DANIELE BARSANTI: “ZINGARI” È LA MIA PREGHIERA LAICA

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DANIELE BARSANTI è un musicista, cantante, autore e compositore toscano classe 1990. Viene scoperto da Saturnino Celani, noto bassista di Jovanotti, tramite un provino su Soundcloud, durante il quale si esibisce con “Lucia”, brano che nel luglio 2015 viene pubblicato sotto l’etichetta Universal Music Italia. A settembre dello stesso anno viene nominato “Artista del mese” da MTV e il video del singolo entra in rotazione sul canale MTV New Generation. Il suo album “Zingari” è uscito venerdì 2 Luglio. Noi lo abbiamo intervistato per questa occasione.

Ciao Daniele. Com’è stato per te questo inizio di 2021?

È stato abbastanza strano. Dopo l’estate del 2020 pensavamo tutti di averla sfangata e invece siamo ritornati di nuovo un po’ nell’incubo. Per fortuna siamo riusciti a ritornare a galla. Spero che questa sia l’ultima uscita dalle tenebre, non voglio passare un altro anno in questo modo. Come si può notare dal disco io sono uno che vive tanto e si gode la vita appieno. Chi fa canzoni forse soffre ancora di più.

Hai avuto diverse esperienze nonostante la tua giovane età. Qual è stata secondo te quella più significativa?

Il mio inizio di carriera grazie a Saturnino. Pubblicai un singolo su Soundcloud registrato in casa mia e lui lo sentì e lo pubblicò sul suo Facebook. Quello mi portò a firmare il mio primo contratto discografico con Universal. Per me è stata veramente una bomba quell’esperienza lì. Io non sono uno che guarda al passato, vivo molto il presente.

Come descriveresti la tua musica a qualcuno che non ti conosce?

Impulsiva, emotiva, notturna e brillante, nel senso di essere brilli! (ride ndR). È fresca, frizzante ma anche piena di vino.

Com’è nato il tuo disco Zingari?

È nato da notti con chitarra e pianoforte e dalla mia voglia di raccontarle. Amo molto i viaggi in macchina improvvisati, il creare emozioni, stare insieme agli amici e far sembrare come se il tempo si fermi. A trent’anni uno di solito incomincia a fare bilanci e per me è una cosa dannosissima che non serve a niente. Bisogna godersi il momento, stare bene e dare valore alla vita che si ha e non a quella che si vorrebbe.

Qual è la canzone del disco che preferisci?

“Zingari” è la canzone che descrive di più l’album mentre quelli che io ritengo personalmente migliori sono “Lei” e “Drammatico”. Comunque è sempre difficile stabilire quale pezzo sia il migliore.

Nei tuoi pezzi spesso si intravedono fotografie e critiche della società che ci circonda. Quali sono secondo te i più grandi problemi del mondo di oggi, sia musicale sia no?

Il tempo e l’attenzione. Il tempo scorre inesorabile, Zingari è una sorta di preghiera laica per fermare il tempo. Ci lamentiamo sempre di non avere abbastanza tempo, non riusciamo a goderci la vita eppure passa sempre e lo sprechiamo. È un disco molto sincero, quando c’è sincerità non ci può essere offesa. Un altro grande problema infatti è non riuscire mai a dire quello che si pensa, cercare a tutti i costi di dire sempre la cosa giusta. Una concezione terribile che la seconda possibilità sia sempre migliore della prima. Inizialmente si diceva che era giusta solo la corrente di un certo tipo, poi si è arrivati a dire che sono tutte giuste e adesso invece è giusta solo quella che va controcorrente. La libertà di parola è sempre la libertà di parola ma spesso ci manca il tempo e la possibilità di esprimerla.

Com’è nato il singolo Il Lato B ed il suo particolarissimo video?

È molto contradditorio. La canzone è apparentemente leggera nel testo ma poi nel video c’è un’interpretazione diversa, il reale significato. Volevo esorcizzare il racconto della relazione amorosa come consuetudinaria. Ci sono rapporti di solo sesso che funzionano benissimo. Il problema è che spesso si evolvono in rapporti di plastica, si finisce per essere manichini di qualcun altro. Quando l’amore entra in gioco c’è sempre quello che finisce per essere più innamorato dell’altro e ci rimane fregato. Si pensa di governare e finiamo governati.

È un’esperienza che tu stesso hai vissuto?

Certo, assolutamente sì! È una storia vera, volevo appunto raccontare un certo tipo di rapporti, far cadere alcune maschere. C’è questa filosofia dell’ostentazione da entrambe le parti, sia maschile sia femminile. Ci sono certi tipi di persone che attraggono questa ostentazione e questo materialismo, che sembra un po’ un Truman Show.

Quali sono i tuoi programmi per quest’estate?

Ascoltare Zingari in spiaggia con un gin tonic in mano (ride ndR). I tour voglio ricominciare a farli quando si potrà avere un pubblico vivo e non quando dovrà stare seduto per colpa del Covid. È un disco che va ballato e sudato. Fosse stato un live acustico/sinfonico allora avrei accettato le restrizioni ma in questo caso voglio che la gente sudi appiccicata quindi aspetteremo.

Facendo un passo indietro hai creato una canzone su Instagram durante il lockdown, Forever Offline. Com’è nata questa idea e come sei riuscito a canalizzare il lockdown in qualcosa di creativo?

L’idea è nata soprattutto dalla noia. Volevo fare qualcosa di creativo in un momento in cui le persone erano chiuse in casa. Io da cantautore sono abituato ad avere dei momenti in cui sono chiuso nel mio studio ma le persone normali hanno una loro quotidianità. Quindi ho deciso di fare una canzone attraverso le storie di Instagram e coinvolgere i miei fan in prima persona. Così hanno anche potuto capire quanto lavoro c’è dietro un pezzo, li ho fatti divertire e li ho resi partecipi di qualcosa. Li ho portati nel mio mondo creativo e a poter fare una scelta anche in maniera leggera.

Quindi hai vissuto bene il lockdown?

Assolutamente no! È una di quelle cose che ho fatto nella vita, è passato, però ora basta. Per me è stato noioso come tutti ma essendo un’artista son riuscito a tollerarlo meglio.

Cosa pensi del mondo della musica di oggi?

Ci sono i cantautori di oggi, i cosiddetti indie, a cui io sento di appartenere e che hanno diversi progetti musicali interessanti. Poi ci sono anche i pagliacci che son quelli che fanno finta di fare i cantautori e di fare anche la trap e infine ci sono gli artisti che fanno trap. Queste sono le categorie principali. I pagliacci vengono sgamati subito, il pubblico prima o poi se ne accorge di chi è vero e chi è no. Sostanzialmente però è come una volta, c’è la bella musica e c’è la brutta musica, stop.

Che consiglio daresti ad un giovane musicista che vuole iniziare questa carriera?


Trovare qualcosa che ti aiuti a sgonfiare le ansie, a toglierti i problemi, un passatempo che non sia la musica insomma. Inoltre è molto importante trovare un proprio linguaggio, un proprio modo di esprimersi, in modo che chi ti ascolta possa identificarti subito fin dal primo ritornello del tuo pezzo.


Ascolta “Zingari” qui:
https://open.spotify.com/embed/album/54uxo4RSRqIJ8zjKzrOm76

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