Musica e Casa Bianca: da sempre un legame speciale

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Vogliamo per un attimo parlare semplicemente di musica? Della sua bellezza e della sua utilità? La musica ci distrae, ci fa divertire, ci permette di riflettere ma soprattutto di sognare, di volare via per un attimo da questo mondo dove ormai non sappiamo più come vivere, che regole seguire, quali priorità avere. Musica che nel corso della storia è diventata uno dei mezzi di comunicazione più attuali ed efficaci, autentici e determinanti, aspetto che da sempre interessa gli Stati Uniti e la cultura americana, dove un presidente, tanto per dire, invita alla Casa Bianca le star della musica per discutere e confrontarsi su tematiche delicate, complesse e necessariamente da affrontare, affinché riescano ad arrivare anche all’attenzione dei più giovani, che spesso più che Instagram e Tik Tok non guardano.

Il nostro riferimento è ai BTS che il 31 maggio, ultimo giorno del Mese del Patrimonio dell’Asia Americana e delle Isole del Pacifico, hanno varcato la soglia della White House per parlare di inclusione e delle esigenze delle minoranze asiatiche presenti sul territorio americano. Ha senso tutto questo? Si, si e ancora si. Si perché di fronte a noi abbiamo dei comunicatori differenti rispetto ai soliti politici che vediamo in televisione, si perché appunto parlano “un linguaggio comunicativo” differente, si perché semplicemente piacciono, e di solito una persona è più portata a seguire e fare ciò che dice una persona che stima, e poi si perché gli artisti, almeno i big come i BTS, hanno un bacino di utenza a cui si rivolgono che in termini di numeri supera di gran lunga quello dei politici: vogliamo parlare solo di Instagram? Il Presidente Biden ha 18.8 milioni di folowers, i Bts sono a quota 64.6 tanto per dirne una. Musica e politica che collaborano insieme? Un’opportunità da cogliere al volo, loro l’hanno capito, noi forse un pò meno.

Restando sui numeri la diretta live di questo incontro è stata seguita da circa un quarto di milione di spettatori, affluenza incredibile che testimonia intanto quanto siano seguiti i BTS e soprattutto quanto questa sorta di “strategia comunicativa” sia valida. Lo stesso successo ci fu quando alla Casa Bianca vennero invitati Olivia Rodrigo e i Jonas Brothers per parlare di Covid e di come proteggersi.

Il rapporto tra musica e politica negli Stati Uniti d’America ha permesso di dar vita a tradizioni e momenti che le persone hanno sempre vissuto con grande piacere: le esibizioni agli Inauguration Day dei vari presidenti ne sono il perfetto esempio. Partendo dal presidente Biden e andando a ritroso sono svariati gli artisti che hanno messo a disposizione la loro musica e la loro voce per dare il via ad un nuovo mandato, da Lady Gaga, John Legend e i Foo Fighters a Ricky Martin, Barbra Streisand, Beyoncé fino a momenti iconici e indimenticabili come quando Aretha Franklin cantò per l’insediamento del presidente Obama nel 2009 con “My Country, Tis Of Thee” e Ray Charles nel 1985 per Ronald Reagan dove cantò la meravigliosa “America, The Beautiful” accompagnata da tutto il pubblico, sulla strofa finale, tra fiumi di lacrime.

Un legame, quello tra la musica e la politica americana, ricco di curiosità. Sapevate ad esempio dell’esistenza di un archivio segreto di vinili? In pratica il signor John Chuldenko, nipote di Jimmy Carter che fu presidente dal 1977 al 1981, grazie alla sua parentela e al suo lavoro di regista e sceneggiatore è riuscito a scoprire che nella Casa Bianca c’è sempre stata una stanza piena zeppa di dischi. Ve lo immaginate il presidente Biden ballare a fine giornata con un calice di vino sulle note di “Born in the Usa” del Boss Bruce Springsteen, sarebbe molto divertente.

Due cose fondamentali da fare: la prima scoprire quali erano gli artisti ascoltati dai presidenti degli Stati Uniti d’America e poi puntare alla realizzazione di un documentario, stando ai racconti che lo stesso John ascoltò da altri suoi parenti. Gli artisti li abbiamo, il documentario ancora no per mancanza di fondi.

Stando a queste ricerche di John Chuldenko, questi archivi iniziarono ad essere formati a partire dagli anni ’70 grazie alla RIAA, Recording Industry Association of America, che decise di mettere degli esperti di musica per ogni genere: dalla musica classica al jazz, al pop, per realizzare una selezione di brani che permettesse agli americani di ritrovarcisi ogni qual volta la ascoltasse. Nella lista troviamo i Doors ed Elton John, questo secondo le scelte del supervisore di quel periodo, Johnny Mercer, cantautore di “Moon River”, brano che di certo ricorderete per il film “Colazione da Tiffany”. Successivamente però la palla delle decisioni passò a John Hammond, discografico di una certa importanza che mise sotto contratto stelle del calibro di Aretha Franklin, Bruce Springsteen e Bob Dylan: con lui, sul finire degli anni ’70, si passò a dischi meno classici aggiungendo all’archivio i Sex Pistols e i Ramones, quindi del punk, del rock con artisti come Chuck Berry, Little Richard e l’indimenticabile Elvis Preasley, poi del funk, soul e disco.

Volete sapere che fine hanno fatto questi vinili? Pare che in seguito alla fine del mandato di Carter la collezione fu spostata in un luogo esterno, all’interno di un deposito, dal successore Ronald Reagan.

Ma tornando al presidente Biden che invita i BTS nella stanza ovale, la prima domanda che mi pongo è: da noi potrebbe funzionare una cosa del genere? E poi chi dovrebbe invitare il nostro Capo di Stato Mattarella per affrontare tematiche delicate come quelle presenti nel nostro paese? Su tutti vedrei molto bene Fedez, che negli anni ha dimostrato di avere una notevole abilità comunicativa e attenzione verso i temi di interesse pubblico, ne è l’esempio l’Ambrogino d’Oro vinto insieme alla moglie Chiara Ferragni per l’impegno contro il Covid, in particolare per la raccolta fondi che ha permesso di realizzare una nuova terapia intensiva all’ospedale San Raffaele di Milano.

Si, Fedez lo vedrei bene.

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