MAZAY: “IN GOOD VIBES CLUB NON GUARDO I NUMERI MA LA SINTONIA”

Andrea Mazzantini, in arte Mazay, è uno dei più interessanti deejay e producer italiani, uno dei capisaldi della musica elettronica del nostro paese. Con il suo progetto Pink Is Punk ha suonato di fianco ad alcuni dei migliori nomi del genere come Benny Benassi ed i Chemical Brothers. Lo abbiamo intervistato in occasione della release di Good Vibes Club vol.1, un interessante EP con 8 pezzi diversi ed originali.

Ciao Andrea! Come nasce Mazay e la tua passione per la musica?

Io nasco DJ, la mia prima vera passione è stata far ballare la gente. È la cosa essenziale della mia vita, la produzione è arrivata dopo ed è diventata in seguito un vero e proprio lavoro.

Come definiresti la tua musica a qualcuno che non la conosce?

Fresh! Molto fresca, innovativa. Io cerco sempre, dopo la nascita di Mazay, di spostarmi dal mondo solo EDM ed essere più libero: produco rapper con basi diverse dal mio stile mantenendo però sempre i miei suoni ma vario anche sull’house. Modifico molto il mio stile e questo si vede in Good Vibes Club. Ci sono tracce diverse, featuring italiani, rappate sulla dance, pezzi bangers da club, roba più sunset e tranquilla. È questo il mio modo di lavorare, differenziarmi ma facendo sempre quello che mi piace.

Quale delle tante collaborazioni che hai fatto nella tua vita ti rende più orgoglioso?

Più orgoglioso di sicuro quella con Benny Benassi quando abbiamo creato Perfect Storm. Benny è un grande amico oltre ad essere uno dei più grandi deejay al mondo. Adesso mi trovo benissimo a lavorare con gente nuova, per questo ho creato l’etichetta Stay Fresh. Mi trovo spesso in sintonia con gente che non riuscirebbe magari ad uscire normalmente e quindi li produco. Per esempio ci sono questi due giovani talenti dell’hinterland milanese, New Ocean ed Henri Chardot, che trovo innovativi nel loro modo di rappare ed insieme abbiam fatto uscire un pezzo che in questo momento storico è innovativo, perchè si duetta solo con gente grande con tantissimi numeri, views e play. Io con Good Vibes Club mi son posto l’obiettivo di rendere i numeri l’ultima cosa che va guardata.

Perchè in Italia il mondo del clubbing è stato così penalizzato e le discoteche ed i locali son rimasti chiusi?

Perchè l’Italia è un paese di vecchi! Si da la colpa sempre a cose che non danneggiano il 70% della popolazione italiana. Ci dimentichiamo per esempio che è molto più pericoloso lasciare i figli in giro a caso piuttosto che lasciare aperti dei contesti chiusi e recintati dove tutto avviene in sicurezza, da quel che bevi a quel che fai. Meglio una discoteca che un posto illegale dove sei lasciato solo con il tuo destino. Il mondo della notte viene da sempre bistrattato. Spesso è perchè son stati gli stessi proprietari a fare cose che non andavano bene ma stavolta si è proprio toccato il fondo. Nessuna presa di posizione politica, nessuna legge, sussidi veramente ridicoli rispetto a quello che fatturiamo. Claudio Coccoluto si stava impegnando per fare in modo che la gente capisse che essere un DJ è un vero e proprio lavoro e merita dignità. Quando la gente sente che faccio il DJ a volte si mette a ridere. È un lavoro, bellissimo, ma resta comunque un lavoro. Non abbiamo datori di lavoro, non abbiamo malattie, rischiamo ogni anno. In America per esempio san benissimo di questa cosa, il club americano è una vera e propria azienda di divertimento.

Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

Spazio tantissimo, da DJ mettevo il punk rock e la new wave ma anche molto hip hop. Prendo spunto da tantissimi generi. Io cerco sempre le good vibes, che non è solo ballare, ma anche roba che si ascolta in macchina. La musica fa parte della vita e della quotidianità quindi ascolto soprattutto le vibrazioni che danno le tracce che sia trap, punk, hip hop.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai già in mente il volume 2?

Mi piacerebbe che Good Vibes fosse un appuntamento annuale. Quest’anno ho avuto modo di produrre tantissimo e, nonostante ritengo non sia il periodo giusto per far uscire dischi in mezzo a tutti i singoli estivi, volevo dare un’idea di chi fosse Mazay all’ascoltatore che non può andare in discoteca ed è imbruttito. Do la possibilità di andare su Spotify ad ascoltare i miei pezzi e di allontanarsi da quell’ascolto frenetico stile Tik Tok da 30 secondi o poco più. Mi piacerebbe che la gente possa ascoltare sotto l’ombrellone il mio disco prendendosi una pausa dal mondo e capire un po’ chi sono e cosa voglio comunicare. Ho fatto il volume 1 perchè mi piacerebbe appunto andare avanti. Ho tanti pezzi pronti ma non uscirò subito perchè voglio racchiudere ogni volta un anno di lavoro.

Qual è il tuo rapporto con Milano?

Io devo tutto a Milano. La Milano degli ultimi sei anni è stata in assoluta crescita, il COVID l’ha fermata ma Milano stava diventando la nuova Londra, la nuova Parigi. Milano mi ha dato questo lavoro, mi ha dato tantissime possibilità. È la città più internazionale d’Italia ed è perfetta per un lavoro creativo.

Come vedi la scena musicale di oggi?

Non benissimo perchè questa gara dei play sta un po’ uccidendo la creatività. Giocare sempre e solo sulla comfort zone è un po’ noioso. Mio figlio ha 13 anni e mi fa un po’ da termometro. Lui ascolta di tutto ma molto poco. Si affeziona poco perchè ormai siamo nel mondo di Tiktok e delle stories dove si ascolta tutto in fretta. Si hanno idoli momentanei, un mese fai milioni di ascolti ed il mese dopo sei sparito. Spotify è uno specchio di questa situazione: ti fa sentire quello che vuole e tu sei succube. Myspace era molto più libero, era più democratico. Ognuno andava a cercare le cose che voleva, c’era il fatto della top 10 che ti permetteva di diventare anche un intenditore. Oggi invece i ragazzi non sanno nemmeno indicare tre altri artisti che fanno lo stesso genere.


Nicolò
Nicolò
Appassionato di musica, di talent e di tutto quanto coinvolga le sette note. Col sogno nel cassetto di diventare produttore discografico, nel mentre ascolto playlist su Spotify e provo a sentirmi Pippo Baudo

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