Legno: “Il live è vita. Con “Lato A” ritroviamo i vinili.”

1 Condivisioni
1
0
0

Pubblicato da Matilde Dischi, under exclusive license to Artist First, è disponibile su tutte le piattaforme di musica streaming “LATO A”,  la prima parte del terzo disco dei LEGNO, il duo toscano con il volto coperto da una scatola che, per questa nuova uscita, come si evince dalla copertina, ha rinnovato il suo look. L’idea della doppia release, “LATO B” uscirà dopo l’estate, è legata al desiderio di tornare indietro nel tempo, a quando i dischi uscivano solo in vinile e la tracklist veniva divisa nei due lati del supporto.

Ciao ragazzi, finalmente ci rivediamo con nuova musica. Com’è stato il processo di chiusura di questa prima parte del vostro terzo disco?

<<È stato tutto molto strano: non siamo artisti che scrivono tanto per fare, è un album che abbiamo realizzato perché sentivamo il bisogno di comunicare certe storie, nostre e di chi ci circonda. Avevamo tante canzoni che però non sono uscite tutte insieme, questo perché volevamo che ognuna di loro venisse ascoltata, sai quando le fai uscire tutto e subito ognuna fa il proprio percorso e le persone neanche le ascoltano tutte. Siamo tornati indietro nel tempo, come quando uscivano i vinili, dividendo il disco in due parti, Lato A e Lato B. Il vinile racchiuderà tutto il progetto.>>

La scelta di far uscire il disco così è legata ad un “puro piacere vintage” o è stata pensata per distinguervi, in un sistema dove sembra che gli artisti non possano neanche godersi la propria musica perché devono subito produrne di nuova?

<<La verità è nel mezzo: ci piacciono i vinili, ci piace quell’attesa che una volta vivevi prima di acquistare il disco di un certo artista che poi continuavi ad ascoltare. Oggi non esiste più questa magia, ogni venerdì siamo inondati di nuova musica e se uno esce con qualcosa di nuovo, il venerdì dopo è già vecchio. È tutto troppo veloce: ti dicono che devi uscire, che devi farlo perché altrimenti resti troppo lontano dalle scene, quindi è tutto una continua rincorsa che a lungo andare fa perdere all’artista la bellezza del far sentire il proprio lavoro. La realizzazione di questo primo vinile è un’esperienza totalmente nuova, siamo emozionati. Ci sarà come un friccicore, un’emozione diversa.>>

Come si ritrova quella magia di cui mi avete appena parlato?

<<È una formula complessa: la società è cambiata, il mondo è cambiato, adesso è diventato tutto fast, tutto veloce. Probabilmente sono le etichette ma anche gli artisti stessi che dovrebbero un pò fregarsene di questo circuito, che però di conseguenza è collegato a tutto il resto, quindi i live, che si chiamano live solo se hai un determinato numero e sei posizionato in una determinata situazione. È molto complesso. Tornare indietro e resettare tutto è difficile, comunque se troviamo la soluzione ti chiamiamo e te la diciamo…(ridono)>>

Presumo ne abbiate parecchi di vinili: quali sono i primi che avete acquistato, e quali magari continuate ad ascoltare volentieri?

Legno Triste: <<Tra i vinili che amo particolarmente ci sono quelli di De Gregori, poi tanti altri che ascoltiamo ma senza fare una selezione. Sono tutti belli. Siamo molto contenti, sia io che Legno Felice, di far parte del vinile “Manifesto” di Loredana Bertè al cui interno c’è un brano che abbiamo scritto per lei: ci siamo incontrati, ce l’ha autografato e quello stesso brano l’ha portato in tour, insomma una soddisfazione immensa. Sono anche innamorato delle copertine dei vinili: mi piace molto quella dei Velvet Underground dove c’è raffigurata la banana di Andy Warhol.>>

Parliamo della copertina di questo nuovo disco: mi piace quest’armonia di colori, soprattutto il pesca che ci riporta all’estate, ma soprattutto il cambiamento del vostro look.

<<Eh si abbiamo cambiato. Allora il giallo rimarrà sempre e chi verrà a vederci anche ai live continuerà a vederlo perché fa parte del personaggio; devi sapere che all’inizio di tutto siamo partiti con in testa una scatola di cartone attraverso la quale non vedevamo nulla, manco i buchi c’erano. Poi siamo passati ad un verde che definirei “mobile antico”, alquanto imbarazzante, e poi al giallo ma ogni progetto è fine a se stesso. Per ogni album nuovo cambieremo il colore della scatola, come gli artisti che cambiano il look, loro vanno dal parrucchiere noi dal falegname…(ridono). Poi per quanto riguarda il look, oltre alle nuove scatole, abbiamo deciso di cambiarlo un pò anche a livello scenico, per darci un tocco di fighaggine in più.>>

Legno, sul lavoro che avete fatto in studio cosa è cambiato rispetto al vostro album precedente?

<<Guarda fondamentalmente abbiamo la stessa catena di montaggio, siamo molto legati al team che è con noi da sempre, quindi lo Studio Elephant, Davide Gobello, Davide Maggioni, io, Legno Felice, tutti i musicisti. Cerchiamo sempre di fare un upgrade, cambiando anche il suono soprattutto per noi, perché in primis facciamo musica per noi. Mettiamo dentro il linguaggio e i suoni che ci piacciono, anche se a volte arriva qualcuno che ci dice: “eh ma sempre le solite cose alla Legno…”, sembra quasi che si offendano, ma cavolo noi siamo fieri di questo lavoro, per noi è un vanto. Essere riconoscibili è fondamentale, sia a livello musicale che di testi.>>

C’è stato un upgrade importante con questo nuovo disco.

“Puntiamo all’upgrade crescendo come produzione e gruppo di lavoro, e alla base c’è sempre l’ironia: con “Welcome to Italy” prendiamo in giro la società attuale, poi siamo innamorati dell’amore e del calcio con “I gol di Chiesa in nazionale”, che dopo i gol di Weah nel secondo disco da un continuo a quelle canzoni che tanto ci sono rimaste nel cuore. Forse il cambiamento più importante è avvenuto con “Everest”, dove abbiamo fatto una ricerca sonora e di testo particolare. Comunque squadra che vince non si cambia, il progetto sta andando bene e di questo ne siamo felici.”

In “Welcome to Italy” raccontate uno spaccato del nostro paese. È un semplice punto di vista o siete mossi da qualcosa di più?

<< Si parla un pò di tutto e di come tutto sia cambiato: mi viene in mente il pezzo dove diciamo “…tutti Borghese all’All You Can Eat…” perché ormai siamo tutti critici di tutto, dal cibo alla musica e tutto grazie a internet che è si uno strumento pazzesco ma in mano a troppa gente. Da una parte è un bene dall’altra un male. Con questa canzone raccontiamo uno spaccato dell’Italia ma anche dell’America, come quando citiamo Elon Musk dicendo “cade la Borsa, salgono i bit…” perché una volta disse che si potevano pagare le Tesla in bitcoin, e da lì schizzarono alle stelle.>>

“I gol di Chiesa in nazionale”, una canzone d’amore che ci riporta alla scorsa estate, indimenticabile. Com’è nata?

<<È nata durante gli Europei, durante questo periodo magico per tutti noi: una squadra sulla quale nessuno avrebbe mai puntato, che ha vinto e l’ha fatto anche grazie ai gol di Chiesa. Poi la scorsa estate venivamo da un periodo difficile col Covid, e quello credo sia stato il primo vero momento dove ci siamo riabbracciati tutti: anche noi eravamo con tutta la band a vedere la finale quindi capisci siamo tornati indietro, come quando si seguivano le partite tutti insieme con i campioni di una volta come Baggio, Totti e tutti gli altri, e così abbiamo voluto omaggiare quello, che secondo il nostro modesto parere di allenatori perché ormai siamo tutti allenatori (ridono), potrà diventare un grande campione. Chiesa, oltre ad avere quello che tutti vediamo a livello calcistico, è un ragazzo con la testa sulle spalle. Parliamo di lui e dell’amore, di un sentimento che appartiene a tutti noi e che abbiamo visto e provato quando lo scorso anno abbiamo festeggiato nelle piazze, rivedendo anche i ragazzi baciarsi, da lì il “sei bella come i gol di Chiesa in nazionale” perché grazie all’Italia, a questo giocatore e a questa squadra ci siamo riabbracciati tutti dopo un momento difficile. È stata la scintilla che ha fatto nascere il pezzo.>>

Da poco è iniziato il vostro tour estivo nel quale siete accompagnati dall’artista fiorentino Alessio Londi. Com’è nata questa collaborazione, se così vogliamo chiamarla?

<<Ma guarda Alessio è un artista contemporaneo che fa opere particolari disegnando un pò su tutto: tela, mobili, sui muri, con uno stile moderno che a noi è piaciuto tanto. L’abbiamo conosciuto spiegandogli poi quello che avremmo voluto fare, un allestimento con queste scatole di cartone, come quelle da cui siamo partiti noi, e da queste lui ha ridisegnato il nostro percorso, facendo delle vere e proprie opere che noi presentiamo tutte le volte che ci esibiamo live. Un mix tra arte e musica, con uno spettacolo che oltre ad essere acustico è anche visivo. È bello condividere il palco con altri artisti.>>

Questo nuovo percorso dei Legno è iniziato con il Lato A, prosegue con il tour estivo e si conclude dopo l’estate con il Lato B. Cosa dobbiamo aspettarci da quest’ultimo tassello?

<<Qualcosa di diverso: sicuramente ci saranno delle ballad che sono il nostro punto di forza e quello che più ci lega ai fan, per ricordare le storie passate e raccontare quelle future. Ci sarà anche una ricerca diversa legata ai suoni che determinerà una differenza abbastanza nitida rispetto al Lato A.>>

È ancora bello fare musica oggi?

<<È bello se lo si fa per uno scopo: io e Legno Felice prima di far partire questo progetto venivamo da due mondi differenti che abbiamo unito e condiviso. Da lì sono nate cose belle e inaspettate, quando non ti aspetti niente qualcosa arriva, la cosa che poi a noi piace tanto, e credo tu l’abbia riscontrata intervistando anche altri artisti, è fare i live con la fortuna di non esserci mai fermati in tutti questi anni. Per noi il tour è vita, e tutte le difficoltà, le corse e le rotture di scatole vengono azzerate dalle persone che ritroviamo davanti a noi quando dobbiamo esibirci, che siano cinquanta, mille o settecento. Siamo comunque dell’idea che prima o poi tutto il sistema debba un pò rallentare: pensa che dal 2019 abbiamo già fatto uscire tre album ed è un lavoro molto impegnativo perché poi scriviamo e facciamo gli autori. È complesso stare dietro ad un mercato che viaggia a questa velocità.>>

Ti potrebbe anche piacere