Tik Tok
Photo by Solen Feyissa on Unsplash

Tik Tok: un valore aggiunto o un rischio per il mondo della musica?

16 Condivisioni
16
0
0

Da un paio di anni a questa parte Tik Tok ha raggiunto un successo strepitoso imponendosi nel panorama dei nuovi media. Ad oggi è forse uno dei social più utilizzati e in termini di numeri di utenti registrati compete con i veterani Instagram e Facebook.

Il concept dietro questa popolare applicazione è molto semplice: grazie ad uno specifico algoritmo i video di chiunque possono andare virali e ottenere migliaia e migliaia di visualizzazioni. Da quando poi la piattaforma retribuisce i suoi creators più produttivi calcolando un reddito sulla base di interazioni a ciascun video, il suo utilizzo si è incrementato.

Per ragioni ovvie, il potenziale comunicativo e strategico di Tik Tok è davvero esponenziale e riuscire ad imporsi in questa realtà è diventato a livello di marketing molto strategico. Anche il mondo della musica ha fiutato ormai da tempo l’importanza di questo social. In Italia, per esempio, durante il periodo del Festival di Sanremo del 2022, tutti gli artisti in gara hanno creato un loro profilo con l’intento di diventare virali con il brano presentato alla kermesse.

Basta un’idea originale e una coreografia semplice realizzata sulle note del proprio brano per creare un trend. Quando una canzone diventa la colonna sonora di una tendenza di Tik Tok i suoi ascolti e il suo utilizzo nella piattaforma crescono esponenzialmente. Dunque capite bene che sono molti i vantaggi che comporta per un artista avere un profilo Tik Tok.

Questo social ha inoltre il pregio di portare al successo brani usciti molti anni fa proprio per il fatto che diventare virali è abbastanza semplice. Per esempio è il caso della canzone “Povero gabbiano” di Gianni Celeste, pubblicata ufficialmente nel 1988, ma affermatasi nel panorama musicale solo questa primavera. Il motivo? Un Tik Tok diventato virale. Da quel momento un’escalation di popolarità, tanto che oggi il brano è stato remixato e viene proposto addirittura nelle discoteche.

Ma ovviamente non è tutto oro quel che luccica e anche Tik Tok può diventare insidioso. Infatti, se da una parte è uno strumento utile e un nuovo modo per diffondere la propria musica, dall’altra si può correre il rischio che diventi una dimensione troppo vincolante. Questo è quanto sta accadendo negli Usa e in Uk.

La denuncia arriva direttamente dai cantanti che hanno deciso di parlare raccontando di come molte etichette oggi richiedano obbligatoriamente agli artisti di creare contenuti per il social. Nel novero di chi ha avuto il coraggio di denunciare questa situazione troviamo Charli XCX, Halsey, Florence, FKA Twings e Tokio Hotel.

La musica e gli artisti si trovano in questo modo costretti a sottostare a dinamiche tipiche del marketing. Ma che valore può avere un’arte che ha come unico fine quello del guadagno? Non si rischia forse in questo modo di creare una società in cui la fama di una canzone non è più dettata dalla validità artistica ma basata su un algoritmo?

In un mondo in cui tutto è frenetico e ci passa sotto il naso senza che ce ne accorgiamo, forse la musica dovrebbe rimanere il baluardo di serenità in cui approdare. Da sempre note e parole sono rifugio e porto sicuro contro i ritmi frenetici che la vita ci impone; per questo siamo portati a sostenere che sottomettere la creatività artistica alle dinamiche di un social come Tik Tok faccia perdere l’effettivo valore del prodotto artistico.

Indubbiamente i soldi fanno gola a tutti, ma di certo non fanno la felicità. Crediamo dunque che un prodotto artistico musicale non debba sottostare esclusivamente alle leggi di mercato, bensì debba potersi affermare nella società in relazione alla sua qualità e al suo valore. Non lasciamo dunque che anche la musica venga risucchiata nel vortice consumistico della società contemporanea.

Ti potrebbe anche piacere