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Piccolo G: “Spero di crescere fino a diventare solo Giovanni”

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Giovanni Rinaldi, in arte Piccolo G, è il protagonista di questa piacevolissima chiacchierata che abbiamo fatto per il format Artist To Watch. Giovanissimo, classe 2000, ma con una sensibilità umana ed artistica fuori dal comune. Ci ha spiegato meglio il suo ultimo singolo Canzoni d’Amore e abbiamo anche parlato di passioni e, come ci piace sempre fare, di sogni ed obiettivi.

Inizierei subito a parlare della tua musica. Il tuo ultimo singolo si intitola Canzoni D’Amore, un titolo che potrebbe essere ingannevole… Spiegacelo un po’.

“Ingannevole. Effettivamente tratta di canzoni d’amore, non in modo ironico, è più un’analisi dei paradigmi ricorrenti in tutte le canzoni d’amore che ho cercato di sviscerare e spiegare un po’ nel mio piccolo”.

Pensi che ad oggi si scrivano troppe canzoni d’amore?

Vere portan gioia e dolore, false non arrivano al cuore… Di canzoni d’amore se ne scrivono tante, poi ovviamente c’è da fare una distinzione tra quelle vere e quelle che non sono veramente sentite. Io, personalmente, ascolto tantissime canzoni d’amore, anzi perlopiù canzoni d’amore e quelle che ascolto sono sentite, quindi le apprezzo moltissimo. L’amore è un sentimento così comune che ruba l’esperienza di tutti”.

Se dovessi scegliere alcune delle canzoni d’amore più sentite quali mi citeresti?

“Italiana sicuramente il grande Lucio Battisti, sicuramente sceglierei la sua Anna, per quanto riguarda la musica internazionale sceglierei Leyla di Eric Clapton ma la versione unplugged, che mi piace molto di più… Ho preso il vinile poco fa!”

Torniamo un attimo indietro nel tempo… All’inizio della tua carriera avevi un altro nome d’arte, il cambio che c’è stato si riferisce anche ad una svolta artistica?

“Dato che è pieno zeppo di inglesismi quando in realtà la lingua italiana è bellissima e ci permette di scrivere in modo più complesso e articolato rispetto alla lingua inglese ho detto perché no. Non so se sarà il mio nome definitivo questo, però per ora me lo tengo e me lo sento bene addosso”.

Come mai hai scelto proprio Piccolo G?

“Beh è affine alla mia estetica (ride ndr) e poi il piccolo non può far altro che crescere. Spero sia un auspicio a una crescita continua fino, magari, a diventare solo Giovanni. É un percorso quello che c’è da fare e lo farò con tutto me stesso”.

E cosa cambia tra Piccolo G e Giovanni?

“É una bella domanda. Piccolo G forse è la mia passione portata all’estremo, qui mi soffermo soprattutto sulla mia passione che è quella per la musica. In Giovanni faccio anche tanto altro però la musica riempie le mie giornate dall’inizio fino a quando cala il giorno. Quindi c’è poco di diverso, la passione la condivido anche con Giovanni”.

Quali altre passioni hai?

“Tutte passioni che si possono collegare benissimo. Una grande passione che ho è quella per la filosofia, per la lettura, ho cominciato da poco l’università. Credo che una persona debba sempre fare una cosa e portarla a termine, dato che la filosofia riesce a collegarsi bene alla musica e alla scrittura, sulla quale punto molto, ho detto perché no. Le giornate le passo ascoltando musica e leggendo anche libri, sono due passioni connesse”.

Bellissimo! Proprio nelle scorse settimane abbiamo scritto degli articoli che si rifacevano al tema della letteratura in musica. Anche tu magari arriverai a portare la filosofia nei tuoi brani.

“Sì perché vai a trattare di temi profondi e molto più ampi di quelli che, magari, derivano solo da te stesso e dalle tue esperienze personali. Ho notato il cambio e il miglioramento a forza di leggere libri”.

Nella copertina del singolo vediamo un labirinto. Perché hai scelto questo simbolo? Cosa rappresenta?

“Il labirinto è il baricentro del video. Lo abbiamo visto un po’ come la metafora dell’amore: entri nell’amore e non saprai mai come ne uscirai… E se ne uscirai, soprattutto (ride ndr). Poi ha anche una forza di immagine e di impatto molto forte, sul video ha dato una bella spinta, lo ha reso particolare. Oltretutto non avevamo mai visto il labirinto in altri video, l’Italia è piena di bellissimi labirinti. Con questo video ho avuto l’occasione di informarmi e ho trovato dei posti che non hanno nulla da invidiare agli altri paesi, l’Italia è stupenda”.

Guardandoti sui social e seguendo il tuo percorso ho notato che curi tanto la parte estetica di tutto, cosa secondo me importantissima. Da cosa ti deriva anche questa passione?

“La scrittura va per immagini, almeno io la vivo così: mi immagino qualcosa e poi la riproduco, la scrivo. Sfrutto i video musicali anche per questo, per far capire ancora meglio quello che dico nel testo. Poi ho avuto la fortuna di affiancarmi a Fabio Pergolesi, il mio regista, siamo compaesani di Pollenza e lavoriamo insieme ormai da qualche anno. Con lui riesco a dare me stesso davanti alla telecamera, non è così scontato, il rapporto tra regista e cantante è molto intimo e davanti alla telecamera devi stare a tuo agio altrimenti, chi è dall’altra parte dello schermo lo percepisce”.

Visto che hai anche fatto delle collaborazioni, se dovessi scegliere un tuo collega a cui far scrivere una strofa su “Canzoni D’Amore” chi diresti?

“Forse un De Gregori, perché mi sono ispirato anche a lui, al suo album Canzoni d’Amore e poi Madame che secondo me diventa sempre più forte. Ho avuto il piacere di conoscerla è una bellissima persona, mi farebbe molto piacere collaborare con lei, sì”.

Parliamo dei tuoi concerti, stanno arrivando? Cosa succede su questo fronte?

“Con la pandemia i concerti sono la cosa che mi è mancata più di tutte. L’ultimo concerto lo feci l’anno scorso ad agosto, il mio primo concerto con la band. Ora sto cercando di mettere su un’altra band e di creare una formazione ancora più viva e complessa. Spero, con l’uscita in questi mesi di questi singoli, di tornare a suonare… L’estate ormai è vicina, sappiamo tutti che col caldo è sempre più bello suonare all’aperto che chiuso dentro ad una discoteca. Quindi spero arriveranno presto, ho in programma qualcosa, sia fuori che dalle mie parti”.

Chiudo l’intervista con una domanda che mi piace sempre fare. Quali sono i sogni che speri di realizzare nella tua carriera artistica?

“Il mio primissimo sogno, dato che sono stato fermo con la musica quasi due anni, è quello di far uscire canzoni il più possibile. Ho la necessità di far ascoltare i miei lavori alla gente. Poi di scrivere sempre meglio e di solcare i palchi di tutta Italia con la mia band e con i ragazzi con cui lavoro da sempre”.

GUARDA QUI LA VIDEO INTERVISTA

https://youtu.be/viiy_9PAvGg
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