Subsonica

SUBSONICA: “LE NOSTRE ESPERIENZE SOLISTE PRESERVANO IL GRUPPO DALL’AUTOCELEBRAZIONE”

Prosegue il tour estivo dei Subsonica. La band, dopo l’anteprima a Macerata e alle Eolie, sta girando l’Italia con una serie di concerti con una scaletta speciale
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Prosegue il tour estivo dei Subsonica. La band, dopo l’anteprima a Macerata e alle Eolie, sta girando l’Italia con una serie di concerti con una scaletta speciale

Subsonica

25 anni di musica, sempre alla ricerca di una nuova chiave. La carriera dei Subsonica si snoda da un quarto di secolo tra universi sonori nuovi, controcorrente, differenti, ma con un’impronta creativa importante e per nulla scontata.

La band di Samuel, Boosta e Max Casacci è in tour e venerdì 23 luglio farà tappa al Castello Sforzesco di Milano.

Queste le altre date.

  • Sabato 24 Luglio @ Carpi Estate / Accade D’estate A Teatro – Carpi (MO)
  • Venerdì 30 Luglio @ Genova – Villa Serra
  • Sabato 07 Agosto @ Majano (UD) – Festival Di Majano
  • Giovedì 12 Agosto @ Rimini – Arena Lido
  • Venerdì 13 Agosto @ Castrignano De’greci (LE) – Kascignana Music Fest
  • Lunedì 16 Agosto@ Arena Villa Dante – Messina
  • Martedì 17 Agosto @ Anfiteatro Falcone Borsellino – Zafferana Etnea (CT)
  • Sabato 21 Agosto @ Paestum (SA) – Arena Dei Templi
  • Domenica 22 Agosto @ Cerveteri (RM) – Etruria Eco Festival – Nuova Data
  • Giovedì 26 Agosto @ Arezzo – Arezzo Music Fest
  • Venerdì 27 Agosto @ Nottinarena – Lignano (UD)
  • Sabato 28 Agosto @ Ama Music Festival – Romano D’Ezzelino (VI)

Intervista ai Subsonica

La vostra musica è ripartita in un luogo magico come lo Sferisterio di Macerata in occasione di Musicultura. Com’è andata?

«Allo Sferisterio di Macerata, al netto della magia del posto e dell’importanza della manifestazione, è stata un’apparizione fugace. È stato un primo passo per tornare con un po’ di gradualità prima dell’emozione totale del concerto vero che si è tenuto a Ferrara dopo una seconda anteprima alle Eolie

Cosa significa per voi tornare in tour ed essere insieme?

«Non abbiamo suonato insieme per tanto tempo. La parentesi più lunga che chiunque di noi abbia mai vissuto lontano dagli strumenti musicali sul palco! Non sapevamo neanche bene cosa aspettarci, nel senso che si è aperta un po’ improvvisamente la possibilità di proporre un tour estivo che non era stato pensato e che non arrivava neanche all’indomani di un album.

Un tour senza, quindi, una narrazione predefinita. Sulle prime era semplicemente l’idea di tornare a suonare e fare quello che è il nostro lavoro. Poi in realtà sono successe due cose. Da un lato abbiamo iniziato un po’ a giocare con il significato dei 25 anni della nostra storia musicale. Poi per la prima volta suoniamo di fronte a un pubblico seduto, ma non in un teatro, ma che vorrebbe tanto stare in piedi. Quindi anche l’idea di calibrare uno spettacolo per quella dimensione ci ha ispirati. Non è un concerto acustico, sedentario, teatrale, ma da ballare dall’inizio alla fine.»

Come si snoda la scaletta?

«Per la prima volta è un concerto in cui quasi non ci sono pezzi di ‘Microchip Emozionale‘ che verrà ripreso nella stagione dei club. È un concerto che non vede i pestoni a 170 bpm, ma predilige un suono più gentile che è quello degli esordi. Noi suoniamo all’inizio della scaletta una buona parte del primo album.

Abbiamo trovato un’occasione di inserire una serie di brani che sono meno ritmati, veloci. Un po’ più intermedi che nelle nostre scalette di solito non trovano spazio, anche perchè quando innesti una marcia è difficile mettere un pezzo più lento in mezzo. Alla fine abbiamo realizzato uno spettacolo che come scaletta è già completamente diverso da quello che solitamente facciamo, ma poi abbiamo capito che anche nell’interpretazione c’è qualcosa di differente.

L’idea di suonare per un pubblico seduto significa farlo necessariamente per un pubblico più attento e ha visto moltissima complicità tra di noi, che tra l’altro non ci vedevamo da 2 anni… Chi ci ha seguito finora e ha goduto di una scaletta unica e di una dimensione che non fa tanto rimpiangere il fatto di non poter stare in piedi.»

Subsonica

In un post su Instagram avete parlato di come le vostre sonorità si riscoprono sempre attuali. Dopo 25 anni avete capito qual è il segreto del groove dei Subsonica?

«Se continui a rilanciare evitando di celebrare te stesso hai vinto. Puoi anche rischiare di sbagliare, cercando di esplorare territori ignoti. A volte si fanno cose che sembrano non così centrate, ma che poi vengono riscoperte.

Nel caso del tour dei 25 anni probabilmente è una questione fisiologica di corsi e ricorsi delle sonorità. Adesso i ragazzi di vent’anni hanno molto a cuore quelle sonorità urban che poi non sono altro che i groove suonati con gli strumenti veri. Apprezzato tutte quelle cose che guarda caso noi facevamo nel 1996. Prendevamo gli strumenti veri, ma contrariamente a quello che facevano i nostri colleghi, un po’ li mortificavamo perchè volevamo che assomigliassero a degli strumenti programmati.

Avevamo già dato vita a un linguaggio unico, originale. Se fai le cose con coraggio, senza andare al ribasso puoi cogliere subito nel segno. Prima o poi le cose andranno a fuoco e verranno rivalutate.»

Io credo che la libertà compositiva sia stata per voi linfa vitale. In questo senso come si colloca quella follia creativa che è “Mentale Strumentale”?

«Quello è stato un momento di esplorazione pura, che ha pesato molto nella storia dei Subsonica. Non abbiamo nascosto che è nato per un’esigenza contrattuale. ‘Mentale Strumentale‘, di cui esiste una seconda parte ancora inedita, è uscito durante il lockdown e mostra alcuni episodi di quel periodo di ricerca. È un disco comunque nato pensando che sarebbe stato pubblicato da lì a poco. Eravamo convinti che l’etichetta discografica da cui volevamo svincolarci lo avrebbe rilasciato.

In quel momento i Subsonica erano già ai primi posti in classifica e presentarci così sarebbe stato particolare, ma perlomeno volevamo fosse una cosa perfetta, nonostante il pochissimo tempo a disposizione per realizzarlo. In quegli anni uscivano molti album di musica strumentale, soprattutto all’estero. Per cui era una cosa che aveva dei suoi riferimenti storici.

L’etichetta lo ha rifiutato non prendendolo neanche in considerazione, sbattendocelo in faccia. Noi lo abbiamo in quel momento messo in un cassetto perchè stavamo per uscire con l’album ‘Terrestre‘. Di lì in poi quel materiale con cui abbiamo avuto sempre un’ottima relazione non ha mai trovato uno spazio e un tempo giusto.

Sarebbe rimasto schiacciato dalla solita road map di album, tour, secondo tour, progetti solisti, ecc. Non sarebbe stato compreso e non avrebbe avuto una possibilità di avere un respiro.

Durante il lockdown non abbiamo mantenuto il contatto con i fans suonando da casa, non ci sembrava il caso. Ci sembrava che in quel momento il silenzio fosse il modo migliore per comprendere la fase che stavamo attraversando. Abbiamo preferito un atteggiamento diverso e più coerente con la nostra sensibilità.

Durante quella riflessione abbiamo pensato che forse era arrivato il momento di rimettere mano a quel materiale. L’idea di futuro era troppo importante in quel momento ed era giusto legarla a un disco visionario. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di farlo uscire. Abbiamo dato una veste grafica e lo abbiamo confezionato perchè era arrivato il suo momento. Sapevamo che prima o poi questo sarebbe accaduto.

Quel viaggio di esplorazione è stato troppo importante per la storia del gruppo. Ci ha dato coraggio tra ingenuità e lucidità. Da ‘Mentale Strumentale‘ in poi il suono del gruppo diventa più collettivo. Da lì in avanti anche il processo creativo dei Subsonica cambia. In qualche modo è stato un passaggio, un viaggio di esplorazione che ci ha aperto delle porte che ha segnato un momento importante. Dall’esterno non si è avvertito perchè quell’album non era mai uscito, ma questo passaggio per noi è stato molto chiaro.»

C’è ancora spazio per la sperimentazione nella musica italiana?

«Assolutamente sì. Si va in questa direzione molto più di qualche anno fa. Lo si avverte per esempio negli ultimi lavori di Cosmo o di Iosonouncane che hanno fatto discutere e questo è davvero positivo. È bello che si parli di musica. Stiamo entrando in una fase in cui la sperimentazione ricomincia a riaffiorare. Non mi stupirei se nei prossimi anno vedessimo dei ragazzi di vent’anni che suonano musica tipo gli Area. In altre parti del mondo è già così. I ragazzi avranno in mano gli strumenti e vorranno far saltare nuovamente gli schemi! La musica si rimetterà in moto con delle coordinate più collettive. Una voglia di suonare insieme e sperimentare in modo molto libero.»

Le vostre esperienze soliste più recenti quale valore aggiunto hanno dato all’essenza artistica della band?

«Nessuno. Però tutte le nostre esperienze soliste sono state fondamentali, nel senso che sono sempre un’occasione per andare agli antipodi in un momento in cui sei molto legato alla forma canzone che ha delle sue regole e rigidità.

L’idea di andare a sperimentare architetture diverse è stato per noi davvero importante. Durante il lockdown avremmo potuto studiare e migliorare quello che già sappiamo fare, ma abbiamo preferito concentrarci su altro.

Ognuno di noi fuori dai Subsonica ha avuto modo di misurarsi su territori diversi e in luoghi in cui non frega niente che tu faccia parte della una band di successo. Quando entri in ambienti sperimentali non sempre è un buon biglietto da visita. Proprio le nostre esperienze soliste preservano il gruppo dall’autocelebrazione.

L’attenzione e lo stupore nei confronti della musica è ciò che tiene vivo un musicista. I gruppi che hanno avuto i riscontri che abbiamo avuto noi spesso tendono a ricreare solo quei meccanismi che hanno portato al successo.»

Foto di Marcello Mazzucco

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