Frada: “La mia musica attraversa più generi, senza porsi limiti”

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È uscito “lacrime sul viso”, il nuovo singolo di FRADA, giovane artista tra i più talentuosi della Generazione Z.

“Lacrime sul viso”. Sei un ragazzo sensibile e che si emoziona facilmente o no?

<<Quando ero piccolo tendevo a tenere dentro le emozioni, è raro vedermi piangere in pubblico. All’inizio eravamo indecisi sul titolo del brano perché se lo ascolti in realtà non è triste, ci sono delle vibes energiche che trasmettono carica e adrenalina. È stato scelto apposta per creare un contrasto.>>

Com’é nato il pezzo?

<<Il pezzo ha una storia lunghissima: l’ho arrangiato in studio a settembre, ottobre, inizialmente era più lento e con un mood più rock, con queste chitarre anni 60’, 70’, quindi molto ballabile ma più lento. Di conseguenza ho tenuto la demo del ritornello per qualche mese, promettendomi un giorno di scrivere la strofa, e un mesetto fa, riascoltandola con Kyv ci siamo detti: “Bro ma perché non proviamo a riarrangiarla, rifacendola da zero”, quindi abbiamo tenuto il ritornello ma ne ho fatta una versione più attuale. È un brano relativamente giovane nonostante la demo sia di ottobre.>>

A cosa è dovuto questo cambiamento?

<<All’esperienza fatta in studio e a quella a confronto col pubblico. Sono uno che ascolta vari generi musicali, dal rock fino al reggaeton, e nel tempo questa cosa mi ha portato a cambiare anche mentre registravo in studio: domani mi sveglio e faccio un pezzo punk, un altro giorno posso fare un pezzo con sonorità molto più urban, perciò capisci “lacrime sul viso” nasce da questo, dal mio animo punk e rock che nel tempo si è contaminato.>>

Quindi non ti senti di appartenere ad un unico genere?

<<Assolutamente no, ma credo sia una cosa che appartiene a tutti coloro che fanno musica e sono della mia generazione. Faccio fatica ad incasellare questi artisti in un unico genere, ne tocco tanti e questo mi gasa molto perché da un giorno all’altro posso fare una cosa totalmente nuova.>>

Quello che risalta in questo pezzo è come parli dell’amore, e questo non avviene in maniera triste e malinconica come spesso accade.

<<Quando si parla d’amore solo in maniera malinconica, credo che tu ti riferisca a qualcosa del passato o ad un amore presente ma un pò infelice. Quando vivi un’amore hai momenti di adrenalina e carica insieme ad altri più dolci e calmi. Questo è un brano grintoso e parla d’amore proprio perché anche questo è grintoso, frenetico.>>

Quanto c’è della tua esperienza personale in questa canzone?

<< Cinquanta e cinquanta direi: quando scrivo provo ad immedesimarmi in alcune situazioni, ad esempio per la strofa ho cercato di rivivere quei momenti di serate dove torni a casa alle 4 di mattina distrutto, ripensando a me e alle storie che mi hanno raccontato gli amici di cui ho fatto tesoro. I pezzi che nascono dalle storie sono i più belli perché sono i più reali.>>

Il tuo rapporto con la musica. Quando e come nasce.

<<Tutto parte quando ero ragazzino, quando alle elementari venne creata una band folk, genere diverso dal mio ma legato alle tradizioni irpine, questo perché io sono di Avellino. Quindi c’era questa band organizzata dai maestri della scuola e tu pensa che andavamo in giro per l’Italia a cantare canzoni tradizionali e di folclore. Questa è la prima volta in cui sono salito su un palco suonando la chitarra e cantando. Ho continuato a suonare tipo Battisti, chitarra e voce, poi ho abbandonato tutto fino a 18 anni. In quarta e quinta superiore ho ripreso a suonare e lì è partito tutto il mio percorso con i singoli e i live, fino ad oggi.>>

C’è stato qualcuno in casa che ti ha fatto avvicinare a questo tipo di arte?

<<Certo, mio fratello che ha una tribute band dei Doors, per questo ti dico che sono cresciuto col rock, perché ho fatto i video a mio fratello che suonava e io ero a casa ad ascoltarlo tutto contento.>>

Sarà orgoglioso di te adesso.

<<Si infatti nei giorni scorsi, scherzando ad una cena di famiglia dove c’erano anche membri della band, gli ho detto che magari più in la gli farò aprire un mio concerto… (ride).>>

Di cosa ha bisogno secondo te la generazione Z, musicalmente parlando?

<<Non so di cosa abbia bisogno, altrimenti sarei un mago, però ci sono tante cose positive legate alla gran quantità di musica che esce oggi: cambia il modo di farla, che è più veloce, ma allo stesso tempo aumenta la sperimentazione e nascono tanti nuovi sottogeneri, mi viene in mente l’hyperpop. Quindi sono tanti gli aspetti buoni, credo che nonostante il traffico di musica le cose di qualità riescano comunque ad emergere. Guardando gli artisti principali della generazione z penso a Blanco, Sangiovanni, Madame e loro spaccano, artisti importanti che emergono grazie al proprio concept artistico e alla loro musica. Si è alzata l’asticella e le cose che spaccano, spaccano perché sono veramente forti. Anche il pop, quello di oggi, secondo me ha più qualità rispetto a quello di quindici, vent’anni fa.>>

Hai parlato di Sangiovanni, allora ti chiedo che giudizio hai dei talent?

<<Sono stra pro talent. Sono favorevole al farli, sia per crescere come artista che come branding e tutto, sono una vera figata. Poi ovviamente vanno gestiti bene perché sono esperienze che ti cambiano.>>

Come si arriva preparati ad un momento del genere?

<<Per me non c’è un modo per arrivarci preparati, il modo migliore sarebbe quello di avere delle certezze musicali, affinché il talent non ti cambi. Credo sia fondamentale avere un background musicale forte, detto questo non c’è un modo, è tutta questione di istinto e improvvisare al meglio.>>

Se la tua carriera fosse come un libro che stai scrivendo, in quale capitolo ti troveresti in questo momento e che titolo gli daresti?

<<Credo di essere al secondo. Nel primo mi sono dovuto destreggiare per farmi sentire, sai venendo da Montefalcione, paese in provincia di Avellino, non è stato semplice, anche perché non avevo possibilità di stare in uno studio. Ho dovuto creare da zero il mio team, perciò questo è il secondo capitolo e il titolo potrebbe essere “Yes Man”, un concept che mi porto dietro da un pò di tempo: bisogna saper dire sì alle proposte e prendere le occasioni al volo. Ultimamente sono molto nel mood “mai dire no”. Il primo capitolo a questo punto lo chiamerei semplicemente “Frada”.>>

Con l’uscita di “lacrime sul viso” come si sviluppa il tuo 2022?

<<Ci sono tanti progetti e tanti pezzi a cui sto lavorando, principalmente faccio musica e sono in studio tutti i giorni. Ora si tratta di scegliere, avendo molti pezzi vediamo cosa succede. Sarà tutto una sorpresa.>>

Live?

<<Ne stiamo parlando con la squadra, vorremmo suonare tanto quest’estate, quindi a breve aggiornerò tutti tramite Instagram. Qualche data in giro la facciamo.>>

Come ti rapporti con i fans attraverso i social?

<<Sono ancora nella fase in cui è tutto gestibile, anche perché non ho migliaia di messaggi che mi arrivano, a parte quando sono in uscita con qualcosa di nuovo, lì me ne arrivano tantissimi e mi piace prendermi del tempo per rispondere a tutti. Come dicevo riesco ancora a gestire tutto il flusso, pensa che ultimamente un sacco di fans stanno facendo cover e remix dei miei brani che poi mi mandano. Davvero bello. Comunque per ora riesco a rispondere a tutti ecco (ride).>>

Cos’è che fa stare bene Frada?

<<Quando scrivo un pezzo e sono in studio a fine sessione sono la persona più gasata del mondo, questo mi fa stare bene. Forse l’unica cosa che mi fa stare bene nella stessa maniera sono i minuti prima del calcetto, che sei li che non vedi l’ora di esserci. Piccole cose e soddisfazioni.>>

Altri momenti particolari?

<<Quando passano dieci, quindici giorni dall’ultimo pezzo che ho scritto inizio a sentire un pò di angoscia e mi dico: “Non sto scrivendo devo rimettermi sotto…”, quindi c’è quella cosa del voler continuare a fare progressi, stare in studio e sperimentare. Sono in una fase dove se non scrivo per un pò sento la pressione.>>

Mi hai parlato di calcetto, quindi sei anche tifoso?

<<Da piccolo seguivo tanto il calcio, poi da quando mi sono messo sotto con la musica la cosa è scemata. Comunque sono da sempre tifoso dell’Inter e dell’Avellino.>>

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