PIERO PELÙ: “NELLE VICENDE DELLA MIA FAMIGLIA C’È LA STORIA DI TUTTO IL NOVECENTO”

Ha preso il via il 9 luglio da Marostica Gigante Live, il nuovo tour di Piero Pelù. Una carriera lunga 40 anni in una serie di concerti imperdibili

Piero Pelù live. Una forza incredibile, inimmaginabile. Un live dell’artista toscano da la possibilità al pubblico di rivivere 40 anni di musica, cogliendo diverse sfumature di una personalità multicolore e sempre attenta al dettaglio.

Dopo aver accompagnato Aldo Cazzullo in una serie di letture rock della Divina Commedia, Piero Pelù è tornato sul palco il 9 luglio a Marostica. La tournèe è poi proseguita il 14 con il concerto di Brescia e farà tappa al Carroponte di Sesto San Giovanni giovedì 15.

Sul palco i Bandidos, ovvero Alessandro “Finaz” Finazzo (Bandarbardò) – chitarra e cori; Luca “Luc Mitraglia” Martelli – batteria, sequenze e cori; Dado “Black Dado” Neri – basso, bassochitarra e cori; Francesco “Felcio” Felcini al suono di sala e agli effetti speciali.

Intervista a Piero Pelù

Come sta andando lo spettacolo con Aldo Cazzullo “A riveder le stelle”?

«Sta andando alla grandissima ed è una sorpresa per tutti, anche per gli organizzatori che non si aspettavano tutti questi sold out. È un progetto nato da una piccola sfida che io lanciai ad Aldo quando presentò il suo ultimo libro. Gli dissi ‘Dai… dobbiamo mettere in piedi uno spettacolo in cui tu sarai Virgilio e io Dante Rock!‘. Lui lì per lì rimase spiazzato e poi, ne parlò con l’agenzia. È un tour che durerà all’aperto fino a settembre e poi riprenderà nei teatri. È molto bello anche perchè ci permette di portare in giro i nostri libri e di incontrare i nostri fans durante i firmacopie.»

Quali sono le sensazioni che provi nel tornare sul palco dopo tanto tempo?

«Non vedo l’ora di essere sul palco a suonare! Ho aspettato per talmente tanto tempo questo momento che non ne potevo più. Mi sono fatto ottomila chilometri a giugno in macchina per il tour di Dante, però non vedo l’ora di partire con i Bandidos per divertirci tutti insieme sul palco. Un modo per stare con il pubblico e far girare tutte le energie positive della musica. Saranno ondate di emozioni.»

Come sarà strutturata la scaletta?

«Ho composto la scaletta in un modo inedito e ho suddiviso il concerto in quartine di pezzi. Il primo di ogni quartina è una ballata, poi un medio lento, un medio veloce e uno veloce, per poi ricominciare e poi arrivare allo tsunami finale. Saranno tante onde di un grandissimo finale in crescendo. Avrò ospiti sul palco. Ci saranno le band, gli artisti giovani che hanno vinto il contest che lanciai un anno fa. In più avrò i Manitoba, un duo fiorentino uscito da X Factor nel quale credo molto. Sono bravi, freschi e creativi e li ospiterò almeno un paio di volte. Avrò anche i Friday For Future che seguiranno tutto il tour con la loro presenza. A loro riserverò uno spazio sul palco per parlare di sostenibilità e ci auspichiamo della fine della plastica usa e getta.»

Dal punto di vista del suono, tu e i Bandidos su cosa avete lavorato?

«Con i Bandidos c’è da dire che è fondamentale l’apporto di Finaz della Bandabardò che quest’anno sostituisce Giacomo Castellano. Le ultime prove di queste settimane sono state incentrate sulla fusione del nuovo sound di chitarra di Finaz con la base ritmica che è già solidamente compattata da diversi anni. Con lui ho suonato al Lunezia di Massa, un bonus che ho voluto regalare al pubblico della città dei miei nonni della quale parlo abbondantemente nel mio romanzo. La prima data elettrica con Finaz fu lo scorso anno alla consegna del Premio Mei di Faenza. Lì abbiamo suonato per la prima volta 30-40 minuti sul palco insieme. I pezzi nuovi sono molto belli da suonare insieme. Una delle mie preferita è ‘Fossi Foco‘, che ho scritto con Andrea Appino dei The Zen Circus. Un pezzo che parla dell’accettazione della diversità. Un tema attuale e in piena sintonia con quello che sta accadendo con il DDL Zan e con i diritti della comunità LGBT+ di cui ormai si parla frequentemente. È una canzone che abbiamo scritto due anni fa, in tempi non sospetti. Poi ci sarà il riarrangiamento di tutte le vecchie canzoni del mio repertorio e di quello Litfiba per rendere tutto più omogeneo.»

Durante questo anno e mezzo hai riscoperto qualche brano che non suonavi da un po’?

«Assolutamente sì. Da solista avevo suonato pochissime volte ‘Eroi nel vento‘, ma anche e solamente per il tour di ‘Soggetti Smarriti‘ una versione per me stupenda di ‘Re del Silenzio‘. Quella è una delle ballate più belle che abbia mai scritto. Poi naturalmente non mancheranno i pezzi del nuovo album e il resto del repertorio adattato al nuovo sound.»

Pensi che il pubblico sia cambiato dopo un anno e mezzo così?

«Lo scoprirò nelle varie date. Io mi identifico anche come spettatore e mi sembra che la voglia di andare a vedere i concerti si è moltiplicata. Immagino che sia per tutti così. È chiaro che sono sempre dei concerti che risentono del periodo storico che stiamo vivendo. Ci sarà quel minimo di distanziamento, ma il fatto di avere composto una scaletta in quel modo secondo me può aiutare il divertimento!»

Il romanzo “Spacca l’infinito” funziona e lo testimoniano le recensioni e gli incontri con i fans. Qual è l’aspetto di quel progetto di cui più sei orgoglioso?

«Sicuramente il fatto di non avere fatto l’ennesima autobiografia, ma di avere scritto un vero e proprio romanzo parlando delle storie della mia famiglia. Un modo per scoprire che nelle vicende della mia famiglia c’è la storia di tutto il Novecento.»

Foto di Consuelo Fabi e Francesco Prandoni

Simone Zani
Simone Zanihttp://www.stefanofisico.it
Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo "La Festa di Don Martello".

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