Oscar, quando l’età anagrafica non conta

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Sembra impossibile che a soli 20 anni abbia già lasciato un segno così importante nel mondo della musica e del cinema, e invece è proprio così; quando parli di Billie Eilish e ascolti la sua musica capisci davvero che l’eta non conta e che è solo un numero, un numero che in questo caso le ha permesso di essere la prima artista nata nel 21esimo secolo a vincere un premio Oscar: l’ambita statuetta l’ha ricevuta per la sua “No Time To Die”, colonna sonora dell’ultimo capitolo di 007 e nominata come “miglior canzone originale”.

Il perfetto esempio di “enfant prodige”, di quando non è necessario avere più di 40 anni per contare gli anni di esperienza che ci sono alle proprie spalle, qui stiamo parlando di un fenomeno fuori dalla portata ideologica di chiunque: solo nel 2019, quindi a 17 anni, la giovane Billie si è aggiudicata ben trentaquattro riconoscimenti e all’attivo ha 65 milioni di dischi venduti tra album e singoli. Un fenomeno mondiale in continua ascesa.

Quello che più stupisce però non sono tanto i record su record infranti dalla voce di “Bad Guy”, quanto la presenza di tanti altri giovani artisti che senza timore hanno saputo imporsi con la propria personalità, che fa quasi specie parlarne quando si è così giovani. Vogliamo parlare delle Sorelle Peasall Leah, Sarah e Hanna che rispettivamente a 7, 9 e13 anni si sono ritrovate sotto i riflettori per aver contribuito alla colonna sonora del film “Fratello, dove sei?” dei fratelli Coen: le tre sorelline hanno cantato il brano “In The Highways” e con l’album che si è aggiudicato il premio come “Album of the Year” Leah, la più giovane, rimane la più giovane artista della storia ad essersi portata a casa un Grammy.

Altra giovane artista di cui certamente sentiremo parlare è Blue Ivy Carter, figlia di Beyoncé e Jay-Z che è riuscita all’età di 9 anni a vincere un Grammy per essere presente nel miglior videoclip dell’edizione dei Grammy 2021: quello della canzone “Brown Skin Girl”. E non è finita qua perché si tratta della seconda collaborazione ta Beyoncé e la figlia Ivy, dopo “Blue” contenuta nell’album “Beyoncé” del 2013 con la stessa ex componente delle Destiny’s Child che ha accreditato la figlia anche come autrice. Qui si va oltre la semplice musica, il semplice pensiero del fare un brano per ottenere ascolti e raggiungere le classifiche: il brano “Brown Skin Girl” è stato da diverse illustri testate come Teen Vogue, The Oprah Magazine e Billboard una vera e propria “celebrazione delle donne di colore arricchita da un tono sentimentale”.

Vogliamo porci la domanda di come sia possibile che artisti poco più che bambini riescano ad ottenere determinati risultati? “Eh ma quando gli artisti li hai in casa…”, affermazione vera fino a un certo punto, perché spesso sui figli d’arte pesa, grava quella quasi obbligata responsabilità che hanno di dover per forza dimostrare minimo di essere come i propri padri o le propri madri se non di più. E comunque Billie Eilish avrà pur dei genitori legati al mondo dello spettacolo ma la madre, Maggie Baird, è un’insegnante, attrice e sceneggiatrice teatrale mentre il padre Patrick O’Connell èun operaio edile che spesso ha lavorato anche come attore part-time, perciò va bene “figli di…” ma qua la cosa ha poco senso.

Vogliamo fare un parallelo con il mondo sportivo? Marc Marquez che nel 2013 vince il Gran Premio delle Americhe a 20 anni, Michael Phelps che a 15 anni e 9 mesi diventa il più giovane nuotatore a battere un record mondiale, quello dei 200 metri farfalla in 1′ 54″ 92. Non credo basti essere portato, destinato o predestinato a fare grandi cose; devi volerlo con tutto te stesso, essere determinato e dedicare, molto probabilmente anzi quasi certamente, tutta la tua vita a quello. Stop. Nella musica, come nello sport ma anche nella vita. Probabilmente dobbiamo ritenerci fortunati di poter vivere nello stessa epoca di artisti del genere: Billie Eilish che fa? Studia molto? Mangia bene? Dorme diverse ore? Magari anche ma alla base di tutto c’è la dedizione, quella cosa che spesso non accettiamo di seguire e di mettere in pratica, di mettersi per un lasso di tempo prolungato concentrati e senza alcuna distrazione.

Magari non arriveremo a vincere un Oscar ma se a piccoli passi, piano piano, riusciamo a mettere noi stessi, le nostre reali intenzioni davanti a tutto ciò che porta via tempo, vedi i social, forse riusciremo ad essere pienamente soddisfatti di noi stessi.

(Lo sappiamo che c’è gente che guadagna coi social ma non è questo il punto.)

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