TONINO CAROTONE: “SONO UN CANTANTE NOSTALGICO, NON CONOSCO BENE LA MUSICA ITALIANA CONTEMPORANEA”

E’ un mondo difficile”, un’espressione entrata nel gergo comune grazie a Tonino Carotone. L’artista ha appena pubblicato il nuovo singolo “No Dollar”, interpretato con Jhonnyboy

Tonino Carotone

Correva la calda e afosa prima estate del nuovo millennio e in quel periodo in radio echeggiava un brano strano, differenti dai canoni di orecchiabilità. Si trattava di Me cago en el amor, singolo che permise all’Italia di conoscere la stralunata personalità artistica di Tonino Carotone.

Sono passati oltre vent’anni e l’artista di origine basca continua a fare musica. Poco più di un mese fa è uscito il singolo inedito No Dollar, interpretato insieme a Jhonnyboy, anteprima dell’album che avrebbe dovuto vedere la luce nel 2020, ma che a causa della pandemia è ancora non è stato pubblicato.

L’artista sta anche lavorando a un album tributo a Fred Buscaglione, di cui il prossimo novembre si celebreranno i 100 anni dalla nascita.

Intervista a Tonino Carotone

Qual è il messaggio che guida il testo di “No Dollar”?

«Ho scritto ‘No Dollar‘ ben prima della pandemia, ma sono stato profetico perchè si tratta di un brano che parla di solitudine e libertà.»

Come mai hai scelto di lavorare con Johnnyboy?

«Lui è un artista particolare, originale e con una forte personalità, perfetto per un brano come ‘No Dollar‘. Si è creato un mix vocale speciale. Per me è sempre importante collaborare con altri artisti. È un modo per condividere idee, per far sì che l’arte si moltiplichi.»

Qual è stato il ruolo della musica durante il tuo lockdown?

«Ho contratto il virus ben due volte. Sono stato male fisicamente, ma ciò che più mi ha preoccupato è stata la depressione. Mi sono sentito solo, arrabbiato, sono stato isolato. Non ho potuto condividere il dolore di questa bruttissima situazione. Per un certo periodo ho anche dimenticato la mia musica. Avrei dovuto presentare il mio disco a marzo 2020, ma la pandemia ha modificato i piani. Mi sono sentito come caduto all’inferno. Non è stato facile risollevarsi.»

Nelle scorse settimane sei finalmente tornato a suonare dal vivo. Com’è andata?

«Molto bene. Prima di salire sul palco provavo ansia, paura. Quest’estate sto portando in giro uno spettacolo nuovo, con un pianista jazz bravissimo. Non suonavo dal vivo da tanto tempo, ma come sempre quando metto i piedi sul palco mi cambia la vita. Sono un’altra persona e come sempre è andata benissimo, sono contento di aver rotto il ghiaccio. Ora sono più tranquillo nell’affrontare i prossimi concerti. Per me è importante ritornare a fare live, non solo economicamente, ma anche psicologicamente. Sono un cantante e ho la necessità umana di stare accanto al mio pubblico.»

Nel 2017 sei stato battezzato dalla famiglia Casadei come “Cittadino Romagnolo nel mondo”. Che rapporto hai con il nostro paese?

«Ho un rapporto bellissimo con l’Italia e amo il suo folklore, in tutte le sue forme. Nel vostro paese ho ricevuto diversi riconoscimenti, ma è un onore essere considerato un cittadino romagnolo. Ho conosciuto la famiglia Casadei e il liscio, che è una musica allegra, popolare che si balla. L’Italia ha tante forme artistiche che la rendono unica.»

Ti fa piacere che in Italia la frase “è un mondo difficile” sia diventata di uso comune?

«È una cosa inaspettata, particolare e speciale. Un onore e una soddisfazione. Questo fa capire quanto è importante la connessione con il pubblico.»

Cosa pensi della musica italiana contemporanea?

«Sono un cantante molto nostalgico, non conosco bene la musica italiana contemporanea. Ma all’Eurovision sono rimasto sorpreso dai Maneskin! Che energia!!!»

Quando arriverà il nuovo album? Puoi anticiparci qualcosa?

«Non abbiamo ancora una data di uscita. In questo periodo è difficile fare dei programmi e ricominciare, ma ci saranno future sorprese e ho il desiderio e la necessità di tornare in Italia. Voglio riabbracciare amici, il mio pubblico e condividere tanta allegria che manca in questo momento difficile per tutti.»

Dopo aver lavorato a un disco su Fred Buscaglione, hai mai pensato a un progetto su Renato Carosone?

«Sono stato tra gli ultimi a lavorare con lui. Non immaginavo che sarebbe scomparso da lì a poco. Di lui ricordo una vicinanza umana importantissima. Poi è un artista grandioso. Ne ho conosciuti tanti, ma nessuno come lui! Sarebbe bello poter lavorare su un progetto legato anche alla musica napoletana che mi piace tantissimo.»

Simone Zani
Simone Zanihttp://www.stefanofisico.it
Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo "La Festa di Don Martello".

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