FEDERICO BARONI: “SUONARE PER STRADA MI HA REGALATO LE EMOZIONI PIU’ GRANDI”

E’ uscito “PUR DI STARE CON LEI”, il nuovo singolo di Federico Baroni. Insieme al busker più seguito d’Italia anche la voce di Folcast.

Ciao Federico, raccontami com’è nata “Pur di Stare con Lei”.

<<Allora il pezzo è nato mentre ero in spiaggia a Rimini, sai essendo io romagnolo. Avevo in testa questo giro di basso e ho iniziato a scriverlo in maniera un pò strana: praticamente lo canticchiavo e sopra questo ho costruito la melodia e il testo. Ho registrato praticamente tutto il pezzo sulle note dell’iPhone e poi sono andato da Folcast con quest’idea un pò abbozzata. Ho subito pensato a lui perché aveva un tiro un pò funky e secondo me poteva starci bene, volevo mettere qualcosa che fosse più improvvisato. Gli ho chiesto di venire da me quando ancora stavo a Roma, ci siamo messi li con due chitarre e in dieci minuti abbiamo scritto tutta la parte dello special, la parte rappata che c’è dopo il secondo ritornello. E’ nato tutto in maniera spontanea, poi siamo andati in studio dal mio produttore Riccardo Scirè e abbiamo chiuso il pezzo.>>

Conoscevi già Folcast o vi siete incontrati per la prima volta quando gli hai proposto di collaborare?

<<Folcast è prima di tutto un grandissimo amico, ci conoscevamo già da un pò. Per me è come un fratello, per questo è stata bella questa collaborazione. E’ stato davvero come condividere qualcosa con un amico e credo si senta nel pezzo attraverso la spontaneità, la leggerezza e la freschezza.>>

Quest’estate hai iniziato un nuovo percorso artistico col brano “Jackpot”, adesso è arrivata “Pur di Stare con Lei”. Ti chiedo come saranno i prossimi capitoli e se ogni brano è legato da un filone comune.

<<L’intenzione era di realizzare un concept album, tornare a quella concezione del disco vista come un percorso. Creare un collegamento pezzo per pezzo e in questo caso ogni singolo è associato ad una cassetta ogni volta di un colore diverso. “Pur di Stare con Lei” a livello di sonorità e di mood è legata a “Jackpot” e a tutto questo filone un pò funky con riferimenti agli anni ’70 e ’80, che poi sono quelli con i quali siamo voluti partire. I pezzi che verranno dopo sono molto vari, il prossimo che uscirà ad esempio sarà una ballad, per far vedere anche quel lato più intimo, riflessivo ed introverso che comunque ha caratterizzato l’uscita del primo disco con pezzi come “Profumo” e “Spiegami”. Poi c’è una terza faccia data da sonorità un pò più R’n’B e Soul che vorrei far ascoltare un pò più avanti. Il prossimo sarà un disco molto vario ma sempre legato pezzo dopo pezzo.>>

Torniamo per un attimo a “Jackpot”, perché questo brano, uscito a luglio, è stato accompagnato dal primo Double Vertical Music Video premiato per originalità e innovazione alla Casa del Cinema di Roma. Come ti è venuta questa’idea?

<< E’ stata molto la situazione in cui ci siamo ritrovati tutti quanti, la pandemia. In quel periodo stavo scrivendo il nuovo disco e il fatto di stare sempre in casa senza contatti con altre persone mi ha portato a riflettere e a dire – “cavolo una volta che uscirò con questo progetto vorrei realizzare un video che abbia come messaggio quello di tornare alla condivisione, anche attraverso un elemento come lo smartphone che spesso purtroppo tende a farci isolare”. Da qui è partita l’idea di fare due video separati che funzionassero soltanto se visti insieme, poi con Davide Bastolla che ha curato tutta la realizzazione siamo stati un bel pò di mesi a scrivere tutto lo script, poi a Roma abbiamo realizzato questo video che ha avuto un bellissimo riscontro. Sono molto contento.>> 

Tu sei partito come busker, quindi come artista di strada. Quanto ti ha insegnato questo tipo di percorso artistico e quali sono i momenti più intensi che hai vissuto?

<<Posso dirti che le esperienze e le emozioni che ho vissuto suonando per strada sono state le più forti in assoluto. Mi è capitato di aprire il concerto di James Morrison all’Alcatraz, che comunque dici artista internazionale, ma è tutta un’altra cosa suonare per strada. Ti ritrovi davanti a persone che non conosci, che non sanno niente di te ma che comunque trovano il tempo e la voglia di fermarsi e ascoltarti, e questa è stata per me la “palestra” più importante per improvvisazione e presenza scenica. Un giorno vorrei tornare a fare tutto questo, organizzare un live per strada e tornare alle origini. 

Come ti senti a suonare su un palco rispetto alla strada? 

<<Mi sento veramente libero solo quando suono per strada, solo ultimamente mi sono sentito tranquillo e sereno anche sul palco insieme a Folcast. Sul palco avverto sempre un pò di soggezione, sai il fatto di dover stare con delle persone che si aspettano sempre qualcosa, questo dico. Per strada sei allo stesso livello di chi ti ascolta, anche a livello di altezza intendo, senza un palco o un gradino che ti pone al di sopra degli altri. Entri molto più in empatia con coloro che hai davanti. Ecco la vera libertà ed espressione a livello artistico io le ritrovo in queste occasioni.>>

Un pò come i Måneskin. Anche loro sono partiti così.

<<Assolutamente si, loro pensa suonavano per strada nello stesso periodo in cui suonavo anch’io a Roma e infatti ci conosciamo di vista. Loro il palco se lo mangiano perché quando arrivi da queste situazioni, in cui improvvisare ed esprimere la tua leggerezza è la cosa più importante per far fermare la gente, poi su un palco la gente ti conosce già ed è ancora più semplice. Loro davvero chapeau perché stanno spaccando e mi piacciono tanto.>>

So che quest’estate hai fatto anche un Van Tour che ti ha permesso di visitare posti stupendi. Ti è servito a trovare la giusta ispirazione per nuovi brani?

<<Si è stato incredibile, non avevo mai viaggiato in van, mi si è presentata l’occasione grazie a queste nuove collaborazioni che sto facendo con Reebok, quindi viaggio e sport allo stesso tempo. Facevamo diverse attività a seconda delle città in cui arrivavamo, rafting, motocross, paracadutismo… e questa cosa è nata dalla mia passione per i viaggi, l’avventura e lo sport. Sono partito con tre amici che poi hanno documentato tutto quanto. Ci sono stati anche dei momenti, come di fronte ad un tramonto, dove ho riflettuto su quello che stavo facendo e mi sono portato anche una chitarra, perché sapevo che quest’esperienza mi avrebbe lasciato qualcosa di importante. Mi sono messo a scrivere e anche questo, come ogni viaggio, avrà delle ripercussioni sulla mia musica.>>

Torniamo a “Pur di Stare con Lei”. Ti chiedo a chi si rivolge questo brano e poi voglio soffermarmi sul ritornello che dice – “cose che io farei pur di stare con lei…”. Quali sono le cose che Federico farebbe pur di star con una ragazza?

<<Questa è una bella domanda, diciamo che il pezzo è autobiografico perché c’è stato un periodo in cui stavo con questa ragazza con la quale mi sembrava davvero di fare di tutto ma di non essere capito. Da qui è nata la frase “cose che farei pur di stare con lei…”. C’è da dire che sotto questo aspetto spensierato e leggero nascondo comunque una personalità molto sensibile. Io sono molto emotivo e le relazioni le vivo al 100%, cioè mi ci butto dentro in pieno. Perciò rispondendo alla tua domanda sono disposto a fare parecchi sacrifici se trovo una persona con la quale sto davvero bene. Questo “Lei” nel titolo, comunque, non è rivolto soltanto ad una ragazza, può riferirsi anche ad una situazione o a un qualcosa che ci fa stare bene.>>

Prossimi obiettivi?

<<Mi piacerebbe tanto partecipare a Sanremo Giovani. Abbiamo un pezzo, secondo me, davvero bello quindi questo è l’obiettivo principale.>>

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