streaming music industry for dummies

Music industry for dummies: streaming

Che cos’è lo streaming e come fa a generare guadagno? In questo nuovo episodio di music industry for dummies ve lo spieghiamo, come sempre, facile facile
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Nonostante in questi ultimi anni ci sia stato un revival del vinile, lo streaming resta comunque il servizio di fruizione di musica più utilizzato in questi anni. Nonostante tutti utilizzino maggiormente Spotify ed Apple Music, le piattaforme disponibili di cui possiamo usufruire sono numerosissimi e, oltre alle due citate, si sta facendo molta strada ultimamente anche Amazon Music. Vediamo allora insieme come funziona lo streaming e come questo possa portare guadagno agli artisti rispetto al passato.

Lo streaming ha cambiato totalmente il nostro modo di fruire la musica ma ciò che ha anche profondamente cambiato è il funzionamento, più in generale, dell’intera industria musicale, della discografia. Dunque lo streaming, in continua evoluzione, ha un forte impatto sull’industria e ogni anno apporta nuovi cambiamenti per questo pensiamo sia importante analizzarlo.

Come nasce lo streaming?

Forse pochi sanno che l’antenato dello streaming fu Napster, che ebbe vita brevissima, creato nel 1999 e morto nel 2001. Insomma quelli erano gli anni in cui le persone cominciavano a fruire di musica in formato mp3 regolarmente, cominciando un già un po’ ad accantonare cd e vinili (perché mai limitarsi ad un cd quando posso avere tutta la musica che voglio compressa in un hard disk?). Napster non è altro che una piattaforma di file sharing sviluppata da due ragazzini, l’idea in qualche modo cambiò il mondo indirettamente, ma loro dovettero incappare in non pochi problemi legali… Per questo la piattaforma morì presto.

Il tutto era completamente gratis, l’utente poteva cercare qualsiasi canzone e scaricarla gratuitamente in formato mp3, normale per noi, ma futuro utopistico per chi viveva la fine degli anni 90! Ovviamente ai discografici dell’epoca questa cosa non andava giù perché si trattava di commercio pirata dei loro prodotti, il tutto avveniva gratuitamente senza il permesso delle etichette. In realtà lo scopo dei due creatori non era quello di indurre gli utenti a scaricare i brani, ma semplicemente condividerli (come se io ora ti mandassi il link dell’ultimo brano di Harry Styles su WhatsApp) però finì per diventare una vera e propria piattaforma per download.

Le denunce per violazione di copyright arrivarono prima dalla RIIA, poi da Dr Dre e perfino dai Metallica e i tribunali diedero loro ragione portando i creatori a chiudere la piattaforma. I problemi per i discografici non si risolsero così, tanto che negli anni a venire il fatturato dell’industria continuò comunque a diminuire e aumentò la pirateria. Tutto cambia con la creazione dei primi servizi di streaming, insomma questa fu la mossa che portò a combattere (anche se parzialmente) la pirateria!

Lo streaming contro la pirateria

Ed eccolo che arriva, creato nel lontano 2006, direttamente dalla Svezia il re dei servizi streaming musicali: Spotify! Proprio così, Spotify è diventato il re delle piattaforme streaming e, vuoi o non vuoi, quando pensiamo a questo tipo di servizio ci viene subito in mente la sua icona verde. Attualmente supera i 350milioni di utenti attivi mensilmente, nonostante offra un servizio anche gratuito (interrotto da pubblicità, ma in qualche modo si dovrà pur fare a mantenersi…) e nonostante un prezzo più che onesto contando che abbiamo a portata di click tutta la musica del mondo, ci sono ancora persone che cercano di aggirare il sistema piratando non solo singoli brani ma l’intera applicazione.

spotify streaming

Cari studenti un abbonamento mensile a Spotify costa solo 4,99 e, se non sei uno studente, puoi dividere l’abbonamento con gli amici. Facciamo i bravi e combattiamo anche noi la pirateria.

Torniamo alle piattaforme… Oltre a Spotify, leader indiscusso nella sua categoria, ultimamente sta scoppiando anche il fenomeno di YouTube Music, accompagnato da Amazon Music che diventa sponsor di numerosi eventi e si fa strada al fianco del suo cugino Spotify.

Tidal è il futuro?

Di Tidal non si sente molto parlare in Europa, è attualmente più diffuso negli Stati Uniti e potrebbe essere il prossimo valido rivale del colosso svedese. Nato nel 2014, al contrario di Spotify, ha la priorità di offrire all’utente una qualità audio elevatissima. Oltre a questo aspetto, che chiaramente non è da sottovalutare, bisogna anche dire che Tidal ha un catalogo di circa 60 milioni di tracce, quasi 10 milioni in più di Spotify. Questo numero si alza anche grazie alle esclusive che alcuni artisti danno al servizio streaming dei loro brani, questi vengono caricati in streaming solo su quella piattaforma.

Un altro punto a favore? Il pagamento degli artisti. Tidal paga, per stream, gli artisti circa tre volte di più rispetto a quanto faccia Spotify e offre agli utenti dei contenuti esclusivi in relazione agli artisti che ascoltano maggiormente.

Spotify ha ormai il suo nome ben saldo al primo posto nei servizi streaming e ogni anno implementa l’offerta (ultimamente sono stati aggiunti i testi per esempio) ma secondo noi Tidal potrebbe essere un degno rivale e, dato che è una piattaforma ancora giovane, gli concediamo ancora un po’ di tempo.

Ultima curiosità… La canzone più streammata di sempre su Spotify? Shape Of You di Ed Sheeran.

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