Bengala Fire: “Finalmente viviamo di musica, con X Factor è cambiato tutto”

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Ad X Factor hanno fatto un percorso in continua ascesa, che li ha visti migliorare di puntata in puntata. Si sono classificati al terzo posto e con la loro musica hanno saputo conquistare un giudice come Manuel Agnelli. Con grande determinazione i Bengala Fire escono con il loro nuovo singolo “Jack (Non Sa)“, il primo cantato interamente in italiano.

“Jack (Non Sa)” è il titolo del vostro nuovo singolo ed è il primo brano che cantate in italiano. Cos’ha di speciale?

<< Beh come hai detto tu è il primo brano che cantiamo in italiano, e questa per noi è già una cosa importante. Siamo arrivati fin qui facendo un buon percorso iniziato ad X Factor con Manuel Agnelli che ha spinto tanto su questa cosa, sul provare a cantare nella nostra lingua, primo perché ha una certa presa sul pubblico, e poi perché ancora oggi, secondo lui, ciò che facciamo non esiste nella nostra musica, nel rock italiano. Così piano piano è riuscito a convincerci, ma il vero momento in cui ci siamo resi conto che era la scelta giusta da fare è stato quando abbiamo duettato con Motta: quello è stato il nostro battesimo del fuoco, un momento super bello e apprezzato, soprattuto dal pubblico. Siamo felici, non solo per come abbiamo realizzato il brano, ma anche per la presa che ha sui fans quando ci esibiamo live.>>

Cosa non vi convinceva nel cantare in italiano?

<< L’abitudine. Noi esistiamo da più di dodici anni e abbiamo sempre cantato in inglese: siamo cresciuti con la musica britannica e il beat rock, di conseguenza c’è sempre stata questa sonorità alla quale eravamo affezionati. Cantare in italiano era come uscire dalla nostra comfort zone. C’erano diverse perplessità: aver paura di dire cavolate, cadere nel banale o anche snaturare il nostro suono, invece col tempo abbiamo capito che poteva funzionare. Continueremo a farlo, anche perché i risultati ci stanno dando ragione.>>

Quindi da adesso potreste ufficialmente cantare in entrambe le lingue giusto?

<< Potremmo fare qualcosa di ibrido, ovvio che per una band l’obiettivo è sempre arrivare al mondo, e per piacere ovunque l’inglese è perfetto, è la lingua regina. Suona sempre bene, è figo, sciolto, e con un sacco di parole tronche che si incastrano bene. È una lingua che sentiamo dentro.>>

Avevate già dei modelli ai quali ispirarvi quando avete iniziato?

<< Subito subito no: siamo partiti come tutti con le solite cover dei Ramones e dei Guns N’ Roses, come ogni band che si rispetti… o non si rispetti (ridono). Crescendo poi, nel corso degli anni, abbiamo scoperto gli Arctic Monkeys che sono diventati la nostra luce. Da loro abbiamo preso tanta ispirazione e per anni siamo stati in fissa con l’indie rock inglese, ma adesso vogliamo discostarci e trovare la nostra identità.>>

Siete nati più di dodici anni fa, perché partecipare ad X Factor solo ora?

<< Ci sono due motivi fondamentali: il primo è che semplicemente non avevamo mai pensato di farlo, vuoi per vari pregiudizi legati ai talent, comunque mancava la voglia di provare. Ora ci sentiamo di consigliarlo a tutti coloro che sono in dubbio perché è stata un’esperienza importante, almeno per noi. Ti insegna tanto e impari davvero a lavorare in questo mondo. Secondo motivo è che probabilmente, se l’avessimo fatto prima, non saremmo stati abbastanza maturi, artisticamente e mentalmente, per affrontare un “mostro” come X Factor. Anche assorbire le batoste. Probabilmente avessimo fatto questo programma anni fa non saremmo riusciti ad incassarle in maniera giusta.>>

Momenti difficili?

<< Più a livello umano che artistico. Artisticamente abbiamo avuto la fortuna di avere Manuel, che sin dall’inizio ha capito cosa eravamo e cosa potevamo essere lì, senza snaturarci e mettendo a fuoco ciò che siamo. Dal punto di vista umano invece, ci vuole tanta pazienza: stai più di due mesi chiuso in hotel, senza libertà di muoverti e fare le cose che facevi prima. È come uno stress test. I momenti difficili li leghiamo a questo aspetto. La fortuna è stata quella di essere in quattro e sostenerci a vicenda, non osiamo immaginare come sia stato per chi era da solo.>>

Che rapporto avete instaurato con Manuel Agnelli? Artisticamente e umanamente.

<< La prima volta che l’abbiamo incontrato è stata all’audizione e da subito ce ne siamo innamorati. Al di là del fatto che gli piacessimo, ma anche nelle critiche lui ha sempre fatto dei commenti intelligente e misurati, in questi ci siamo sempre trovati d’accordo. Abbiamo percepito che da subito ci aveva capiti. Col passare del tempo poi c’è sempre stato grande rispetto da parte nostra e tanto da parte sua, lui poi lo sappiamo incute un pò di paura, anche perché ha una stazza che quando lo vedi dal vivo insomma, ti lascia un pò così. Umanamente rapporto fantastico e di rispetto, artisticamente è stato geniale. Ci ha fatto scoprire delle cose che non conoscevamo, facendoci capire in poco tempo che potenziale avevamo; lavorare con lui è stata una continua scoperta: cose per le quali inizialmente storcevamo un pò il naso ma che poi scoprivamo essere perfette per noi, questo è il senso di scoperta che vivevamo in ogni puntata.>> 

Riuscite a focalizzare per un attimo il pre, durante e dopo X Factor? Come descrivete questi tre momenti della vostra carriera?

<< Posso dirti che c’è una cosa, alla quale teniamo molto, e che è rimasta in tutti e tre questi momenti: il suonare dal vivo. Prima di X Factor era una figata, che ci fossero tre persone o cinquecento ad ascoltarci era sempre così, durante X Factor c’erano dei live completamente diversi con focus sulle telecamere ma era una figata uguale, e adesso nel post siamo in tour ed è sempre una figata. Questa è la cosa più importante, nostra da sempre. È stata come una scalata verso una soddisfazione, quella di poter lavorare nel mondo della musica. Prima di X Factor la musica per noi era “solo” un hobby, e mentre lo facevamo avevamo anche altri lavori per tirare avanti, quindi questo programma è stato lo strumento che ci ha permesso finalmente di concentrarci solo su questo.>> 

Quando registrate, ad esempio quando eravate in studio per “Jack (Non Sa)”, vi guardate l’un l’altro con maggiori convinzioni rispetto a prima?

<< La convinzione è che vogliamo fare questo, punto e basta. Vogliamo solo suonare, che sia in studio di registrazione o durante un live vogliamo solo questo. Per tornare al discorso di prima e dei “doppi lavori”, vogliamo fare musica e non sedie, ecco (ridono).>>

Fingiamo che sia appena finito X Factor. Come si gestisce mentalmente la chiusura di un percorso del genere che voi oltretutto avete fatto fino in fondo?

<< È un momento importante per la carriera di un artista. Quando sei all’interno del programma sei al centro dell’attenzione, tutti ti fanno tutto, devi pensare ad una cosa sola e la tua immagine viene spinta molto. Quando tutto questo finisce, capisci e ti ricordi che esiste un mondo esterno che è quello vero, il mondo reale dove nessuno ti regala nulla e dove se vuoi che le cose vengano fatte bene devi essere tu il primo a fartele. Mentalmente, dopo due mesi così, è stato difficile tornare alla normalità, però abbiamo preso il tutto con filosofia, consapevoli del fatto che questa volta non si ripartiva da zero, ma da uno, da quell’uno costruito in questi due mesi. Ora lavoriamo con un team di ragazzi che ci segue e con i quali vogliamo fare le cose per bene per tornare ad avere quell’attenzione ricevuta ad X Factor. Non è facile, è un lavoro che assorbe molta energia ma dobbiamo fare dei sacrifici per raggiungere dei risultati. Non possiamo buttare tutto all’aria cercando un lavoro extra che ci dia due soldi in più. Al momento non possiamo farlo, dobbiamo spingere. Come dicevi prima molti credono che X Factor sia l’apice, per noi no, a noi questo programma ha dato la possibilità di diventare imprenditori di noi stessi, di dedicarci in toto a questa cosa. Non potremmo mai tornare a essere quelli di prima, assolutamente.>>

Bengala Fire, iI 22 aprile è partito da Brescia il vostro tour che prosegue fino alla fine di maggio. Come sta andando?

<< È bellissimo, davvero bellissimo. Partire dalla Latteria Molloy è stato incredibile: un posto di cui abbiamo sempre sentito parlare, vedere quel palco e poi salirci non è cosa da poco. Sta andando davvero bene, a Roma c’è stato un pubblico calorosissimo che ci ha osannati e siamo rimasti impressionati, non tanto perché non ci fossero aspettative, ma ci sono cose che non sei abituato a vedere, gente che canta le tue canzoni, sono tutte cose che ti toccano l’anima. Abbiamo fatto Milano e chiuso questa prima fase a Treviso dove ci siamo tolti una bella soddisfazione: abbiamo sempre sognato il New Age Club, abbiamo visto live tanti artisti e finalmente dopo dodici anni eravamo noi quelli che si esibivano, assurdo.>>

Prossimi impegni?

<< Adesso inizia la seconda fase del tour: ci esibiamo a Prato, Modena, Torino, Genova, Firenze, Verona e poi ci sarà qualche altro live che ancora non abbiamo annunciato. Continueremo a suonare in estate, e dopo faremo uscire un bell’album: ci stiamo lavorando da tanto ma ancora non abbiamo date precise sull’uscita.>>

Se vi stessero ascoltando i futuri concorrenti di X Factor cosa gli direste? 

<< Di buttarsi, essere pronti a ricevere le critiche e farne tesoro. Poi divertirsi e farsi il culo (ridono).>>

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