto di vista artistico e culturale tipo Porta Venezia ma la cosa che più apprezzo è che qui non ti senti mai solo e hai sempre a che fare con persone nuove. E’ una città inclusiva dove tutto è interessante e può darti qualcosa.>>

Credi che Milano sia la città giusta per ispirarti e far nascere nuovi progetti artistici oppure un giorno ti trasferirai al Sud?

<<Eh hai centrato il punto! Poche settimane fa sono stato a Palermo, città nella quale non ero mai stato, e devo dire che mi ha stimolato molto. Vorrei trovare un periodo dove mi allontano e cerco ispirazioni altrove, d’altra parte però penso che anche l’assenza possa servire, qui ad esempio non lo senti il Mediterraneo, magari culturalmente si ma non concretamente. La mancanza a volte mi ha stimolato ancora di più, tanto che i pezzi più marittimi li ho scritti a Milano. Comunque prima o poi una trasferta la farò per forza.>>

Stanno nascendo sempre più generi musicali, il tuo l’hai rinominato “Pop Mediterraneo”. Quali caratteristiche dovrebbe avere un artista per rientrare in questo genere?

<<Sicuramente, parlo per me e per quelli che sono i miei gusti, delle chitarre riverberate con un chorus che sono veramente la mia passione da una vita e trovo che rispecchino un pò il Mar Mediterraneo. Quando suono quelle chitarre mi sembra quasi di immergermi nell’acqua. Poi anche i sintetizzatori perché per quanto uno possa pensare che appartengano ad una realtà più nordica, scandinava o tedesca, noi abbiamo dei grandissimi artisti che li utilizzano tipo Giorgio Moroder ma anche lo stesso Battiato li ha utilizzati. Ecco io vorrei fare una cosa simile. Quindi chitarre, sintetizzatori e poi non possono mancare le percussioni.>>

Che messaggi vorresti arrivassero alle persone che ascoltano i tuoi brani?

<<Che non c’è nulla di male nel contaminarsi un pò, è vero a volte ci si può spaventare perché qualcosa di estraneo magari non lo capiamo subito e invece questo, almeno per me, ha sempre significato ricchezza. Auguro a tutti di fregarsene e andarsi a sporcare un pò in giro.>>

Progetti futuri de Il Cairo?

<<Stiamo fissando il tour per quest’estate, adesso tempo una settimana massimo due annunceremo qualche data. Nonostante le difficoltà e le restrizioni saremo comunque in giro a suonare e questa è una cosa bellissima. Il 10 luglio ad esempio sarò a Santa Margherita Ligure perché sono stato selezionato tra gli otto finalisti del Premio Bindi e questa è una grande soddisfazione, poi probabilmente Varese e agosto invece ci spostiamo verso le Marche, la Puglia, la Basilicata e stiamo lavorando anche per la Sicilia. Poi tornati dalle vacanze mi metterò li per ultimare il nuovo disco al quale in realtà sto lavorando già da tempo. E’ quasi pronto.>>

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