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INOKI: “TRADIZIONE E CULTURA RAP NEL MIO LIVE”

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Tra i tanti artisti che questa estate sono in tour c’é anche Inoki , accompagnato da band e carrozzina a causa di un infortunio alla gamba, con il suo “MedioEgoTour” ha infiammato il pubblico incontrato fino ad ora. Martedì 14 Settembre sarà dal vivo All’Arena Est di Milano.

Fabiano , nonostante la gamba ingessata, pensi di essere riuscito a trasmettere quello che volevo durante questo tour?

“Avrei preferito camminare però in linea di massima si, mi sarebbe piaciuto saltellare, fare dei balletti, fare delle coreografie, però dai anche con la sedia a rotelle siamo riusciti comunque a creare una magia particolare”.

Quindi missione compiuta

“Si, la gente ha percepito la voglia che avevamo di stare sul palco, di cantare, di rappare, di portare il nuovo suono su cui abbiamo lavorato tanto con tanto impegno nonostante tutte le difficoltà del periodo che stiamo vivendo”.

Hai avuto difficoltà a fare la scaletta proprio perché studiata per queste condizioni? Il live è Un viaggio temporale dal 1999 al 2021.

“No perché sto lavorando con una band molto brava e intraprendente, ed è stato molto divertente mettere giù la scaletta con loro. Con gli strumenti era una cosa nuova e sperimentale, tutto molto stimolante”.

Durante il concerto ricordi Carlo Giuliani e Joe Cassano , Anche questo è un modo per far conoscere e capire a quelli “nuovi” che artista sei?

“Sì perché ci sono un sacco di ragazzi giovani che vengono agli eventi, mi ha sorpreso vederne tanti di età giovanissima che sanno anche le canzoni datate. C’è la voglia di tramandare la nostra cultura e tradizione hiphop italiana che io comunque rappresento dall’inizio, e poi è raro vedere un rapper che ti canta canzoni del 98 e canzoni del 2021 così attaccate una dietro l’altra come se fossero la stessa cosa”.

Sono passati esattamente 20 anni dall’uscita di 5° Dan quanto è rimasto in te del “Lirico Alchimista” dopo tutte le esperienze che hai vissuto?

“Di brutto, perché adesso sono a Bologna che è dove è nata quella cosa li, e sto ripercorrendo tutte le strade dove è nata quella cosa li, un po’ malinconico però anche con la voglia di spaccare sempre. Sto beccando un sacco di ragazzi giovani per fare delle cose, poi sai io sono sempre molto propositivo, non mi tiro indietro”.

Nel 2021, in periodo di pandemia dove la gente non può più aggregarsi in strada, hai trovato difficoltà nel portare avanti i valori di condivisione del tuo “rap pirata”?

“Si, tantissimo, ma proprio a malincuore te lo dico, ci soffro tantissimo perché mi manca quel tipo di socialità, però noto che ne hanno bisogno tutti, c’è un bisogno assurdo e infatti si fa comunque lo stesso, ci si aggrega in strada lo stesso”.

Quali sono le differenze nel rap game tra la visione di un rapper 20enne alle prime armi e quelle di un veterano?

“Che per me è molto meno un gioco, cioè rap game a me non è mai piaciuto tanto, anche se mi rendo conto che è così e ci sono dentro anche io, che per uno della mia età che ha dedicato la vita a questa cosa, chiamarlo game, chiamarlo gioco, è un po’ sminuente”.

Per un ragazzino è diverso?

“Per un ragazzino è più un gioco, per noi che siamo più grandi è più un lavoro che un gioco e quindi cerchiamo di prenderlo sul serio”.

Con l’esperienza alle spalle di eventi quali il 2theBeat (NOTA è stata una famosa gara di freestyle) pensi che le nuove generazioni, più dedite ai social, abbiano perso esperienze importanti per la loro formazione? Oppure credi che le abbiamo semplicemente “vissute” in maniera diversa?

“Beh un po’ tutte e due, sicuramente hanno vissuto in maniera diversa che avrà i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, sicuramente avrà qualche vantaggio, io non so qual è però dei vantaggi sicuramente ci saranno in questa roba dei telefoni di oggi, esperienze importati ce le perdiamo tutti se non ricominciamo a fare questi eventi . C’è ancora voglia di fare esperienza e di crescere insieme, credo che sia un diritto di tutti vivere una vita insomma più bella e simpatica possibile, sia dei grandi che i piccini”.

Cosa ti ha insegnato questo ultimo periodo?

“Mi ha insegnato che non bisogna troppo perdersi nei pensieri, non bisogna troppo chiudersi in se stessi, non bisogna neanche troppo chiudersi nella tecnologia perché rischi veramente di rimanere intrappolato mentalmente, non è tanto una roba fisica, rischi di diventare scemo sinceramente, perché ho notato che veramente tantissima gente è sul limite della psicopatia e psicosi, ma veramente tanto, anche io sono andato in psicoterapia dopo questo periodo perché è durissimo, è stato durissimo e lo stesso psicologo mi ha detto “guarda che non hai capito abbiamo un incremento del 900%” .

Per uno che ha girato veramente tante città, cosa ti piace particolarmente di Milano?

“Io a Milano non vedo l’ora di trasferirmi. Ho bisogno di Milano, ma lo dico ai miei amici tutti i giorni qua a Bologna, posso dirti perché mi piace tutto di Milano tranne l’aria purtroppo e i prezzi delle case, queste cose qui. Per il resto Milano è top, ridatemi Milano, è l’unica città d’Italia dove vorrei vivere sinceramente”.

Quanto ti manca allenarti regolarmente normalmente?

“Tantissimo. Te l’ho detto adesso sto andando zoppo con l’autobus, non so neanche come ci arrivo in palestra. Mi manca perché mi manca lo sport, il movimento, l’esercizio fisico e la disciplina che in un momento come questo credo che sia forse uno dei pochi appigli che ci rimangono per non diventare tutti psicopatici su questi cavolo di telefoni”.

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