David Bowie: una mostra agli Arcimboldi ricorda la sua figura camaleontica

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David Bowie verrà ricordato con una mostra speciale, “The Passenger“, ideata dal fotografo statunitense Andrew Kent per raccontare attraverso 50 scatti un periodo ben preciso nella vita del cantautore, polistrumentista e attore britannico.

Crediti: Ticketone

Tra il 1975 e il 1976, infatti, Bowie lascia alle spalle l’esperienza americana, iniziata con il disco “Diamond Dogs” e culminata con il successo di un LP come Young Americans (oltre le alle riprese del film “L’uomo che cadde sulla terra“), per tornare nella nativa Europa e ripartire da zero. Nel marzo del 1974, Bowie si era imbarcato sul transatlantico SS France per stabilirsi a New York, dove di fatto nacquero alcuni dei suoi progetti più interessanti.

Gli anni statunitensi di Bowie coincisero anche un un aumento della sua dipendenza da cocaina, che gli causà svariati problemi fisici. Il trasferimento in collina, a Los Angeles, nel 1975, divenne il periodo più buio nella vita del cantautore inglese, in quanto ossessionato dall’occultismo e fortemente debilitato dall’abuso di droghe pesanti. Una pausa a Filadelphia e l’incisione di “Young Americans” lo portò a trasformarsi (nuovamente) e radicalmente, segnando una fase importantissima per l’evoluzione musicale dell’artista londinese. Fu, infatti, il primo dei suoi album ad abbandonare quasi del tutto il rock in favore di sonorità più funky e soul dando vita a una sorta di “White R&B”.

Un tuffo nel passato del Duca Bianco

La mostra è un’anteprima italiana, e si compone di 50 scatti, diversi cimelidocumenti originali tutti provenienti dall’archivio di Kent. Accanto al percorso fotografico, sono stati fedelmente e filologicamente ricostruiti gli ambienti protagonisti della avventura Europea di Bowie a metà degli anni ’70: dal vagone del treno che lo portò fino a Mosca, alla sua stanza di albergo a Parigi, dai costumi usati sul palco ai microfoni, alle macchine fotografiche ai dischi, ai modellini e ai manifesti affissi fuori dai teatri dove ha avuto il piacere di suonare, “The Passanger” è un fermo immagine delle esperienze personali e artistiche del Duca Bianco.

Grazie all’analisi scientifica condotta attraverso le memorie di Kent, è stato anche ossibile ricostruire fatti fino ad ora poco conosciuti e svelare dettagli inediti della carriera di Bowie. Lo stesso Kent è un acclamato fotografo che ha impresso nel rullino fotografico molte delle immagini più iconiche delle superstar del rock degli anni ’70: da Frank Zappa a Elton John, da Freddie Mercury a Jim Morrison dei The Doors. E ancora i KISS, Iggy Pop e Bowie in persona, con un sodalizio che si è protratto fino al 1978.

Bowie in pillole

Dopo aver partecipato alla formazione di varie band, raggiunge il successo da solista nei primi anni settanta, attraversando cinque decenni di musica rock e perfezionando il genere glam rock.

Bowie si dedicò anche alla pittura e al cinema, lavorando come attore con registi del calibro di come Martin ScorseseDavid Lynch e Christopher Nolan. Tra i vari film in cui recitò, figurano: “Miriam si sveglia a mezzanotteAbsolute Beginners“, “Labyrinth“, “The Prestige“, “Basquiat” e “Il mio West“, il già citatoL’uomo che cadde sulla Terra“, e “Furyo“.

Nel 2008 è stato inserito al 23º posto nella lista dei cento migliori cantanti secondo Rolling Stone. Tra i suoi migliori brani figurano delle perle come “Life on Mars?“, “Space Oddity“, “Fame e Heroes.

David Bowie non è l’unico pseudonimo utilizzato nel corso della sua straordinaria carriera. I più famosi sono stati “The Thin White Duke” (lo snello Duca Bianco) e “Ziggy Zardust“. Altri pseudonimi utilizzati sono stati Alladin Sane, Halloween Jack e Nathan Adler, considerati come veri e propri alter-ego dell’artista.

Ha venduto, in tutta la sua carriera, 140 milioni di dischi. Secondo la rivista Forbes è stato il quarto cantante più ricco al mondo nel 2007, preceduto solamente da Jay-Z, Madonna, Paul McCartney.

Bowie è stato incredilmente contemporaneo nel suo approccio alla musica e al racconto di essa. Basti pensare alla figura di Major Tom in “Space Oddity“, in riferimento allo sbarco dell’Apollo 11 nel luglio del 1969, passando per gli anni ’70 (estremamente disillusi) e gli anni ’80, con il conseguente crollo del Muro di Berlino (“Heroes“).

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