GIULIANO SANGIORGI: “E’ IL TEMPO DI UN LENTO”

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Dopo il debutto de “Lo Spacciatore di Carne” il leader dei Negramaro Giuliano Sangiorgi torna con il suo nuovo romanzo “IL TEMPO DI UN LENTO” diviso in tre epoche che catturano il lettore grazie alla storia e ai suoi personaggi di cui ci si finisce per affezionare.

Inizia tutto nel 1984, Festivalbar, postal market, gioco della bottiglia, festa delle medie. Qual è il trucco per riuscire ad esprimere così bene le sensazioni degli adolescenti di quegli anni?

<< Inanzitutto negli anni ’80 ero proprio un bambinone che viveva l’adolescenza dei suoi fratelli Salvatore e Luigi. Loro mi hanno dato un imprinting perfetto di quegli anni, essendo io un classe ’79 i miei anni dell’adolescenza sarebbero gli anni ’90. Invece loro ascoltavano i Depeche Mode, i Cccp, quindi io riuscivo a farmi figo con gli amichetti facendogli sentire tutta la musica più cool del mondo, mentre loro mi facevano sentire “Kiss me Licia” o poco più.>>

Parlami de << Il Tempo di un Lento>>

<< Il romanzo parte dai personaggi che sono Luca e Mariagiulia che nell’84 hanno 14 anni, è diviso in tre parti e tre epoche. La prima l’ho intitolata omaggiando il grande Faber “Amore che Vieni” la seconda “Amore che Vai”, la terza “Amore che Torni” dove ho fatto l’omaggio ai Negramaro stessi che avevano omaggiato De Andrè ai tempi di “Amore che torni”>>

Di cosa racconta ?

<< Nella prima parte racconto di questo amore folle e incredibile di cui siamo poi figli noi, tu, io, di quell’amore follie che non c’è più, un po’ edulcorato, e ammaestrato dagli stessi nostri genitori che sono stati invece capaci di bruciare e di amarsi in una maniera così focosa quasi irrazionale, ma che ha sconvolto le vite della famiglia, del paesino, della città. Loro erano capaci veramente di cambiare le carte in tavola pur di amare.>>

E i protagonisti fanno cosi?

<< A Luca e Mariagiulia gli faccio attraversare un momento delicatissimo degli anni di Piombo, della storia dell’Italia e del nostro Paese, questo momento unico, vero. In tutto il romanzo, di finzione e di narrativa, l’unico momento vero è questa strage del 1984, loro prenderanno quel treno che da Napoli andrà verso Milano e poi ci sarà storicamente un’esplosione, un attentato terroristico, non vi svelo tutto.>>

E siamo alla seconda parte 

<< La seconda parte si chiama “Amore che Vai” e racconta di questo cambio di persona del racconto, do la voce ad una prima persona rispetto alla terza della prima parte. E’ un’intervista in realtà di un italiano che è partito per l’America negli anni ’90 e facendo il cameriere e comunque vivendo di espedienti è riuscito a portare avanti il suo sogno e a conoscere nel ’90 Miles Davis e lì succederà un’altra cosa abbastanza incredibile.>>

Terza parte?

<< Nella terza “Amore che Torni” c’è un racconto pasoliniano di una solitudine di Gennaro, Gennaro L’America, così viene chiamato nel paese, nei giorni nostri. Ho scritto nelle tre epoche, spero di aver rappresentato bene tutti e tre anche se credo sia difficilissiamo cercare di esssere distante nel momento della scrittura e farsi coinvolgere il meno possibile.>>

Questo libro è scritto mentre iniziavi a prendere confidenza con l’essere padre, infatti la prima copia hai dichiarato che è andata a Stella, quanto di te come figlio possiamo trovare nel libro?

<< Ho iniziato “Il Tempo di un Lento” nel giorno in cui ho scritto “Amore che torni”, avevo appena scritto quella canzone e sentivo la necessità di dover andare ancora più a fondo, dovevo approfondire la storia perché non mi bastava la canzone, ho capito che dovevo proprio togliere i confini che la canzone stessa aveva e quindi mi sono messo a scrivere immediatamente, nello stesso momento in cui ho scritto “Amore Che Torni”.>>

Una canzone che ha un peso nel romanzo

<< “Amore che torni” sarà la canzone nella finzione che Luca scriverà per Mariagiulia e ci sarà un’importante nastro cassetta che farà un viaggio lungo trent’anni. Attraverserà l’oceano fino all’America, insomma da una micro storia di periferia del sud si arriva addirittura all’America, addirittura alla storia italiana del nostro paese, agli anni di Piombo e in tutto questo ci è passata anche la mia vita attraverso.>>

Conoscendoti bene riesco ad immaginarti mentre scrivi canzoni, ma mentre scrivi romanzi quali sono i tuoi posti preferiti?

<< Per la seconda volta il treno è un posto pazzesco, l’ho sfruttato tantissimo per lungometraggi di scrittura, per i cortometraggi uso qualsiasi angolo della casa, perché le canzoni sono una cosa che mi appartengono da quando sono piccolissimo, mentre alla scrittura,alla narrativa, io mi sono avvicinato da “scrittore” di brani grazie alle canzoni che da vent’anni faccio per una band e per tanti come Mina, Celentano, Ornella Vanoni, Patty Pravo, ecc…>>

Il lento non si balla più

<< No, lo balleremo, l’ho promesso, nei palasport quando torneremo ad ottobre con i Negramaro ed ad un certo punto, o almeno io lo chiederò, vorrò vedere tutti ballare un lento e faremo qualche canzone del disco, e tutti se lo dovranno ballare.>>

Il tuo lento di riferimento negli anni ’80 era “Eyes Without A Face” di Billy Idol 

<< Ma non lo era tanto per me, quanto per i protagonisti del romanzo, mi sono immaginato quel “Eyes Without A Face” di Billy Idol perché era sia lento che abbastanza nevralgico e irrompevano le chitarre ad un certo punto nel finale, allora mi serviva anche questo reprice un po’ più elettrico.>>

E oggi trasportato nel 2021, quale sarebbe?

<< Io ballerei molto volentieri un pezzo di Aiello, tipo “Arsenico” anche se non è lentissimo però lo ballerei, è energico, Gaetano Veloso per me è pazzesco “No Paloma” sembrerebbe lento, lentissimo, però ha una forza esplosiva dentro che non implode, esplode nonostante sia un lento. A me piace quando gli autori hanno questa carica esplosiva anche quando raccontano, li c’è un’orchestra bellissima, devo dire che sono più punk quelle canzoni di tante altre stronzate che si sentono.>>

Giuliano Sangiorgi, ti abbiamo visto in questi mesi postare storie insieme al nuovo cantautorato come quello di Fasma ed Aiello. Un bellissimo esempio per cercare di unire diverse generazioni che arrivano da una modalità differente nella fruizione musicale? 

<< I Negramaro sono un po’ in mezzo, lo abbiamo un po’ predetto nel 2015 con “La Rivoluzione sta Arrivando”, dove noi parlavamo di questo, sta arrivando un’evoluzione incredibile, una rivoluzione, abbiamo cercato di essere pronti con “Amore che Torni”, abbiamo preso ancora più consapevolezza con l’ultimo album “Contatto” e stiamo comunque andando verso una nuova era.>>

Ti piace questa nuova era?

<< La fortuna più grande che ho essendo autore e cantautore di un gruppo di sei amici, non hai altre possibilità se non raccontare quello che hai dentro con il linguaggio dei tempi, perché una band rischia immediatamente l’incoerenza, siamo sempre stati attenti a non cadere mai nella ricerca quasi cieca ed assidua del futuro e del contemporaneo della musica che viaggia oggi, non siamo stati mai così ciechi ne da non ammettere un’evoluzione, abbiamo sempre cercato un’evoluzione nella nostra musica e c’è stata.>>

Viivi a Roma ma spesso sei a Milano, cosa ti lega a questa città?

<< A Milano ci sono cresciuto in realtà, ho scritto “Mentre Tutto Scorre” sul 16, il tram che andava da Via Ennio dove abitava mia zia Antonella, e zia Gabriella, che stanno a Milano. Ho un po’ di zie professoresse in giro per Milano, quando noi venivamo a fare le prime riunioni e non avevamo mezza lira per poter prendere alberghi, eravamo in sei, arrivavamo a suonare disperati, dormivamo tutti a casa di mia zia Antonella che fa la professoressa ma vive da sola, tutti e sei in una casa microscopica.>>

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