LE VIBRAZIONI: “LA NOSTRA NON È RABBIA, MA PREOCCUPAZIONE”

Le Vibrazioni in tour. Dopo la fugace parentesi della scorsa estate e aspettando i live con l’Orchestra, l’estate 2021 sarà ricca di musica, anche se…

Le Vibrazioni

Le Vibrazioni tornano in tour. È passato un anno e mezzo dal quarto posto al Festival di Sanremo con Dov’è e ora la band milanese è pronta per una nuova avventura live.

Il tour si aprirà venerdì 23 luglio a San Benedetto del Tronto e il calendario non è ancora completo, ma ciò che si respira dai post sui social dei quattro ragazzi è un tangibile entusiasmo.

Intervista a Le Vibrazioni

Dopo un anno tornate a suonare dal vivo. Con quale spirito?

«Abbiamo una estrema voglia dovuta a un’astinenza prolungata e un po’ troppo per quanto ci riguarda. Le Vibrazioni sono una band che si è sempre basata su una quantità di live innumerevoli. Tornare di nuovo a suonare è una grande cosa perchè è uno spiraglio di ripresa che però poi viene intaccato da questo terrorismo mediatico che viene fatto. È poco chiaro su quello che accade. Il continuo cambiamento di regole e leggi non aiuta. È un continuo chi va là, quindi anche i comuni non sanno cosa fare. Abbiamo per esempio fissato alcune date, all’ultimo cambiano perchè è tutto molto precario. Noi andiamo dritti come dei treni! Speriamo!»

Siete più carichi di rabbia per il tempo perso o felici di ritrovare il pubblico?

«La nostra non è rabbia, ma preoccupazione. Non si può essere arrabbiati perchè la situazione è la conseguenza di una pandemia che ha colpito tutto il mondo. Se partiamo dal presupposto che i nostri figli studieranno sui libri di storia quello che è successo c’è poco da essere arrabbiati! Il nostro scopo è far sì che le cose vadano al meglio. Saremmo anche disposti a sacrificare il nostro lavoro, i live per far sì che tutto si risolva. Non siamo tutelati e soprattutto non sono tutelati i ragazzi che lavorano per noi. Questo è il problema più grave. Non dimentichiamoci che questa è gente che lavora a concerto e a progetto. Non è tutelata, non ci sono sindacati, non c’è niente. Questa è la più grossa preoccupazione, ma non c’è rabbia. A oggi il fatto di tornare è una figata pazzesca perchè ritroviamo i nostri tecnici e il pubblico che viene in parte tagliato fuori perchè le disponibilità di posti sono limitate. Ma andiamo avanti sempre pensando che l’unico modo per uscirne è pensare in positivo, cercare di fare in modo che questo sia un segnale portato avanti con tutte le preoccupazioni. È inutile fare i no vax. L’unico modo per andare oltre questo è fare il vaccino. Poi tutto quello che c’è dietro, quello che si dice io lo capisco, però non abbiamo altra soluzione.»

Il 2020 per voi era iniziato benissimo grazie a “Dov’è”. Riuscite ancora a sfruttare quell’onda di positiva o quello che è successo vi ha portato a nuove riflessioni?

«Noi nel 2020 eravamo pronti per esplodere con un tour magnifico. La canzone stava spopolando e abbiamo fatto tremare il palco di Sanremo sfiorando addirittura il podio. C’è da dire che comunque sia il brano è ancora straconosciuto. Io ho fatto alcune cose da solo in acustico e la gente canta “Dov’è”. Sembra di aver fatto un’evergreen! È un brano che quando lo fai la gente lo canta e va bene! Se devo pensare a quello che sarebbe potuto accadere mi girano le palle, ma c’è poco da fare. Ho imparato che nella vita è inutile vivere di rancori e pensare troppo ai ‘se’. Bisogna vedere qual è la realtà dei fatti e di conseguenza o cambiare direzione o raddrizzare il tiro. Oppure navigare a vista, come in questo momento. Io vengo dalla strada e sono scafato da questo punto di vista, ma il problema è più dei giovani che sono in questo mondo da poco.»

Sono passati 18 anni dalla vostra prima estate da top player della musica. Cosa è rimasto uguale rispetto ad allora e cosa è cambiato?

«Le nostre teste di legno… sono rimaste uguali! Siamo identici a come eravamo! È incredibile! Abbiamo ancora le stesse dinamiche. Siamo stati pochi giorni fa in studio per le prove e continuiamo a ridere e scherzare e fare jam session. Abbiamo lavorato meno sulla scaletta perchè le nostre canzoni… le conosciamo bene e ci viene facile. Il modo puerile che abbiamo noi di approcciarci è la bellezza della nostra arte. Semplicità e leggerezza che ti fa restare in uno studio 12, 13 ore a bruciarti le orecchie, a suonare, a inventare. Siamo ancora così. Abbiamo ancora quel fuoco. Discutiamo, scherziamo, ci prendiamo in giro! Siamo ancora così, anche se abbiamo 40 anni e dei figli. Ed è meraviglioso.

È, invece, profondamente cambiata la vita privata di tutti noi. Il modo di come affrontiamo il tempo e la nostra vita. Oggi abbiamo una consapevolezza e una responsabilità decisamente diversa. Pensiamo a un sacco di cose delle quali a vent’anni non ce ne frega niente, com’era giusto fosse.»

Nella vostra carriera avete spesso proposto hit estive, anche recentemente. Come mai quest’anno non siete usciti con un nuovo singolo?

«Perchè in questo anno e mezzo di clausura abbiamo scritto un botto di canzoni, un libro, ma non mi sembrava giusto uscire ora. In questo momento si stanno aprendo delle porte per suonare e tutti, quando si vedevano i primi spiragli, erano lì pronti a far uscire una marea di roba. Sinceramente a me di buttarmi in mezzo a un marasma di canzoni tutte uguali proprio non mi andava. Che senso ha fare a gara, a spintoni con dei colleghi a cui vogliamo bene? Non ci è sembrato il caso. Abbiamo lasciato fare a quelli che hanno partecipato a Sanremo, che ovviamente devono continuare e farsi l’estate. Non ci mancano le hit estive. Arriviamo in tour con quasi trenta singoli all’attivo, tutti stracantati. Era giusto fermarsi quest’estate, ma siamo pronti a far uscire qualcosa subito dopo. Tra l’autunno e l’inverno… sicuramente qualche cosa accadrà.»

Un album manca ormai da tre anni e mezzo. In quel caso dal disco fu estratto solo il singolo di Sanremo. State pensando a un nuovo progetto?

«La scelta che è stata fatta allora era legata ai continui cambiamenti. Già quando abbiamo fatto uscire “Così Sbagliato” stavano già cambiando delle cose. Noi tornavamo dopo 5 anni e abbiamo pensato che sarebbe stato corretto far uscire anche altre canzoni inedite. Vedendo come vanno le cose, però, non è il caso di pubblicare album di 15, 16 canzoni per poi buttarle via. Il meccanismo musicale è diventato ‘mastica e sputa’, quindi i giovani non considerano più importante l’album. Questo ha condizionato anche chi gli album li ascoltava e ora ha un approccio diverso. Spotify, iTunes e queste piattaforme musicali sono fantastiche dal punto di vista della fruizione musicale sono stupende, ma c’è un lato controproducente. Non ti ascolti più un album, ma è tutto uno skippare da una canzone all’altra, da un artista all’altro. Non ci si affeziona più a un lavoro di un album. Quindi noi perchè dobbiamo fare un album? In questi tre anni non ci ho proprio pensato. Oggi, invece, molto probabilmente l’album lo faremo. Lo stiamo facendo. Abbiamo una cinquantina di canzoni e potrà venire fuori un bell’album. Siamo ritornati e con un album tre anni fa per far capire che non era una apparizione fugace. Siamo tornati con l’intento di rimanere e nel prossimo album si vedrà. Adesso è giunto il momento di un album.»

Francesco, quale credi sia il segreto dell’ottimo riscontro di “Nel mezzo”?

«Fa molto ridere, ma secondo me il successo è dovuto a Barbara D’Urso e Alfonso Signorini! C’è stato talmente tanto gossippare su di me e nonostante mi abbiano chiesto più volte di dire la mia ho sempre rifiutato. Non ho mai voluto mescolarmi con un circo mediatico così basso, ridicolo e superficiale. Probabilmente però interessava quale fosse la mia versione su certi fatti. Ho iniziato a scrivere e mi sono affidato a un editor. Il suo lavoro è simile a quello di un producer nella musica e mi ha realmente dato il la. Il successo nasce dal fatto che per tanto tempo non ho detto niente sulle mie vicende private. Mettere in piazza la mia vita privata non è mai stata una prerogativa. Giù lo faccio, ma con le mie canzoni! Il libro è stato un po’ il prolungamento di una canzone, una serie di canzoni tutte unite. La mia risposta è certe nefandezze è con un’opera d’arte, in questo caso un libro, un progetto che rimane.»

Simone Zani
Simone Zanihttp://www.stefanofisico.it
Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo "La Festa di Don Martello".

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