La Casa di Carta, dalla Spagna alla Corea

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E chi la guarda più la televisione? Ormai da tempo le nostre serate le passiamo su piattaforme come Netflix, Apple Tv+ o Disney Plus per trovare l’ultima serie di tendenza, divorarla, ed esserne i primi l’indomani a raccontarla agli altri. Fa quasi strano pensare che, parliamo di Netflix, anche queste piattaforme possano avere dei cali: nel primo trimestre di questo 2022 i signori di Netflix hanno perso ben 200.000 abbonati. Perché secondo voi? Prodotti nuovi troppo uguali ai precedenti? Manca la novità? Questo non lo sappiamo, a volte però l’unica soluzione è ripartire dai cavalli di battaglia, da quelle serie che hanno fatto la storia della piattaforma, come l’usato sicuro. Per questo da qualche giorno è stata annunciata l’uscita della serie “La Casa di Carta: Corea”, remake dell’omonima versione spagnola partita in sordina e che poi è diventata un vero fenomeno mondiale.

Sei episodi tutti disponibili a partire dal 24 giugno, è con “La Casa di Carta: Corea” che Netflix punta a riconquistare il pubblico, quel pubblico appassionato di serie spagnole ma anche di k-drama, nuovo genere esploso in Asia grazie alla serie “Squid Game”, altro fenomeno mondiale.

La trama della nuova serie

La serie diretta da Kim-Hong sun ripercorre la storia della serie spagnola: una mente criminale, il professore, che arruola un gruppo di criminali per portare a termine un’ambiziosa rapina, in questo caso non a Madrid ma nella penisola coreana; quando il gruppo prende con se alcuni ostaggi la serie si arricchirà di colpi di scena e sfide incredibili, sempre sulla falsa riga della Casa de Papel.

Nonostante si tratti di un remake di una delle serie più viste nella storia di Netflix, ne “La Casa di Carta: Corea” riusciamo a trovare delle differenze determinanti rispetto all’originale spagnola. Partiamo dal titolo internazionale che sarebbe “Money Heist: Korea – Joint Economic Area“, che spiega come questo nuovo drama sia ambientato in un’immaginaria Joint Economic Area, un mondo dove le due Coree pare vogliano riappacificarsi, dopo circa 80 anni di divisioni, attraverso la stampa di una nuova valuta. Qui subentra la mente criminale del “professore” che riunisce una banda di criminali provenienti da nord e sud nel tentativo di rubare questa nuova valuta direttamente dalla zecca dello Stato.

Ambientazione differente, una serie che si è necessariamente dovuta adattare alla cultura e alla lingua di un paese totalmente differente dalla Spagna. Una serie che ha introdotto anche dei nuovi costumi: l’originale è diventata si famosa per come è stata scritta, diretta e interpretata dai propri attori, ma anche per quella famosa maschera di Salvador Dalì, indossata dai rapinatori e diventata nel tempo un vero e proprio simbolo di protesta. Nella nuova serie viene indossata una maschera tradizionale coreana chiamata Hahoe, con le caratteristiche sopracciglia allungate e gli occhi a mandorla; leggermente differente ma comunque d’impatto, e non è detto non possa entrare nel nostro immaginario collettivo come quella di Dalì o del personaggio V per Vendetta.

Il cast

Una nuova serie con un cast di alto profilo: partiamo da uno dei personaggi più importanti, Berlino, che nella serie sarà interpretato dalla stella di “Squid Game” Park Hae-soo, poi Kim Yunjin che ricorderete per aver interpretato Sun Kwon nella serie “Lost”, ecco qui invece veste i panni della detective a capo dei negoziati (il corrispettivo di Raquel Murillo). A seguire tutti gli altri: oltre a Yoo Ji-tae, i protagonisti e i relativi alias sono Tokyo (Jun Jong-seoBurning), Mosca (Lee Won-jong), Denver (Kim Ji-hun), Nairobi (Jang Yoon-ju), Rio (Lee Hyun-woo), Helsinki (Kim Ji-hoon) e Oslo (Lee Kyu-ho). 

La Casa di Carta: un fenomeno mondiale

Era il 2016 quando il produttore spagnolo Alex Pina terminava un progetto importante come “Vis a vis – Il Prezzo del Riscatto”, serie sulla vita quotidiana di una donna in carcere, da lì la decisione di creare qualcosa di nuovo mentre se ne stava rilassato su di un’amaca a Panama. Un nuovo progetto che doveva essere meno costoso e più lieve, che venisse registrato solo in studio ma che portasse lo spettatore a sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Si parte da una rapina che si svolge alla Zecca Reale di Spagna con un gruppo di personaggi particolari: una banda di giovani delinquenti coordinati da una mente misteriosa, quella del famoso professore. Poi dei nomi che risaltassero subito all’orecchio, nomi in codice legati a delle città: Berlino,Tokyo, Nairobi, Rio, Mosca, Helsinki, Oslo e Denver.

La serie “La Casa de Papel” è stata trasmessa per la prima volta nel 2017 in Spagna, sulla rete Antena 3: assurdo pensare che la prima stagione ottenne un discreto, mentre con la seconda gli ascolti crollarono incredibilmente, tanto da portare la produzione a chiudere tutto, con gli attori che di conseguenza se ne sono tornati bellamente a casa. La fortuna però è dalla loro parte, infatti il produttore Alex Pina ancor prima che venisse trasmessa la prima puntata aveva consegnato l’episodio-pilota a Diego Ávalos, uno dei vicepresidenti di Netflix. Quest’ultimo vide l’episodio in uno dei suoi viaggi aerei e vide che c’era qualcosa di speciale: da li la richiesta a Pina di diminuire gli episodi da ventidue a quindici con l’aggiunta di doppiaggio e sottotitoli. In Inghilterra il successo fu immediato con “Money Heist” (“Rapina”, questo il nome iniziale della serie”) che diventò subito una delle più viste sulla piattaforma e Diego Ávalos spiegò come non ci fosse neanche stato bisogno di investire soldi nel marketing per la promozione della prima stagione, così per permettere allo spettatore di immergersi interamente in quel mondo la piattaforma decise di rilasciarne subito altre due stagioni. Il resto è storia. Una serie destinata alla chiusura che diventa un fenomeno mondiale.

L’onda culturale che ha portato la serie spagnola

Possiamo dire che “La Casa de Papel” sia diventato nel tempo un fenomeno di costume: proprio parlando costumi, il regista Jesús Colmenar voleva ottenere lo stesso risultato che a suo tempo ottenne George Lucas con “Guerre Stellari”. Osservare i personaggi e capire solo dai vestiti che si trattasse di quella unica serie, e il tutto funzionò alla perfezione: le maschere di Dalì iniziarono a comparire ovunque, soprattutto durante le proteste: quando le persone in diverse parti del mondo sono scese in piazza per protestare, la maschera della Casa de Papel permetteva loro di rivendicare qualcosa, il diritto di qualcosa di importante.

Nel tempo furono tanti i commenti di elogio verso la serie da parte di personaggi importanti: Stephen King e Neymar si sono detti entusiasti di questa produzione, e Bad Bunny ha inserito vari riferimenti alla serie in diversi suoi pezzi.

Altro elemento di cultura presente nella serie è la canzone “Bella Ciao”, che più che una canzone è un inno che noi italiani conosciamo molto bene. Un inno di protesta cantato dalle mondine nell’Italia dell’Ottocento e successivamente adottato dai partigiani durante la Seconda Guerra Mondiale ai tempi della Resistenza Fascista. Un brano che ha ispirato una quantità innumerevole di cover, anche il remix del famoso dj Steve Aoki.

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