La semplicità di essere Folcast

Il cantautore romano ci ha ricordato che le cose semplici, senza troppi orpelli e fronzoli, spesso sono le più piacevoli.
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Quando Folcast è salito sul palco del Circolo Magnolia di Segrate, mi sono resa conto di quanto mi fossero mancati i concerti, le code fuori dai locali, le birrette e la spensieratezza propriamente legata alle belle serate all’insegna della buona musica. Dopo aver rinviato il suo tour al 2022, Daniele Folcarelli ha finalmente presentato dal vivo il suo nuovo progetto discografico (“Tempisticamente“, uscito lo scorso gennaio ndr.), dandomi la conferma di come spesso e volentieri la semplicità e la spontaneità siano la chiave vincente per ogni artista che si rispetti.

Crediti foto: Andrea Sacchetti

Due termini che appartengono al giovane cantautore romano classe ’92, che in un’ora e venti minuti di show ha spaziato agevolmente attraverso tutti i brani del suo reperterio: dal disco di debutto “Quess” (uscito nel 2017) e il precedentemente citato “Tempisticamente“. Sul piccolo palcoscenico allestito per l’occasione, Daniele si accompagna con la sua band composta da tastierista, bassista e batterista. Le chitarre invece, ce la mette lui, con tanta passione e consapevolezza del proprio strumento. Apre le danze “Senti che musica“, un invito a ballare originariamente in duetto con i Selton e con la tromba di Roy Paci, qui sapientemente sostituita senza la minima sbavatura. Seguono pezzi che ci fanno tenere il tempo con il piede e che ci coinvolgono anche emotivamente: da “Come no” a “Sai che c’è“, da “Nei” all’omaggio al “terzino più grande del mondo“, come lo ricorda lo stesso Folcast: “Cafù“.

Ogni blocco di canzoni è intervallato da dei medley instrumental, che permettono di dare il giusto spazio ai musicisti con i quali Folcarelli (con)divide la scena. Non mancano anche due ospiti speciali, che prima di tutto sono dei grandi amici: Wrongonyou, con il quale Folcast aveva condiviso l’avventura sanremese nel 2021; e Federico Baroni, che contribuisce a dare quella giusta dose di freschezza e flow ad uno show dal sapore funky, R&B e a tratti anche rock. Con il primo, Daniele armonizza sul brano vincitore del Festival tra le “Nuove Proposte“: “Lezioni di volo“. Con il secondo, invece, omaggia Tiziano Ferro interpretando “Hai delle isole negli occhi“, senza dimenticare “Pur di stare con lei“, frutto della collaborazione e della reciproca intesa artistica tra i due musicisti. Il pubblico da il meglio di sé quando viene intonato il classico “Scopriti” e in chiusura, durante l’encore composto da “Giovani, Belli e Bravi” e la scatenata “Rimbalzak“.

Il fatto che Folcast sia cresciuto in una famiglia di musicisti, pertando letteralmente a pane e musica, traspare dalla cura e dall’attenzione per ogni riff, sonorità, distorsione e per i suoi compagni di viaggio. Li fa sentire parte integrante del suo spettacolo, quasi come a volersi mettere in secondo piano. Suda sul palco, chiacchera e mi fa sentire meno sola, mi fa capire che se fossi al suo posto mi sentirei esattamente nello stesso modo. Non da per scontato di essere al Magnolia e di poter condividere con un vero e proprio collettivo di persone la sua vita, le sue esperienze di vita, la pandemia, la musica e tutte le prese di coscienza legate ad essa. Miscela molteplici generi come se fossero un cocktail da servire al bar: una buona base di R&B (percepibile anche nella sua vocalità ben definita) e pop, una spruzzata di soul e di blues, un goccio di funk e una punta di rap. L’ho bevuto tutto in un sorso e devo dire che mi ha proprio conquistato. Mi ha ricordato che le cose semplici, senza troppi orpelli e fronzoli, spesso sono le più piacevoli. “Tempisticamente parlando“, Daniele ha pienamente ragione: il suo tempo è ora.

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