LAÏOUNG: “SONO UN NOMADE, MA L’ITALIA MI HA DATO SPAZIO”

Si chiama “VOX POPULI” ed è il nuovo album di Laïoung disponibile su tutte le piattaforme di musica digitali. Si tratta del terzo progetto discografico del famoso rapper e producer che questa volta, dopo un lungo viaggio, ha deciso di dare “voce al popolo”.

Come ti senti in questo periodo della tua vita e quanto è importante per te questo terzo album dal titolo “Vox Populi”?

<<Sono arrivato in Italia come un meteorite e dopo diverse situazioni posso dire di essere arrivato a fare questo album cambiando soprattutto dal punto di vista spirituale. Mi sento ancora più forte di prima, di rappresentare tante persone che non hanno una voce e questo, oltre ad essere un album fatto di canzoni per far divertire la gente, contiene dei messaggi molto forti dai quali ho tratto il titolo “Vox Populi”>>.

Un titolo nato da dei viaggi che hai fatto e che ti hanno segnato.

<<Come ho già accennato in passato io sono un nomade, e ho sempre vissuto in tanti paesi che per me sono casa, Italia, Belgio, Inghilterra, Canada, America… la mia canzone più conosciuta non è neanche in Italia ma in Marocco con altri rapper marocchini fortissimi. Non sapevo neanche che nel 2015 l’Italia mi avrebbe accettato dandomi uno spazio tutto mio. Parto dal presupposto che mi piace molto fare musica, sono molto versatile perché posso appartenere all’hip hop, la drill, trap, R&B, soul, e alla fine l’obiettivo è portare la mia personalità alla gente indipendentemente dagli stili musicali>>.

Quali sono i momenti che più hanno segnato questo tuo viaggio e che hai riportato in queste ventuno tracce?

<<Ho pensato al fatto che dovessi parlare più di amore, nel passato ho parlato poco di questa cosa. Quando ne ho parlato c’è sempre stata sofferenza nella mia voce, così come nei miei testi ed era un momento che sfruttavo per sfogarmi. Ripeto io faccio musica perché sono appassionato e mi fa stare bene, oggi invece molti artisti la fanno solo per diventare famosi e questo non va bene. Ci vuole rispetto, soprattutto per la cultura>>. 

Sei cresciuto in un contesto familiare che ti ha permesso di conoscere la musica sin da giovanissimo. Credo sia anche per questo che si denota una tua particolare devozione verso la musica.

<<Certo, assolutamente. Io ovviamente devo portare la differenza nel mio e so che culturalmente lo posso fare, per quello non copio mai dagli altri ma prendo ispirazione. C’è una differenza tra copiare e ispirare, oggi poi c’è molta confusione tra interprete, rapper, produttore e artista. Alcuni credono di esserlo solo perché hanno il profilo Spotify verificato.>>

Interessante il tema che affronti nel brano con Fabri Fibra “Fanno Di Tutto Per Hype (Trappocalisse), dove denunci l’utilizzo sbagliato dei social.

<<Prima di mandare il pezzo a Fibra mi son detto: “Dobbiamo fare una tematica seria”, e quando ha sentito il concept è andato giù pesante con quella mega strofa che ha fatto. Oggi non basta fare bella musica, bisogna saper arrivare alle persone.>>

Dove è nato questo disco? 

<<E’ nato un pò ovunque, ho fatto da ottobre a febbraio in Sicilia, poi la quarantena a Roma, il mio business è a Milano, in più mettici che sono pugliese e che vivo in Puglia. Non ci fosse stato il covid ti dicevo che avevo fatto pure il beat di una canzone in Alaska… (ride)>>

Sei molto giovane ma ti sei già cimentato anche come talent scout. 

<<Certo perché sono produttore e ingegnere già da sei anni affermato però faccio musica e mi produco da quando ne ho dodici, poi ho iniziato a cantare e a registrarmi da quando ne ho sedici. Faccio tutto.>>

Parlando da “artista talent scout”, quali sono le strategie per far crescere bene un talento senza che questo si bruci?

<<E’ molto difficile far si, ad esempio, che non si montino la testa. Ne conosco un sacco che sono in classifica e che fanno featuring enormi che prima mi scrivevano e mi mandavano messaggi bellissimi e oggi, quando gli chiedo di collaborare, manco mi guardano in faccia perché sono più conosciuti di me. Quello che non capiscono è che devono stare attenti alle persone che magari si stanno approfittando di loro, perché le persone che hai attorno non sempre vogliono le cose migliori per te. Così si perde il rispetto per l’arte. E’ molto facile perdere la testa oggi, a me non è mai capitato ma perché vengo da una povertà estrema, nel 2014 nessuno mi calcolava, poi un anno dopo sono cambiate le cose. Credo sia una delle mie qualità, se un giovane rapper vuole farmi ascoltare un suo pezzo, io lo vedo come un business e non come una perdita di tempo solo perché sono un artista con un disco di platino. Sono un giovane discografico in piena carriera ma che può produrre altri artisti che possono diventare più conosciuti di me. L’obiettivo è di fare uscire la loro personalità e il massimo che hanno dentro. Questo è il mio lavoro. 

In “Vox Populi” ci sono tante collaborazioni: Fabri Fibra, Clementino, Maruego e tanti altri. Cosa lega ognuno di loro?

<<Diciamo che è una cosa molto naturale perché sono tutte persone che stimo, sono genuine e sono felice abbiano partecipato al progetto. Li rispetto molto. Ciò che lega tutto questo poi è il sound, le canzoni sono molto versatili ed è sempre tutto prodotto da me. La direzione artistica è la mia.>>

Con l’album è uscito anche il video de “L’Ultima Parola” dove vengono mostrate quali sono le diverse dinamiche di una relazione. Sei più uno che si prende l’ultima parola o la lascia all’altro?

<<A me non importa avere l’ultima parola, a me importa fare la differenza per quello che sono e so di essere una persona unica perché ho imparato ad apprezzarmi e a valorizzarmi. A volte basta essere se stessi senza il bisogno di litigare e avere l’ultima parola su tutto. Basta essere genuini e voilà.>>

Può essere la trap, secondo te, il genere musicale più adatto per trasmettere questa “Vox Populi”, questa voce del popolo?

<<Si diciamo che io quando faccio musica penso sempre a cosa sta funzionando sul mercato e al momento la trap funziona. Spiegavo però ad altri giornalisti che non possiamo chiamarlo “trap italiano”: intanto non è un genere italiano e quello che fanno qua ha solo la lingua di questo paese ma le sonorità musicali utilizzate sono latine e americane. Ci tengo a dire che in Italia abbiamo una delle migliori musiche del mondo ma che ancora aspetta di essere valorizzata. La trap non è altro che uno strumento per noi giovani di rinfrescare la nostra musica e portarla al grande pubblico. Ci sono ancora molti percorsi originali da scoprire e questo comunque succede quando c’è carenza di cultura, quando dobbiamo fare dei brani per farli diventare delle tendenze su Tik Tok ed essere virali in poco tempo per diventare famosi. Poi però vedi che manca personalità tra gli artisti.>>

Sembra quasi che oggi i contenuti vengano dopo i “balletti virali”.

<<A nessuno frega più niente dei contenuti, basta che faccia views: “Ma quante views ha? ah bello ascoltiamolo…” – e così la gente che non ha personalità, purtroppo, si ritrova ad essere condizionata da questa mentalità. Se tu non hai una personalità il sistema ne ha già una per te.>>

Piccola parentesi sul tuo nome d’arte Laïoung che è nato dall’unione di Lion e Young giusto?

“Esatto perché già da bambino il mio cartone animato preferito era Lion King, Il Re Leone, poi avevo i rasta e sembravo un leone, sono nato il 13 agosto e sono leone di segno e mia madre viene dal Sierra Leone. Capisci sono un sacco di segni che mi hanno fatto capire di essere un “giovane leone”, giovane nell’anima. Ho incastrato le due parole italianizzando il tutto ed è uscito questo nome d’arte che può essere pronunciato in diversi modi. L’importante è che mi chiamino… (ride).>>

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