ANDREA DI GIOVANNI: “IN ITALIA CIRCOLA LA STESSA MUSICA DA CIRCA 15/20 ANNI”

Nuova versione di “Rebel”, il fortunato singolo di Andrea Di Giovanni. L’artista da anni a Londra ha scelto per il remix Sem&Stènn. Ecco l’intervista al giovane già visto ad Amici

Andrea Di Giovanni (1)

E’ disponibile su tutte le piattaforme digitali il brano Rebel di Andrea di Giovanni in una nuova versione remixata da Sem&Stènn.

Sem&Stènn hanno reinventato Rebel in chiave disco/hyperpop mantenendo il significato principale del brano: l’emergenza climatica è reale e porta con sè un suono caotico, strano emettendo vibrazioni quasi ultra-terrestri.

Nel bridge i ragazzi, gli ultimate rebels, raccontano la loro ribellione contro una società che vive una boring life (vita noiosa) e che si rifiuta di agire per creare un mondo migliore.

Non a caso Andrea Di Giovanni ha deciso di pubblicare questa nuova versione di Rebel a giugno, il Pride Month.

Intervista ad Andrea Di Giovanni

Com’è nata la collaborazione con Sem&Stenn? Ha un valore anche simbolico?

“Il Remix di Rebel con Sem&Stènn nasce dalla voglia di lavorare con artisti dell’emergente scena queer Italiana e far vedere quanto talento, forza e determinazione sia presente nella comunità queer. Con i ragazzi ci siamo trovati grazie ad Instagram durante la prima fase della pandemia e da li è nata una bellissima amicizia dalla quale è scaturita la volontà di creare qualcosa insieme.”

Pensi che questa nuova versione di “Rebel” possa aiutare a comprenderne il significato?

“Assolutamente sì. Attraverso suoni quasi ‘alieni’ proveniente dal mondo hyperpop (Charli XCX, SOPHIE etc) il remix spinge l’attenzione sul pre-inciso e ritornello del brano. Un monito verso il l’umanità: se continuiamo ad ignorare madre natura e la crisi portata dal cambiamento climatico il pianeta intero brucerà e l’essere umano si estinguerà.”

Qualche settimana fa sei tornato sul palco dopo due anni. Com’è andata?

“È andata benissimo. Una grandissima emozione mista a quel senso di ansia pre-palco che mi era mancato tantissimo.”

Dal punto di vista musicale quali sono le principali differenze tra Italia e Regno Unito?

“Diversità in tutti i campi. Dai suoni, agli strumenti, ai generi musicali. Trovo che in UK ci sia più apertura verso il nuovo, l’emergente, ciò che non si conosce. L’unico fattore che conta è la qualità della musica, non quanti likes, followers o vendite riesci a fare.

In Italia circola la stessa musica da circa 15/20 anni ad eccezione del nuovo fenomeno trap che personalmente penso abbia fatto il suo tempo. Inoltre c’è pochissima attenzione verso gli artisti indipendenti che sono gli unici, a mio parere, a presentare progetti interessanti.”

In Italia la tua musica è stata recentemente promossa da Spotify con un’affissione nella zona dei Navigli. Credi che l’Italia sia pronta per comprendere il tuo messaggio musicale?

“Penso la porta si stia piano piano aprendo. La cosa mi rende estremamente felice e mi permette di sentirmi di nuovo fiero del mio paese.”

Qual è l’aspetto della tua musica che oggi ti rende più orgoglioso, ma che in Italia non è compreso in pieno?

“La mia voce, la mia scrittura e l’essere a mio agio con la mia identità.”

Pensi che tutto quello che è accaduto tra il 2020 e il 2021 abbia portato un nuovo significato al tuo brano “Stand Up”?

“Si. Con ‘Stand Up’ ho voluto raccontare la mia esperienza con il mondo religioso ma si presta perfettamente perla missione del movimento queer in Italia e nel mondo. Essere alleati significa alzarsi (stand up) ed avere il coraggio di combattere la paura, l’ignoranza ed il pregiudizio. Questo vale per ogni aspetto della nostra vita.”

Qualche giorni fa hai scritto sui social: “The music industry has yet to fully embrace non binary musicians.” Quali pensi siano le ragioni?

“Ignoranza e paura di non vendere. Chi siede nelle posizioni importanti nell’industria musicale vede il mondo ancora in bianco e nero quando esistono infinite sfumature di grigio. Se la musica è forte e piace vale la pena investirci su, non fermiamoci all’immagine e basta. Spero le cose cambino e che grazie al mio percorso più porte comincino ad aprirsi per musicisti/artisti trans+,non binary, gender fluid, agender etc.”

Se oggi incontrassi quel ragazzo che anni fa entrava con entusiasmo nella scuola di Amici, quale consiglio gli daresti?

“Testa bassa e lavora piccolo Andrea. Il mondo è li fuori che ti aspetta. Amati, e non permettere a nessuno di soffocare la luce dentro di te.”

Simone Zani
Simone Zanihttp://www.stefanofisico.it
Speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali. In vent’anni ha realizzato oltre 8.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo "La Festa di Don Martello".

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