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Versailles: “Aspiro sempre a diventare la migliore versione di me”

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Si chiama Luca Briscese, in arte Versailles, il protagonista di questa nuova puntata di Artist To Watch. Ad X Factor 2021 arriva ai live conquistando il coach Hell Raton. Liquido, appassionato e portavoce di uno stile che è contaminazione di generi. Con lui abbiamo parlato del suo ultimo singolo “Assolo“, di ritorno alle sonorità grunge che hanno conquistato il pubblico del talent, ma anche dell’EP presto in uscita.

Parto chiedendoti come nasce il tuo ultimo singolo, “Assolo“, che esce tra l’altro a poca distanza da “Lisa dagli Occhi Blu Ray“. Già che ci sono ti chiedo anche il perché di questa scelta, che sembra andare in controtendenza rispetto al diktat dell’industria musicale attuale, ovvero far uscire due singoli a distanza di poche settimane.

Assolo era un grido adolescenziale che mi tenevo dentro da un bel po’. É una canzone nata già prima di X Factor, era lì pronta ad uscire. Inizialmente era stata presa in considerazione come primo singolo, però poi ha avuto la meglio Lisa che è un’altra canzone partorita parecchio tempo prima che aspettava il suo momento. Abbiamo allora pensato di far vedere entrambe le facce di Versailles, mostriamo entrambi i lati: quello più melodico e cantautorale, perché sì mi piace molto il cantautorato, e quello più “incazzato”, più rock come “Assolo” ha dimostrato. Diciamo che volersi presentare così dopo XFactor è stata una scelta abbastanza precisa in quanto quello che verrà dopo questi due singoli, un EP, finalmente lo possiamo dire, è un mix di queste mie anime, è un continuo sali e scendi tra poesiole melodiche e urla incazzate da adolescente di cameretta ecco”.

Nel singolo tu ti racconti e racconti quelle che potrebbero essere le tue sette personalità con cui ti confronti. Sei tornato a quelle sonorità grunge che avevamo avuto modo di sentire durante il tuo percorso ad XFactor. Quali sono queste personalità nel dettaglio e quale ha preso maggiormente il sopravvento fino ad oggi?

“Non le conosco per bene nemmeno io tutte quante ancora, ho avuto modo di incontrarle nel tempo. Sicuramente la personalità che ha preso il sopravvento fin dall’inizio è stata quella più istintiva e irrazionale, a partire dalla scelta di tutto questo percorso. Sono una persona molto di pancia, ultimamente ho imparato a riflettere anche un po’ di più, però quella che è l’essenza di questi due singoli e dell’EP in arrivo è sostanzialmente una serie di sentimenti di pancia, mai troppo ripensati o ragionati. Sono tutte le impressioni che il mondo mi ha lasciato in questi ultimi due anni e il modo in cui io le ho ridisegnate e riscritte”.

Com’è stata la lavorazione dell’EP e tutto il processo creativo legato ad esso, fino ad arrivare a questo momento? Anche come ti senti tu artisticamente parlando.

“Artisticamente arrivare a registrare un EP è sempre un attimo il coronamento di un piccolo sogno che mi ha rapito dal primo istante. Ricordo benissimo che, dalla prima volta, avevo la sensazione di dire “dov’è il mio disco?“. Il primo giorno con la chitarra in mano mi sono detto “sì okay ho il disco dei Guns, quello dei Nirvana… Ma il mio?“… Senza nemmeno saper mettere giù due accordi io volevo già i miei brani. Infatti i primi esperimenti, che risalgono a 10/12 anni fa, dove non avevo un microfono, una scheda audio, avevo il computer appoggiato davanti all’amplificatore della chitarra a riprendere qualsiasi cosa senza tempo né intonazione, ma avevo proprio la voglia di mettere in piedi qualcosa che fosse mio. Quando questo momento è arrivato finalmente ho dato il massimo e anche di più perché è il coronamento di un sogno che avevo fin da piccolo. Mi è piaciuto anche molto mettere voce nella parte di grafica, packaging… Mi sono divertito parecchio”.

Dato che prima si parlava di adolescenza, com’era Luca da adolescente? C’era già qualcosa di Versailles in lui?

“Vorrei chiamare mia madre a testimoniare (ride ndr). Luca da adolescente era molto timido e riservato, quello che descrivo in Assolo alla fine, senza l’alcool e cose che sono arrivate più tardi. Per me l’adolescenza non è stata per niente facile, così come per tanti… Banalmente perché ero un po’ sfigato, non ascoltavo la musica che andava in quel momento, non giocavo a calcio. Insomma ero un po’ chiuso in me stesso. Se dovessi individuare un elemento che è stato una costante da adesso fino ad ora sicuramente è sempre una certa malinconia di fondo che mi contraddistingue. L’unica cosa di diverso rispetto a questo elemento è che prima ero vittima e succube di questo lato di me e ultimamente sto imparando, grazie a mille percorsi diversi, a incanalare questo tipo di sentimenti principalmente nella musica ma anche nel disegno… Ultimamente mi sono messo a pasticciare con l’argilla e a fare cose strane. Diciamo che questa costante si è evoluta, io aspiro sempre a diventare la versione migliore di me anno per anno, giorno per giorno, minuto per minuto”.

In questo brano viene un po’ demistificata l’idea del chitarrista sicuro e spavaldo, secondo te quali sono i principali cliché legati al mondo della musica, alla figura dell’artista, e perché si fa così tanto fatica a superarli?

“Io con Assolo mi riferisco in particolari agli stereotipi legati alla musica rock, come il chitarrista maschio alfa che basta che sciocchi le dita e il mondo è ai suoi piedi. Gli stereotipi nella musica, ma così come in qualsiasi altro ambito, sono creati e subiti da noi stessi: per quanto siamo i primi a lamentarcene sono cose che partono sempre da noi, dal giudizio del pubblico, dall’idolatrare qualcuno in una determinata maniera. Come tutte le cose a cui siamo culturalmente radicati sono difficili da sradicare, l’importante è continuare a lanciare il messaggio in qualche modo. Una cosa che ha aiutato, in parte, a sradicare un po’ questa cosa del frontman “alpha man” stereotipato è stato l’avvento di alcuni generi come il grunge che ha mostrato persone molto più fragili e sensibili. L’unica incomprensione che c’è stata in quel caso è che molta di quella gente è stata apprezzata più da morta che da viva… Anche questo a sua volta è uno stereotipo, il fatto che qualcuno per diventare leggenda debba morire giovane in maniere disastrose. É un continuo work in progress. Io nel mio piccolo, con la mia musica, cerco di mettere a nudo tutte quelle che sono le mie paure e fragilità perché sono convinto di vivere un periodo storico in cui queste fragilità e paure, il timore per il futuro e per la vita che ci aspetta siano sentimenti abbastanza condivisi in quest’epoca incerta. Semplicemente mi fa piacere anche quando una sola persona mi scrive “Hai descritto perfettamente quello che ho provato in un periodo della mia vita” penso che sia l’obiettivo più grande per chi fa musica e per chi crea arte: riuscire a comunicare e a far sì che qualcuno si ritrovi in quello che scriviamo o altro”.

Secondo te qual è l’assolo di chitarra più bello della storia, il chitarrista più forte? Penso di sapere la risposta, ma la lascio dire a te.

“L’assolo più bello di chitarra, per quanto possa essere scontato, per me è “November Rain” di Slash. Slash è il mio chitarrista preferito ce l’ho anche qui in formato Funko Pop, che tra l’altro mi è stato regalato dalle mie fan che si sono aggregate a me da XFactor, saluto le Winx in questa intervista… Slash, per forza, necessariamente!”

Nel brano dici “Le parole le ingoio quindi ti faccio un Assolo più solo di me“. Quali sono le parole più difficili che pensi di aver mai pronunciato?

“Nella vita sicuramente quando devi spiegare determinati comportamenti e “uscite”. Quelli sono sempre stati momenti belli strong in cui reggere lo sguardo è difficile, c’è qualche momento di tachicardia. Nonostante ci fosse imbarazzo e timore nello spiegarsi ad altre persone alla fine ho sempre trovato una maniera per comunicare cose a me stesso, che semplicemente non avendole mai dette ad alta voce, non sapevo. Ingenuamente imparo tanto quando poi mi confronto con gli altri. Le parole più difficili in musica, in questo EP ce ne sono tante, mi sono messo veramente a nudo, anche troppo… Stavo pensando di chiamare e ritirare dei brani (ride ndr). Sicuramente in questo EP mi sono messo veramente a nudo, anche con una voglia di scoprire determinate cose”.

Sei un artista dalle molteplici influenze, fluido e aperto a sperimentare in cose diverse, nella tua musica si avverte un ampio spettro di contaminazioni. Con chi ti piacerebbe fare un duetto che magari risulterebbe inaspettato?

“Questa è una bella domanda. Sicuramente ci sono tanti artisti che mi piacciono con cui mi piacerebbe duettare, ma ultimamente ho scoperto che sto più in fissa con i produttori. Mi piacerebbe un sacco lavorare con gente come Mace per esempio, uno dei miei idoli degli ultimi anni, da quando ho scoperto il suo lavoro con Venerus, un altro con cui mi piacerebbe un sacco fare qualcosa. Ho scoperto che dal punto di vista artistico mi piace confrontarmi molto con altri artisti intesi come cantanti, songwriter, è un confronto che sicuramente mi lascia tantissimo, però c’è il mio lato musicista e musicale che ultimamente va a caccia di producer. Anche io lo sono in piccolissima parte, produco arrangiamenti basic per i miei pezzi, però è un mondo che mi affascina un sacco. Sto diventando una calamita per i producer o vorrei quantomeno diventarlo”.

Ti piacerebbe approfondire quest’ambito anche per ampliare i tuoi orizzonti?

“Nel mio piccolo, negli ultimi due anni, sono diventato un nerd. Anche se poi in applicazioni le cose sono sempre più difficili, negli ultimi due anni ho detto “voglio studiare qualcosa, voglio studiare questo“. Lo sto facendo per conto mio a piccoli passi, perché comunque gli impegni sono tanti. Due giorni fa ero lì a guardare il sito di una scuola in Svizzera di produzione audio, è una cosa che mi piace tanto, che mi intriga e mi piacerebbe approfondire”.

Per l’ambito live che piani hai e che estate ti aspetta?

“Sicuramente ci saranno delle date di presentazione dell’EP, però non posso dire altro. Per l’estate ci aspettano un po’ di comparse qui e lì in giro… Sicuramente mi farò vedere perché ho una voglia di suonare che non sto più nella pelle davvero. É da XFactor che non salgo su un palco però, parlando di live, si parla di due tre anni… Non ce la faccio più, fatemi suonare! Non vedo l’ora”.

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