Lauryn Hill: la Regina incontrastata dell’Hip-Hop

Dall’esordio nei Fugees al disco di debutto nel 1998, passando per il ritiro dalle scene e il suo recente comeback. La Regina dell’Hip-Hop oggi compie gli anni e noi la omaggiamo ripercorrendo i momenti salienti della sua carriera.
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Ci ha insegnato ad aprire gli occhi e fare attenzione quando si tratta di capire quali siano le vere intenzioni dei ragazzi che frequentiamo. Quello che ho tradotto in poco più di una riga è il verso che Lauryn Hill ripete maggiormente nella sua “Doo Wop (That Thing)“, uno dei brani simbolo degli anni ’90, che l’ha lanciata versio una carriera solista tanto luminosa quanto breve.

Parlare della cantautrice, rapper e produttrice discografica di Newark, significa (ri)scoprire una vera leggenda della musica hip-hop. In occasione del suo 47mo compleanno, probiamo a raccontarvi il mito di Lauryn Hill: dalla sua infanzia all’inizio di un’avventura costellata di successi con i Fugees, passando per il suo primo e unico album da solista, il ritiro dai palcoscenici e un comeback di tutto rispetto.

L’infanzia e l’esordio con i Fugees

Nata nel 1975, da una familia di umili origini, Lauryn cresce circondata dalla musica, come dichiarerà in un’intervista anni dopo: “La casa era piena zeppa di dischi. Mia mamma suonava il pianoforte e mio padre cantava. Sono cresciuta in una famiglia fortemente influenzata dalla musica“. La ragazza cresce ascoltando i vinili di artisti del calibro di Gladys Knight, Stevie Wonder, Aretha Franklin e Curtis Mayfield. Uno dei suoi album di riferimento rimane tutt’ora “What’s Going On” di Marvin Gaye, un concept album e un disco di protesta nei confronti della società e della segregazione razziale degli anni ’60 negli Stati Uniti.

Durante gli anni del liceo, Lauryn prende lezioni di pianoforte, violino, danza e frequenta un coro gospel. La sua formazione ricca di sfaccettature le permetterà di sviluppare la sua identità artistica. La sua etica dello studio, in particolare, si riflette molto nel suo modo di approcciarsi alla scrittura e alla produzione dei suoi pezzi: «Amavo ottenere dei buon risultati, conquistarmi ciò che facevo. Questo valeva nello studio, nel canto, nella danza o in qualsiasi altro ambito decidessi di focalizzarmi».

Nello stesso periodo conosce Prakazrel “Pras” Michel, grazie a degli amici in comune, e scopre che quest ultimo stava tentando di fondare un gruppo. Prima dei Fugees, nacquero pertanto i Translator Crew. Tuttavia, l’inserimento di Wyclef Jean (cugino di Pras) nel progetto cambiò radicalmente l’idea di partenza dei due giovani ragazzi. Nonostante sembrasse che Lauryn Hill avesse difficoltà nel trovare il suo spazio all’interno del trio, la cantante iniziò a lavorare sodo ispirandosi a modelli come Ice Cube, le Salt-N-Pepa e MC Lyte, iniziando a rappare e scoprendo di avere un talento incredibile per quelle metriche che sembrano impossibili da rincorrere.

Nascono così i Fugees nome che deriva dall’abbreviazione di “refugee” (rifugiato). Tale parola veniva usata in termini dispregiativi per riferirsi a tutti gli abitanti di Haiti richiedenti asilo negli USA. Lauryn, Wyclef e Pras si fanno protavoce delle minoranze etniche e culturali presenti nel tessuto sociale statunitense e pubblicano nel 1993 il disco di debutto “Blunted on Reality“, dalle chiare influenze rap, dancehall e funk. Il boom in termini prettamente commerciali si verifica con l’uscita di “The Score“, ad oggi considerato un classico dell’hip-hop.

Rilasciato tre anni dopo, nel 1996, l’LP contiene alcuni dei pezzi più famosi del grupppo: dalla soft “Fu-Gee-La” alla potente “Killing Me Softly“, un rifacimento del pezzo omonimo della cantante Roberta Flack, senza dimenticare l’intensa “Ready Or Not” e una versione riarrangiata per l’occasione di “No Woman No Cry” del compianto Bob Marley, ennesimo portavoce della multiculturalità attraverso il potere delle sette note. Il disco vendette oltre quattro milioni di copie e portò il trio ad organizzare nell’aprile 1997, a Port-au-Prince, uno dei concerti benefici più importanti della storia moderna e a sostegno della popolazione haitiana.

Crediti foto: Lauryn Hill (Instagram)

“The Miseducation of Lauryn Hill”, un disco che è anche una lezione di vita

Considerato uno dei dischi più belli di sempre, tanto da essere inserito nella Biblioteca del Congresso nel 2015 e alla #10 nella lista dei “500 migliori dischi di tutti i tempi” dalla rivista Rolling Stone, “The Miseducation of Lauryn Hill” (1998) è il ritratto perfetto di un’artista imperfetta e al contempo stanca di dover rispondere a delle logiche di mercato che fin dai tempi con i Fugees le stavano fin troppo strette. La sua diseducazione, a soli 22 anni, parte proprio da questo: realizzare un album fortemente neo-soul, ma che possa incorporare tutti gli ascolti dell’infanzia e dell’adolescenza di una giovane donna afro-americana. Il fil rouge dell’album è una lezione del poeta americano Ras J. Baraka, i cui insegnamenti si sentono a più riprese nell’LP. Si spazia dal rap all’hip-hop, ma si tocca anche il soul, il raggae e l’R&B. Dal disco vengono estratti ben tre singoli: il notissimo “Doo Wop (That Thing)”, “Ex-Factor” e “Everything Is Everything“. Altri pezzi degni di nota sono “To Zion“, lettera d’amore scritta al figlio avuto da Ziggy Marley, e una bellissima versione funky di “I Can’t Take My Eyes Off Of You“. Lauryn riesce a rendere popolari dei generi che in apparenza venivano considerati più di nicchia e ai Grammy’s nel 1999 porta a casa ben cinque premi. Le cifre di vendita del disco sono da capogiro: oltre miloni di copie vendute solo negli Stati Uniti e ben 19 su scala globale.

L’assenza dalle scene e il comeback che tutti desideravano

Dopo la nascita del primo figlio, il successo travolgente del suo primo album da solista e la pubblicazione del suo “MTV Unplugged 2.0“, Lauryn Hill fa un passo indietro e si ritira a vita privata. La sua vita è segnata da una serie di eventi personali che oscurano completamente la sua carriera. Nel 2012, infatti, viene arrestata per evasione fiscale. Tra i progetti post-Miseducation figurano un documentario sulla decolonizzazione dell’Africa a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, “Concerning Violence“, la partecipazione alla colonna sonora del documentario di Netflix “What Happened, Miss Simone?” (dedicato alla cantante e attivista Nina Simone), una collaborazione con Teyana Taylor nel brano “We Got Love” e una con Mariah Carey sulle note di “Save The Day“. Nel 2018, riprende l’attività musicale a tutto tondo, inaugurando un tour tour mondiale in occasione del 20º anniversario del disco di debutto, facendo tappa anche in Italia a Perugia nel 2019.

Non è tutto! In occasione del 25mo anniversario dall’uscita del suo secondo album con i Fugees, nel 2021, è stato annunciato che i tre “fratelli” torneranno ad esibirsi in un tour mondiale che purtroppo non toccherà l’Italia. Nel frattempo, potete recuperare la splendida esibizione del trio al Global Citizen Live lo scorso settembre.

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